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07 dicembre 2022

Treviso

Consegnati i diplomi ai detenuti del carcere di Santa Bona

Con 120 frequentanti su 180 detenuti, la scuola della casa circondariale di Santa Bona è una delle più frequentate d’Italia

| Isabella Loschi |

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carcere Santa Bona

TREVISO - La Casa circondariale di Treviso è la realtà veneta con il numero più alto di detenuti, escluso il Due Palazzi di Padova, che hanno deciso di intraprendete un’attività scolastica. Su180 ospiti della struttura, ben 120 sono impegnati in attività scolastiche, seguiti da 8 insegnanti, dentro il carcere di Santa Bona. E ieri si è svolta la cerimonia di chiusura dell’anno scolastico, nel corso della quale sono stati consegnati i diplomi e attestati e sono stati presentati i lavori prodotti dai detenuti durante le attività didattiche promosse dal Cpia (Centri Provinciali per l’Istruzione degli Adulti) “Alberto Manzi”.

All’interno del carcere c’è chi segue percorsi di 1° livello finalizzati all’acquisizione delle competenze in uscita dalla scuola primaria; percorsi di scolarizzazione per l’assolvimento dell’obbligo scolastico; corsi di italiano, di lingua straniera, per lo sviluppo di competenze digitali, di scrittura creativa. A queste, si è aggiunto quest’anno- grazie alla collaborazione tra Cpia, Fondazione Benetton e Teatro del Pane, anche il progetto “Le forme del teatro”, articolato in quattro spettacoli e due laboratori di formazione per i detenuti e per gli insegnanti del Cpia. L’entusiasmo manifestato dai partecipanti alle attività teatrali spinge a voler proseguire nella strada intrapresa.

“E’ stato solo un inizio- sottolinea Orazio Colosio dirigente del Cpia Manzi- si cercherà di fare in modo che il progetto possa trovare continuità per dare l’occasione, a chi vive lo stato di reclusione, di accedere alla dimensione di libertà mentale e creativa, che permette il libero flusso di emozioni e sentimenti rimossi e repressi e contrasta la sensazione di irriducibile isolamento, promuovendo la cooperazione, la solidarietà e anche lo scambio con il mondo esterno”.

 


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Isabella Loschi

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