28 novembre 2020

Lavoro

Commercialisti sul piede di guerra per le scadenze fiscali del 20 luglio: “Senza proroga sarà sciopero”

IRPEF, IRES, IRAP, Cedolare Secca, IVA, IVIE e imposta di bollo su fatture elettroniche

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Fisco

IMPOSTE - Lunedì 20 luglio, per i contribuenti titolari di partiva IVA, quindi imprese, professionisti e lavoratori autonomi, scade il termine per il pagamento dei saldi 2019 ed eventuali acconti 2020 delle seguenti imposte: IRPEF, IRES, IRAP, Cedolare Secca, IVA, IVIE e imposta di bollo su fatture elettroniche. C’è una forte pressione da parte dei commercialisti, con minaccia di sciopero, per la proroga dei versamenti senza sanzioni al 30 settembre.

I motivi addotti alla richiesta sono due. Il primo si basa su un maggiore tempo richiesto dai professionisti per la compilazione delle dichiarazioni, che devono completare entro lunedì, per poter calcolare gli importi delle imposte da versare. I professionisti sono stati chiamati, durante e subito dopo il lockdown, ad una serie di adempimenti non previsti, relativi alla compilazione e presentazione di documenti per l’ottenimento di contribuiti a fondo perduto e finanziamenti alle imprese causa Covid-19. Situazioni diverse in base al tipo di cliente, al settore e alla dimensione, che hanno costretto i professionisti a questo surplus di lavoro trovandosi tra l’incudine dei clienti e il martello degli istituti di credito e gli enti.

L’altro motivo addotto alla richiesta di proroga è quello relativo alla scarsa liquidità dei clienti quale conseguenza della crisi causata dal Covid-19. Per il primo motivo sono pienamente d’accordo e spero che ci sia la proroga. I 20 giorni di spostamento già concessi, ricordo che i versamenti del 20 luglio sono quelli che dovevano essere fatti il 30 giugno, sono pochi perché, l’espletamento delle pratiche impreviste ha richiesto molto tempo causando un accumulo dei lavori ordinari. Nella stessa situazione ci sono quei consulenti del lavoro che si occupano anche della parte contabile e fiscale, che hanno avuto ed hanno tutt’ora un super lavoro con le varie domande di cassa integrazione per conto dei loro clienti.

Bisogna tenere presente che, per eseguire una attività non prevista non c’è solo il tempo per la redazione, l’esecuzione dei calcoli, il controllo, l’esposizione al cliente e la presentazione, ma anche quello, forse il più importante, che riguarda la lettura e la comprensione delle norme, che spesso per non dire sempre, sono farraginose hanno richiami a norme precedenti e per la loro applicazione bisogna attendere decreti e/o circolari esplicative dei vari enti. Per la parte relativa alla liquidita dei clienti non la vedo così impattante ed è per questo che non comprendo la rigidità del MEF.

Se pensiamo ad un contribuente, sia esso impresa o lavoratore autonomo, ci troviamo di fronte ad una di queste 3 condizioni: 1) ci sono le risorse finanziare perché è stata fatta una gestione oculata o non si sono sentiti più di tanto gli effetti crisi del Covid-19; 2) non ci sono ora le risorse finanziarie ma ci saranno entro il 30 settembre perché sono in previsione degli incassi; 3) non ci sono le risorse finanziarie oggi e non ci saranno nemmeno al 30 settembre.

Per i contribuenti nella prima condizione cambia poco pagare il 20 luglio o il 30 settembre perché il denaro lasciato nel conto corrente non rende nulla e si chiude una incombenza. I contribuenti nella seconda condizione possono chiedere un finanziamento alla banca o utilizzare l’opportunità, concessa con la prima proroga, di pagare il 20 agosto con una maggiorazione dello 0,4%. Se il contribuente non ha segnalazioni o rating bassissimi può trovare il finanziamento presso un istituto di credito ad un tasso inferiore alla sanzione. I contribuenti nella terza condizione non pagheranno né il 20 luglio né il 30 settembre.

Si finanziano con le imposte e aspetteranno l’avviso bonario dell’agenzia per il mancato versamento e proporranno un piano di rientro, spesso senza sapere se riusciranno ad onorarlo. Ricordo a tale proposito che la massa creditoria di Erario e Inps, per fallimenti e incagli è stimata in circa 160 miliardi di euro e la soddisfazione media per l’erario è valutata in circa l’1,7%, il che significa che dei 160 miliardi ne saranno recuperati circa 2,7. Questo è stato uno dei motivi che ha spinto alla riforma della legge fallimentare con emanazione del nuovo codice della crisi di impresa.

Tutta questa faccenda fa emergere l’esigenza di una seria riforma fiscale il cui obiettivo dovrebbe essere quello di semplificare l’aspetto burocratico, riordinare imposte, aliquote, detrazioni e agevolazioni, ed instaurare un rapporto paritetico tra contribuente e fisco. Solo in questo modo si può pensare ad un serio inasprimento delle misure amministrative e penali contro gli evasori.

Chiudo con un esempio che riguarda il sottoscritto. Lunedì 20 verserò le imposte che devo per il saldo 2019 e l’acconto 2020, sono però creditore di imposte relative agli dal anni dal 2006 al 2009, con sentenza definitiva della Corte di Cassazione del 29.06.2019, depositata il 02.04.2020 per un importo molto vicino a quello che dovrò versare il 20 luglio. Non vi pare una follia? La durata del procedimento fa emergere anche l’esigenza per il paese, di una seria riforma della giustizia. Il problema però è sempre lo stesso, se ne parla molto ma si fa poco o nulla.

di Claudio Bottos

consulente del lavoro e direzione strategica aziendale

 



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