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14 agosto 2022

Treviso

Come confezionare un uovo in casa e poi sentirsi una talpa

Disavventure prepasquali da aspiranti influencer

| Emanuela Da Ros |

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| Emanuela Da Ros |

Uova di Pasqua Chiara Ferragni

Disavventure prepasquali da aspiranti influencer. Della serie: Com’è che ho toppato anche stavolta anche se ce l’avevo messa tutta (la cioccolata)?

Pure l’uovo. Chiara Ferragni ha fatto pure l’uovo di Pasqua. Con tanto di logo ferragnesco. Costei mi batte sempre sul tempo.

Pure io, influencer del mio condominio, avevo intenzione di personalizzare le uova quest’anno. Avevo già comprato tutto il materiale: dei blocchetti di cioccolato fondente, del domopack, un po’ di copie del Quindicinale (le copertine le avrei utilizzate al posto di quella carta stagnola invadente che alla fine non sai mai in che bidone smaltire), e - ideona! - uno stampo per uova in silicone acquistato - all’ammortazzabile cifra di otto euro - nel centro commerciale Amazon.

Ah! quest’anno avrei creato delle influencerissime uova personalizzate da regalare - previa offerta libera - ai condomini, che sono i miei followers privilegiati visto che mi lasciano commenti - leggi: bigliettini scotchettati - sulla porta d’ingresso con sopra scritto “Non alzare il volume della musica dopo mezzanotte”, “Non lasciare i sacchetti di scoazze nell’atrio per un mese”, “Raccogli la pupù di Eriberto (il cane) quando la fa in ascensore”, eccetera.
Cose così.

Poiché i miei condomini mi followerano spesso, avrei voluto ricambiare con un dono-simbolo della Pasqua, che è festa di rinascita, di riconciliazione, di cambio del guardaroba (mai capito perché non fanno i saldi a Pasqua). Mi sono messa al lavoro. Con tanto di tutorial “Come confezionare in casa delle magnifiche uova di cioccolato senza farsi prendere dal manico (o forse era panico, ma è uguale)”. Ho messo sul fuoco una casseruola con poca acqua in cui sciogliere le tavolette di cioccolata. A proposito: era buonissima. Lo conferma anche il mio divano, perché mentre metà della cioccolata si scioglieva a bagnomariagrazia, l’altra metà mi faceva compagnia mentre guardavo la seconda puntata della quarta serie di Mrs Maisel.

Devo usare l’imperfetto “era” perché a un certo punto - non so perché quelle puntate durino così tanto, o forse ne avevo guardare due di seguito - ho sentito puzzetta di bruciato. Ho pensato alla pupù di Eriberto (che, sì, in effetti l’aveva scodellata sul tappeto), ma il fumo è stato un indizio inequivocabile: la cioccolata si era un tantino tostata. Poco male, ho pensato. Sarà diventata un po’ più fondente.

Il problemino successivo mi si è presentato quando ho aperto il sacchetto dello stampo per uova in silicone. L’amico Amazon mi aveva fatto il pesce d’aprile, consegnandomi uno stampo a forma di scarpetta. Chissà se aveva letto male il codice dell’ordine o se - causa attacco cybernetico (e lo zampino dei russi mica lo escluderei) - il mio ordine era stato taroccato. Per un nanosecondo ho pensato a quanto sarebbe stato originale confezionare delle uova di cioccolato a forma di scarpa. Poi mi sono detta che i miei followers forse erano tradizionalisti - lo confermava l’ultimo biglietto scochettato “Evita di ritirare la posta in mutande: i bambini ci guardano”.

Dovevo risolvere la questione rapidamente perché la cioccolata ipertostata si stava rapprendendo. Ideona! Ho preso il pallone da rugby con cui Eriberto si diverte tanto, l’ho sciacquato un po’ - bado all’igiene quando spignatto - e l’ho cosparso di cioccolata. Da ambo i lati. Non è stata un’operazione facile (vi risparmio i dettagli, cioè le macchie) ma alla fine il pallone da rugby sembrava proprio un uovo di Pasqua. A quel punto, come diceva il tutorial dovevo semplicemente toglierlo dallo stampo. Cioè dal pallone. Ci credete che non si staccava il cioccolato? Aderiva straallaperfezione. Ho dovuto usare il coltello. E la forchetta e altri attrezzi. Alla fine ho vinto. Solo che il cioccolato non aveva l’aspetto di un uovo. Piuttosto di una rumoa come si dice in greco antico (o forse in dialetto vittoriese), cioè di una montagnola di terra simile a quelle che lasciano sul terreno le talpe. Regalare un uovo a forma di montagnola di terra? Uhm. I miei follower non erano così ambientalisti. Quindi ho rinunciato all’impresa: ho tolto di mezzo la terra, volevo dire il cioccolato - che in effetti più che tostato era carbonizzato - e l’ho regalato alla magnolia (spero non si riempia di formiche, vi saprò dire).

Restava il problema: che regalare per Pasqua ai condomini? Ci ho riflettuto moltissimo (il tempo della terza puntata di Mrs Maisel) e alla fine: ideona!

Che c’è di meglio di un messaggio augurale? Semplice, sentito, appassionato?
Poiché non trovavo le parole adatte a esprimere quello che volevo esprimere sono ricorsa alla grafica. Ho ritagliato dei cuoricini dalla carta da pacchi di Amazon, mi sono messa sulle labbra una generosa dose di rossetto rosso, ho baciato tutti i cuoricini (14, mica uno) lasciandovi l’impronta delle mie labbra seducenti. Poi ho scochettato i cuoricini e li ho appesi fuori dai portoncini dei followers. Mito!

La signora Grazia del primo piano per la prima volta mi ha sorriso, perché secondo me ha intuito che l’omaggio veniva dall’inflencerona del condominio; il signor Guippo del terzo piano mi ha detto se ero stata io a riempire di fumo il vano scale perché stava per chiamare i pompieri; il signor Ado del pianoterra ha detto che avevo parcheggiato al suo posto per l’ennesima volta; i signori Glera del secondo si sono messi a litigare proprio sulla soglia dell’appartamento. Lei, la signora Glera, diceva al marito che l’aveva tradita di nuovo, che chi altri se non la zoccola della sua amante poteva aver lasciato un bigliettino cuoricinato e sbavato sulla porta, lui diceva che non era possibile perché la zoccola della sua amante era una zoccola e basta. Avrei voluto sapere come andava a finire, ma Eriberto mi è scappato di mano, è corso come un botolo - è piuttosto grasso, lo ammetto - verso il signor Glera, ha alzato una zampa e gli pisciato sui mocassini. “Ben fatto”, ha detto la signora Glera. “Io quel cane lo ammazzo”, ha detto il signor Glera, dimostrando una violenza verbale che oggi va di modissima, ma che almeno a Pasqua non dovrebbe essere garbatamente condita da diminutivi, vezzeggiativi, ecc?

Comunque, ora vado a comprare un uovo della Ferragni. Tanto per vedere com’è fatto. Il cioccolato lo mangerà Eriberto, la sorpresa la darò ai signori Glera - tanto per scusarmi - e io mi terrò la carta stagnola col logone Ferragni. Magari lo faccio diventare un centrotavola, una tendina per la doccia, un copridivano, un bikini con cui andare a ritirare la posta...Quante ideone, vero? Non per nulla ci chiamiamo influencer.

 


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