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04 dicembre 2022

Nord-Est

Il Consiglio Veneto approva la sepoltura per tutti i feti, è polemica

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VENEZIA - E' polemica sul via libera all'emendamento approvato dal consiglio regionale del Veneto che obbliga le Ulss a informare le famiglie sulla possibilità di procedere alla tumulazione o cremazione dei feti abortiti, attualmente prevista solo dalle 28 settimane di gestazione in su, o dalle 20 in caso di richiesta dei genitori, mentre d'ora in poi sarà garantita a tutti, anche sotto questa soglia.

 

Il provvedimento, proposto da Forza Italia e votato con il sostegno dei dem, oltre che dalla Lega e dai consiglieri della Lista Zaia, prevede che nel caso in cui i genitori non fossero interessati sarà l'azienda sanitaria a farsene carico.

 

A scagliarsi contro la sepoltura per tutti i feti è la Cgil nazionale e quella veneta che considerano "grave, oltre che sbagliata" la procedura "di inumazione, tumulazione o cremazione, in una specifica area cimiteriale dedicata, anche per i 'prodotti abortivi o del concepimento'" inferiori alle 28 settimane, a prescindere dalla volontà delle donne che hanno scelto o subito un'interruzione di gravidanza. In sede di votazione, il capogruppo di Fi Massimiliano Barison aveva spiegato che grazie a questo emendamento "ci sarà l'obbligo d'informazione, circa la possibilità di procedere al seppellimento anche del bambino che ha poche settimane".

 

"Nel caso in cui invece i genitori del bambino in piena coscienza non siano interessati alla sepoltura - ha sottolineato dopo l'approvazione -, sarà l'ulss a farsi carico del seppellimento, inumazione, tumulazione presso apposite aree cimiteriali già esistenti. Già oggi viene fatto per i bambini scomparsi tra le venti e le ventotto settimane, con questo emendamento sarà previsto per tutti dalle 28 settimane in giù, non escludendo nessuno ed evitando, come accade oggi, che i bambini sotto le 20 settimane di vita vengano gettati come rifiuti speciali".

 

L'assessore Elena Donazzan ha ricordaro che su questo tema "hanno già deliberato Regioni importanti come Lombardia, Marche e Campania". Per il sindacato, invece, "questa norma interviene in un ambito delicatissimo senza tenere in alcuna considerazione la sensibilità e la volontà delle donne coinvolte. Questo vale sia per coloro che scelgono di accedere alla interruzione volontaria di gravidanza, che per le donne che subiscono aborti spontanei".

 

Secondo la Cgil, chi vive esperienze così drammatiche "ha il diritto di scegliere senza costrizioni esterne, come prevede la legge 194. Costrizioni se non abusi, che hanno l'unico effetto di peggiorare drammaticamente situazioni già molto difficili da superare". "Sorprende davvero che una Regione che vede ritardi e negligenze nell'applicazione della legge 194, come più volte la Cgil ha denunciato, purtroppo inascoltata, assuma questo tipo di provvedimenti - conclude il sindacato - invece di prendersi cura della salute e della libertà delle donne, oltre che dell'applicazione delle leggi dello Stato italiano".

 



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