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29 febbraio 2024

Conegliano

Conegliano, il fascino magnetico di Claudia: “Quando prendo il microfono…”

Claudia Maronese, in arte Clodette, ha inventato la figura della dj/singer

| Roberto Silvestrin |

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| Roberto Silvestrin |

clodette claudia maronese

CONEGLIANO - Segni particolari: una vaga somiglianza con Margot Robbie e un’età indefinibile. Claudia Maronese, in arte Clodette, è un’artista a 360 gradi. Nella vita ha suonato, cantato e prodotto un po’ di tutto: ha fatto parte di un coro gospel, è stata la cantante di gruppi dub e reggae, ha studiato chitarra e pianoforte, ha prodotto dischi. Qualche anno fa ha deciso di dedicarsi al suo personalissimo progetto elettronico e ha inventato la figura della “dj/singer”. “In un mondo in cui bisogna continuamente reinventarsi è necessario trovare soluzioni originali – sostiene Claudia -. Il mio strumento principale è la voce: ho studiato diversi strumenti, ma mi sento più che altro una cantante. Ora mi sono lanciata nella sfida del digitale”. Basta un piccolo giro di filtro e Clodette inizia a cantare sopra basi elettroniche. Molte volte si tratta di puro freestyle, di parole e tonalità improvvisate. Ha iniziato a proporre le sue performance in diversi locali del Coneglianese, e la gente sembra apprezzare il suo stile.

Chi è Clodette?

È una dj/cantante e una producer. Ho fatto tanti corsi di musica, è sempre stata la mia passione. Il filo conduttore della mia esperienza musicale è stato il basso.

 

E Claudia?

Abito a Conegliano e ho sempre lavorato nell’ambito del sociale, con persone disabili. Sono sempre stata affascinata dalla mente umana, e ho la fortuna di lavorare a stretto contatto con degli psichiatri.

 

Parlaci un po’ delle tue performances…

Cerco di coniugare la voce con la musica da ballo. Metto la mia voce “dentro” i set e le mie produzioni.

 

Alla gente piace?

Va fuori di testa quando prendo il microfono in mano. In quei momenti devi creare un rapporto con il pubblico e utilizzare tutte le armi che hai. Alla fine le mie sono vere e proprie esibizioni…

 

Che musica suoni?

Soprattutto tech-house. Mi preparo tanto prima dei set e cerco di variare la scelta musicale. Un disco lo metto al massimo tre volte. In realtà ho un background hard-tech, ma con il tempo i bpm sono diminuiti (ride, ndr). Mi piace anche la subcultura legata ai rave.

 

Quando hai iniziato a cantare?

Non me lo ricordo. Probabilmente con la mia prima band, a 16 anni.

 

Cosa può fare la musica?

Trasmettere messaggi positivi. Anche per questo ho la musica black nel cuore: negli anni ’70 quei musicisti hanno scelto di combattere le battaglie per i diritti civili con le loro canzoni. E poi la voce è un’arma potentissima: con i ragazzi disabili lavoro su ritmo e vocalità, perché la musica rappresenta un forma di comunicazione diversa da quella verbale.

 

 


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Roberto Silvestrin

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