20 ottobre 2020

Cronaca

Coronavirus, fuga dei neopresidi dalle scuole del Nord: "Non vogliono rischiare un altro lockdown da soli"

Il problema sollevato da Antonello Giannelli, presidente dell’Associazione Nazionale Presidi

| Roberto Silvestrin |

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antonello giannelli

La scuola post Covid rischia di partire tra mille difficoltà. L’ultimo fenomeno emerso oggi è la fuga dei neodirigenti scolastici dal Nord, per paura di un nuovo lockdown. La questione l’ha resa nota Antonello Giannelli, che è presidente dell’Associazione Nazionale Presidi, e non è un attacco esterno rivolto alla categoria.

 

Motivo per il quale ci si può fidare della consistenza del problema posto dal numero uno dell’associazione. “Molti dirigenti neo assunti stanno rinunciando all'incarico al Nord perché troppo lontani da casa, non riuscendo ad ottenere l'avvicinamento - ha dichiarato -. Dopo un primo anno attraversato dai problemi di organizzazione per il Covid e il lockdown ora non vogliono rischiare un altro lockdown da soli, lontani dalla famiglia".  E come ha spiegato sempre Giannelli, ne consegue un problema di perdita di risorse.

 

"Si tratta soprattutto - ha aggiunto Giannelli - di quei docenti del Sud che hanno vinto il concorso e sono stati messi in ruolo a settembre 2019, magari al Nord lontano dalla propria residenza: ma dopo un anno vissuto tra la questione Covid e il lockdown, per loro l'aumento di stipendio non vale il rischio del disagio”. 

 

"I neodirigenti tornano al Sud perché sono lontani da casa, li hanno assunti in maniera selvaggia. Non c'è una mobilità in grado di farli tornare a casa, non c'è possibilità di trasferimento. Prima il concorso per dirigente scolastico era a livello regionale e quindi capitava al massimo di essere trasferiti tra una provincia e l'altra. Con l'ultimo concorso, che è nazionale, quelle regole non vanno più bene. Abbiamo chiesto infatti di ridiscuterle", ha commentato il segretario di Uil Scuola, Pino Turi.

 

Ma c'è anche la questione della scarsità di aule, perché la necessità del distanziamento in classe ha reso necessaria una grande quantità di spazi in cui far lezione.

 

Giannelli ha anche fornito i numeri: “Servono decine di migliaia di locali in tutta Italia e calcolando che, secondo quanto riferito dal ministro, gli studenti che faranno lezione fuori dalle aule sono il 15%, circa 1 milione e 200mila, resteranno fuori 40mila classi. L'idea di collocare i ragazzi anche in locali nell'ambito dei beni confiscati alla mafia è bella, ma qui servono davvero tante strutture".

 


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