27 settembre 2021

Esteri

Cina-Giappone: da Olimpiadi Tokyo a Pechino 2022, 'scintille' su Taiwan

Sisci, 'aumenta retorica della tensione'

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Cina-Giappone: da Olimpiadi Tokyo a Pechino 2022, 'scintille' su Taiwan

GIAPPONE - Taiwan. Poco lontano da Okinawa. Taiwan, la Cina, il Giappone. E gli Usa. A pochi giorni dall'apertura delle Olimpiadi di Tokyo. A qualche mese dalle Olimpiadi invernali di Pechino. Giochi che si terranno in due Paesi vicini e rivali. E intanto per la prima volta nel suo Libro Bianco della Difesa il Giappone sottolinea l'importanza di Taiwan, con la sua indipendenza di fatto (anche se non de jure), per la pace e la sicurezza nella regione. Non una sorpresa. Negli ultimi mesi più volte il Giappone aveva fatto riferimento a Taiwan in dichiarazioni ufficiali, gettando - come ha scritto Forbes - "la base retorica per un possibile cambiamento delle politiche di Tokyo riguardo la Cina e Taiwan", che Pechino considera dal 1949 una 'provincia ribelle' con i suoi 24 milioni di abitanti, un'isola che di recente ha denunciato con frequenza incursioni nel suo spazio aereo da parte di aerei militari cinesi. "C'è - osserva in un'intervista all'Adnkronos il sinologo Francesco Sisci, professore di geopolitica alla Luiss - un aumento della retorica della tensione". Secondo il Libro Bianco, preceduto da dichiarazioni del primo ministro e del vice premier giapponesi a favore dell'indipendenza di Taipei, "stabilizzare la situazione intorno a Taiwan è importante per la sicurezza del Giappone e la stabilità della comunità internazionale". Se la Cina dovesse attaccare Taiwan, il Giappone potrebbe unirsi a un intervento alleato guidato dagli Usa a difesa dell'isola. Un'eventualità da scongiurare. Le parole del Libro Bianco - ha sottolineato il New York Times - suggeriscono che il Giappone, "sebbene ancora restio a essere coinvolto nella rivalità tra Stati Uniti e Cina, potrebbe avvicinarsi di poco a Washington" dopo che per molto tempo ha cercato di "bilanciare i suoi interessi" tra gli Usa, alleato cruciale, e il gigante asiatico, partner commerciale. "Si identifica la Cina - sottolinea Sisci - come la più grande minaccia per il Giappone", che nel 2017 fece irritare il gigante asiatico inserendo la parola 'Taiwan' nel nome della sua ambasciata di fatto a Taipei (la Taiwan-Japan Relations Association, in passato Interchange Association). 'gigante asiatico cambi il modo di vedere e pensare le cose' "In Asia - evidenzia - c'è una percezione di sicurezza sempre più importante, che vale molto di più delle questioni economiche". E il punto strategico su Taiwan per il Giappone, che vede nella Cina il primo mercato di sbocco, "è che dallo Stretto di Taiwan passa il 50% del fabbisogno alimentare, il 70% del fabbisogno energetico del Giappone". E "se una Cina ostile, avversaria, prendesse possesso di Taiwan naturalmente l'indipendenza economica, politica, commerciale del Giappone sarebbe compromessa". La diplomazia di Pechino ha presto replicato alla diffusione del Libro Bianco, accusando Tokyo di commenti "estremamente sbagliati e irresponsabili" e insistendo sulla "completa riunificazione della Cina". Pechino, commenta Sisci, ha "un'alternativa: o rinuncia definitivamente nei fatti se non nella retorica alla riunificazione oppure deve procedere con una riunificazione militare". Ma entrambe le prospettive non sono senza "pericoli" per Pechino. E non sono senza conseguenze. Per la Cina, rileva, il dossier Taiwan, "è una questione interna importante" e una rinuncia all'obiettivo ribadito di recente dal presidente Xi Jinping o un "allontanamento della prospettiva di una riunificazione con Taiwan potrebbe accendere tensioni interne nel Partito comunista cinese e riaccendere elementi di lotta politica". Xi potrebbe trovarsi con "i suoi nemici che lo accusano di avere perso Taiwan" e a sua volta potrebbe accusarli "di averlo spinto in un angolo". Una lotta politica, polemiche interne dai risvolti imprevedibili. Ma, "non rinunciare a Taiwan significherebbe aprirsi alla possibilità di una guerra" con conseguenze che rischierebbero di essere "catastrofiche". Due alternative che, secondo Sisci, "sono entrambe pessime per la Cina", che "avrebbe bisogno di cambiare completamente il modo di pensare e vedere le cose".

 

'Ai Giochi una gara anche molto politica a chi vince più medaglie'

Gli Stati Uniti parlano di un "equilibrio rischioso" che "va mantenuto". La posizione ufficiale di Washington è a sostegno di una "forte relazione non ufficiale" con Taiwan, con "l'importanza della pace e della stabilità nello Stretto di Taiwan" citata nel comunicato congiunto dopo il summit di aprile tra Joe Biden e il premier giapponese Yoshihide Suga. Gli Stati Uniti sono uno degli attori nel 'dossier Taiwan', e Sisci invita a considerare la "questione Cina-Usa non da un punto di vista bilaterale, ma all'interno di un complesso sistema di rivalità e tensioni asiatiche". E la questione di Taiwan, spiega il sinologo, parla di "un'egemonia cinese 'prepotente', più prepotente dell' 'egemonia' americana, un'egemonia politica, economica" sentita dagli altri Paesi dell'area con un "rapporto con gli Usa che sta diventando sempre più simbiotico". "Un contesto - sottolinea - in cui si inserisce la questione bilaterale tra Cina e America e in cui forse l'America può essere vista come traino di questi sentimenti in Asia e non il motore". E' il contesto in cui si aprono le Olimpiadi di Tokyo e in cui il prossimo febbraio a Pechino si apriranno i Giochi olimpici invernali. Su questi ultimi, ricorda Sisci, "incombe l'ombra di un possibile boicottaggio", un'ombra che per ora "è sullo sfondo", ma che potrebbe "addensarsi dopo le Olimpiadi di Tokyo", che saranno "una gara, anche molto politica, a chi vince più medaglie". "Però - conclude - il punto vero inizierà dopo".

 



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