10 maggio 2021

Treviso

Come prima, più di prima: nulla è cambiato nella scuola che si vuol far ripartire

E' diffuso lo scetticismo. Morgante (Uil): "Non si può procedere senza un piano". Benvegnù (Cisl): "Stessa organizzazione, immutati gli spazi".

| Roberto Grigoletto |

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Come prima, più di prima: nulla è cambiato nella scuola che si vuol far ripartire

TREVISO - Non al filo dei soli trasporti è appesa l’ultima possibilità per la scuola di iniziare a pieno regime e al gran completo l’anno scolastico corrente. Altri sono – e ostici da sciogliere – i nodi che i dirigenti scolastici per primi hanno tra le mani. La decisione del Governo di riportare tutti in classe il 26 aprile è stata una sorpresa nel vero senso della parola. Fondamentalmente perché, giunti a questo punto, ormai non ci credeva realmente più nessuno.

Regioni, Comuni, Uffici scolastici si sono buttati a capofitto, insieme alle società di trasporto, per il rientro al cento per cento. Qualcuno, dopo un primo giro di ricognizione, sembra essersi già arreso, Zaia tra questi. Ma anche ammesso che una strada percorribile si possa trovare (e non è in realtà così impraticabile, come ha spiegato a OggiTreviso il presidente della Mom, Colladon), i problemi sono – come si diceva – ben altri.

Distanziamento sociale impossibile” – è stato il monito del presidente dell’associazione nazionale Presidi, Giannelli. E del resto quelle erano le aule e tali sono rimaste nella stragrande maggioranza delle scuole italiane: poco capienti e insufficienti. Alla fin fine non è banale la domanda: cosa è cambiato da settembre, a Natale, a oggi? Niente. Ottime diagnosi, indovinate. Terapia però non erogata. “Siamo stati sempre per una scuola in presenza, ma in sicurezza” – premette Giuseppe Morgante, segretario regionale e provinciale della Uil scuola. “Ci vogliamo chiedere quali interventi sono stati messi in campo? Cosa è cambiato rispetto a prima? Niente, per cui la preoccupazione non è infondata. Non si può procedere senza un piano, un programma. Pensiamo al tracciamento che non è stato mai realizzato. I tamponi salivari ci sono, non ci sono? Che cosa possiamo rispondere? Non è possibile valutare l’apertura o la chiusura delle scuole su dati generali. Il 26 è alle porte, servono azioni urgenti. Per l’Esame di Stato si può mantenere il protocollo già utilizzato lo scorso anno, che ha funzionato bene. Bisogna guardare a settembre. C’è una preoccupazione fortissima da parte delle famiglie ma anche nel personale. Non ci sono dati sulla scuola, li abbiamo chiesti molte volte ma, ad oggi, non c’è un quadro esatto dell’incidenza del virus sul personale della scuola”.

Bene o male le stesse considerazioni che si stanno facendo in queste ore al quartier generale della Cisl scuola di Treviso e Belluno. La nuova segretaria Lorella Benvegnù è stata eletta in piena pandemia e può ben dire che nulla è cambiato, che tutto è come prima: “Stessa organizzazione all’interno delle scuole; immutati gli spazi; distribuzione non garantita dei dispositivi di protezione individuale adeguati al nuovo livello di rischio”. Per non parlare del tracciamento preventivo che il ministero ha già detto di non essere in grado di assicurare. “Intanto le scuole dovranno riadattare per l’ennesima volta l’organizzazione del lavoro”. L’auspicio – chiude Benvegnù – è che si concluda la campagna di vaccinazione “confidando che il secondo richiamo non venga somministrato nel periodo dell’Esame di Stato”.

 


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Roberto Grigoletto

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