25 febbraio 2021

Conegliano

Conegliano, il coraggio di Giacinto: "Ho tenuto aperto il bar, devo pagare le bollette"

Il bar "Luci Coffee" ha aderito all'iniziativa #ioapro

| Roberto Silvestrin |

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giacinto scalese conegliano

CONEGLIANO - Giacinto Scalese è il simbolo di una categoria in ginocchio. Oggi, nonostante i divieti imposti in Veneto dalla “zona arancione”, ha consentito ai clienti del suo bar di consumare al tavolo. “Luci Coffee”, infatti, è uno dei locali che ha aderito all’iniziativa nazionale “#ioapro”: in tutta Italia i ristoratori hanno deciso di tenere aperti i propri locali nonostante le norme anti-Covid.

 

“Ho avvisato i miei clienti. Ci si può sedere al tavolo, ma a proprio rischio e pericolo – racconta -. Io ho tenuto aperto il locale, ma la gente ha comunque preferito l’asporto”. Questa forma di disobbedienza civile, però, comporta dei rischi.

 

Perché i ristoratori hanno aderito ad un’iniziativa che potrebbe comportare sanzioni da migliaia di euro o la chiusura del locale per alcuni giorni? “Sono al limite, devo pagare le bollette e gli affitti”, ammette Giacinto, che gestisce il bar di via Manin dall’ottobre del 2019.

 

 

Dopo cinque mesi di gestione ha dovuto affrontare il lockdown e la crisi del settore della ristorazione innescata dal Covid-19. I ristoratori sono comprensibilmente esasperati: dopo anni di sacrifici, investimenti e duro lavoro vengono letteralmente bersagliati con chiusure e limitazioni.

 

Per molti di loro il bar o il ristorante rappresenta l’unica fonte di sostentamento. Si sentono lasciati soli dal Governo e dalle istituzioni, e così hanno optato per questa protesta.

 

Ho 50 anni, se chiudo il bar non so cosa fare – confida Giacinto -. Ho tenuto aperto per necessità”. E intanto i centri commerciali rimangono aperti. “Ormai vendere un caffè è diventato un reato – commenta l’uomo -. Capisco il virus, capisco la pandemia, ma il mio locale è grande e possiamo rispettare le distanze. Non vedo il problema”.

 


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Roberto Silvestrin

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