23 settembre 2021

Il pisello col budello d'agnello

Categoria: Altro - Tags: amore, preservativi, bio

immagine dell'autore

Emanuela Da Ros | commenti |

Avvertenze per i miei quattro lettori (tra cui Michela!).

Il titolo di questo post è fuorviante. In questo post io non parlerò affatto di piselli (intesi come organi sessuali maschili) e di viscere ovine. O meglio: ne parlerò ma di sfuggita (probabilmente...visto che non so ancora che scriverò).

In realtà, ho dato un titolo provocante/provoca(ora)torio al post per il solito motivo: quando si parla di sesso e dintorni si è più letti. E io voglio essere letto, cioè - ops - letta.

Allora, iniziamo. Pare che il bio (biologico, biodinamico...insomma il prefissoide legato alla vita, alla salute, alla naturalezza/naturalità) piaccia anche in camera da letto. Tant'è che (ma dove le pesco 'ste news?) ora persino le manette sadomaso e i frustini anziché essere fatti di cuoio sono realizzati con pneumatici riciclati. I profilattici bio, poi, prodotti con emissioni zero, sono fatti di budello di agnello (come quelli che usavano - mi pare di ricordare - gli antichi romani).

Insomma il bio entra pure nelle alcove. La cosa v'intriga? a me uhm. Quello che invece oggi mi ha intrigato e commosso ed emozionato è stata la storia di Giovanni e di Luigina (classe 1915 lui, classe 1923 lei).

Tutti e due (ancora) bellissimi, Giovanni e Luigina mi hanno aperto le porte della loro casa (carta da parati coi gigli, alle pareti; divano e poltrone rosso bordeaux, cuscini a uncinetto sulle seggiole, luci ovattate, rose fresche nei vasi di cristallo) per raccontarmi (anche) della loro storia d'amore che dura dal 1938. All'epoca lui, Giovanni, aveva 23 anni e lei, Luigina, 15. Lui era povero in canna. Lei era ricca. Lui era (parole e musica di Luigina) "timido e gentile"; lei era (parole di Giovanni) "graziosa e già tutta ben fatta nonostante la giovane età".

Giovanni ama Luigina, nel '38. Ma non ha il coraggio di farsi avanti. Luigina ama Giovanni, ma non può (altri tempi) diglielo. I mesi passano. Giovanni scrive un biglietto a Luigina (se lo ricorda tuttora: sillaba per sillaba) in cui, dopo essersi scusato per l'arroganza, la invita a un incontro (casto, ovviamente) sulla piazza del paese. Il biglietto lo fa recapitare tramite una vicina-di-Luigina in un mattino di primavera. Ma, trepidante, aspetta l'imbrunire per recarsi dalla messaggera-d'amore a chiedere se Luigina abbia avuto o meno una reazione accettabile di fronte a quell'invito che gli è costato tanto coraggio...

La storia di Giovanni e Luigina (si sono sposati nel 1948, cioè 10 anni dopo quel famoso biglietto) è simile alle rose fresche che profumano oggi il loro salotto. Non è appassita con gli anni. Lui, per raccontare, si siede intorno al tavolo. Lei, sta accanto a lui e gli porge la mano. Lei lo pettina, gli passa gli occhiali perché veda meglio, gli sposta la luce perché non gli dia fastidio. Lui la guarda. La guarda davvero.

Perché ci hanno messo 10 anni a sposarsi?

Perché, nel '39, è scoppiata una guerra. Perché lui è stato "richiamato" al fronte. Perché lui è stato deportato in un campo di concentramento in Polonia. Perché lui ci ha messo sei mesi a tornare a casa a piedi, alla fne della guerra. Perché quand'è tornato, nel paese (è un paese ai confini tra la provincia di Treviso e di Pordenone) non c'era lavoro e lui ,che non poteva comperarsi un paio di scarpe figuriamoci metter su famiglia, ha dovuto emigrare.

Valeva la pena di aspettare? Giovanni e Luigina dicono di sì. E dicono di voler vivere ancora a lungo perché non sono stati insieme abbastanza per godere l'uno dell'altra.

Visto?che vi avevo detto? questa storia non c'entra una mazza coi profilattici di budello d'agnello. Ma, onestamente, vi avevo avvertito.

 

 

 



Commenta questo articolo


vedi tutti i blog

Grazie per averci inviato la tua notizia

×