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09 agosto 2022

Treviso

Concluso l'anno scolastico, ma quello nuovo non inizierà nel migliore dei modi

Lo sciopero del 30 maggio ha registrato anche nella Marca una buona adesione. Ora si pensa di sospendere i viaggi di istruzione e di non assumere incarichi di istituto. Parlano due Rsu

| Roberto Grigoletto |

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| Roberto Grigoletto |

Sciopero degli insegnanti

TREVISO - Un decreto del Governo incombe sulla scuola, rischiando a fine mese di trasformarsi in legge, riporta le lancette dell’orologio all’epoca Gelmini e alla epoca più recente della (oltre il danno la beffa) “buona” scuola di Renzi. Una buona percentuale di personale, docente e Ata, si è astenuto dal lavoro il 30 maggio scorso, anche nella Marca.

Patrizio Bianchi, il ministro della istruzione, non ha dato però segni di ravvedimento. E così, appena concluso questo anno scolastico, già si guarda all’inizio del prossimo all’insegna della turbolenza tendente a tempesta, con raffiche di proteste di vario genere: rifiuto incarichi di coordinamento di classe e di funzione strumentale, blocco viaggi di istruzione, astensione dal voto nei Collegi docenti. E forse altri scioperi.

Cosa sta succedendo nella scuola italiana ce lo siamo fatti spiegare da due Rsu, docenti che vivono nella trincea delle aule (pollaio) e degli istituti: Deborah Lucchetta (Cgil) e Marta Giusto (Snals) del Liceo-ginnasio “A. Canova” del capoluogo.

Innanzi tutto: soddisfatte dello sciopero del 30 maggio?

La partecipazione è stata del 20%, un lavoratore della scuola su cinque ha aderito allo sciopero: significa una protesta forte, anche se prima dello sciopero le sigle sindacali auspicavano una adesione almeno del 68% come nel 2015 per bloccare la firma del contratto e spostare la trattativa a settembre.

Vogliamo ricordare le ragioni della protesta?

Insegnanti e Ata hanno protestato contro il DL 36/22 che invade i campi della contrattazione, in materia di reclutamento e formazione: capitoli che dovrebbero, essere, appunto regolati tra le parti.

Cosa non va di questo decreto?

Quella disegnata dal decreto è una formazione per nulla condivisa con i sindacati e calata dall’alto, finanziata grazie a un cospicuo taglio di personale (10 mila unità), mentre le nuove modalità di reclutamento - oltre a dare un nuovo impulso al mercato dei crediti - non lasciano nessuna possibilità di stabilizzazione per i precari, quelli che da anni hanno permesso alle scuole di andare avanti.

Anche il rinnovo del contratto viaggia ancora in alto mare…

È scaduto da più di tre anni: le cifre stanziate sono assolutamente insufficienti per poter dare una risposta dignitosa equiparandoci al resto degli stipendi degli statali di pari qualifica e ai titoli di studio dei colleghi europei.

Ai lavoratori della scuola viene chiesto qualcosa di diverso oggi?

Viene chiesta flessibilità oraria, organizzativa… ma quando la mobilità è un’esigenza del docente vengono aggiunti ogni anno sempre più vincoli agli spostamenti. L’eccessivo carico burocratico è ormai una parte preponderante del nostro lavoro che supera, spesso, il tempo e l’impegno da dedicare alla didattica.

Vi attendevate qualcosa di diverso dal Governo Draghi di unità nazionale?

Due anni di pandemia pensavamo bastassero per mettere in luce l’importanza che la scuola riveste nella formazione e per la crescita degli studenti; Draghi asseriva che era giunto il momento di ridare dignità all’istruzione. Se però mancano i finanziamenti siamo nuovamente alle chiacchiere.

Intanto gli effetti del calo demografico cominciamo a lambire le prime classi…

È proprio con la scusa del calo demografico è in arrivo una nuova riforma che non elimina il vincolo dei famigerati 27 alunni per classe e non interviene sul contenimento della dimensione delle Istituzioni scolastiche entro i 900 alunni per scuola. Il numero, inoltre, incide sulla scelta dell’indirizzo da parte di studenti e famiglie che si trovano reindirizzati nel caso fossero in esubero.

Che scuola sta diventando quella italiana?

Un “diplomificio”, ecco quello che sta diventando: la severità non è più un pregio, ma un difetto; i contenuti non sono più importanti ma contano solo le competenze. E gli strumenti tecnologici solo il mantra di tutte le didattiche innovative.

Perché si diffida così tanto dell’aggiornamento dei docenti?

L’innovazione didattica è la soluzione al problema di docenti ritenuti impreparati. Il problema vero però è un altro: il numero degli studenti, peraltro con problematiche di carattere psicologico, cognitivo e comportamentale sempre più importanti.

Nelle prossime settimane e mesi come pensate di tenere aperto il dibattito, in vista dell'apertura del nuovo anno scolastico a settembre?

Possibili ulteriori azioni di protesta che stiamo valutando vanno dal rifiuto di tutti gli incarichi aggiuntivi, alla astensione dal voto sulle delibere del Collegio docenti, che peraltro non siamo obbligati a votare, alla sospensione dei viaggi di istruzione che tra l’altro da molti anni il Ministero non riconosce più come lavoro al di fuori delle aule scolastiche.

 


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Roberto Grigoletto

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