31 ottobre 2020

Conegliano

Coronavirus, è scontro tra il dg e il medico sulla cura precoce: "Quella è vietata"

Benazzi risponde a Szumski via Facebook

| Roberto Silvestrin |

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Coronavirus, è scontro tra il dg e il medico sulla cura precoce:

SANTA LUCIA DI PIAVE - Il dibattito sul Covid-19 – anche tra rappresentanti del mondo della sanità – si fa su Facebook. E’ il caso del botta e risposta tra il sindaco-medico di Santa Lucia di Piave, Riccardo Szumski, e il direttore generale dell’Ulss 2, Francesco Benazzi, che ha risposto ad un post pubblicato sulla pagina istituzionale del primo.

 

Szumski è stato, come sempre, molto diretto, e ha fornito i dati del suo comune: due decessi di anziani imputabili al Covid-19 e 20 contagiati, “perlopiù asintomatici e tutti guariti”. “Stimo inoltre altri 60/70 sintomatici curati dai medici in assenza di tampone che non sarebbe stato eseguito tempestivamente”, aggiunge il medico.

 

E poi c’è il punto forse più decisivo del dibattito, quello sulle cure precoci, che secondo Szumski “sono risultate efficacissime, alla faccia della dottrina Crisanti/Zaia, tamponi mirati o a tappeto”. “Debbo lamentarmi molto che a livello superiore non si sia spesa una parola per le cure precoci (idrossiclorochina, azitrocina e cortisone soprattutto) che esperienze mondiali, indipendenti da business ed organizzazioni ipercorrotte, stanno documentando”, scrive il primo cittadino. Szumski ha anche voluto ridimensionare la portata della fase clinica della malattia “che è, nel suo nocciolo, più banale di quanto si sia sentito in giro”.

 

E poi ci sono i decessi: a Santa Lucia di Piave, nei primi sei mesi dell’anno, sono stati in tutto 45, contro i 46 del 2018 e i 41 del 2019 nello stesso arco di tempo. Anni in cui del Coronavirus non c’è stata traccia. “Senza voler banalizzare tutta la vicenda mi sembrano abbastanza dissonanti rispetto alle cifre diffuse in questi mesi”, commenta il sindaco.

 

Così Benazzi ha usato il (poco istituzionale) canale di Facebook per replicare alle critiche del “mariga”, in primis difendendo il modello utilizzato per fare i tamponi nella nostra regione. “I risultati del Veneto sono noti a tutti e la Provincia di Treviso ha rappresentato il perfetto esempio del successo del modello veneto”, scrive il direttore generale. Benazzi ha anche pigiato sul freno, per quanto riguarda le cure precoci tirate in ballo da Szumski: “Dopo un iniziale entusiasmo la comunità scientifica ha scoperto i limiti di questo approccio terapeutico al Covid-19. E’ stata purtroppo dimostrata la pericolosità dell’associazione azitromicina-idrossiclorochina che può indurre gravi alterazioni del ritmo cardiaco e che può quindi essere utilizzata solo se si associa un attento monitoraggio cardiologico intraospedaliero. E’ stata inoltre evidenziata la manifesta inutilità di tale associazione nel controllo dell’infezione, dato riportato da esperienze che hanno coinvolto migliaia e migliaia di pazienti e che speriamo il dr. Szumski abbia letto”.

 

“La conseguenza – scrive Benazzi nel lungo commento - è stata quella che Aifa (l’Agenzia Italiana del Farmaco) ha vietato l’utilizzo di tale associazione nei pazienti non ospedalizzati. Se il dr. Szumski ha utilizzato (e utilizza) questa associazione nei suoi pazienti domiciliari è sperabile che non avvengano complicanze cardiologiche, perché ha prescritto un’associazione che è in aperto conflitto con le norme dettate dall’Agenzia Italiana del Farmaco”. Secondo il direttore generale sono stati il lockdown, il distanziamento, le mascherine, l’isolamento, la quarantena, il lavaggio delle mani e lo studio dei contatti a fare terra bruciata intorno al virus.

 

“L'epidemiologia del Covid 19 è notoriamente a macchia di leopardo – sostiene -. Sarebbe auspicabile che interventi terapeutici attuati da bravi medici come lui (Szusmki, ndr) fossero in grado di preservare una determinata area o una popolazione dall’infezione da Sarc CoV, ma non è così”. Ma proprio contro la decisione dell’Aifa stanno facendo ricorso Szumski e altri medici.

 


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Roberto Silvestrin

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