29 novembre 2020

Castelfranco

Cimitero di Castelfranco: “Le ossa affiorano per la pioggia”

Il sindaco dà questa spiegazione e il responsabile del servizio, Massimo Melato, entra nel dettaglio

| Ingrid Feltrin Jefwa |

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| Ingrid Feltrin Jefwa |

Ossa in cimitero a Castelfranco

CASTELFRANCO – Il tema è delicato perché quando si parla di defunti si va a toccare la sensibilità della persone e gli affetti più cari ma la recente scoperta fatta da un nostro lettore merita risposte. Va rammentato che quest’oggi in tarda mattinata un nostro giornalista ha verificato di persona la situazione, quando un lettore di OggiTreviso ha segnalato la presenza di ossa umane sparse in un’area del camposanto di Castelfranco.

Lo spettacolo che si è palesato allo scrupoloso reporter è stato emotivamente destabilizzante: diverse ossa umane affioravano dal terreno, alcune in posizione verticale e quindi evidentissime anche da lontano, come testimoniato dalle foto scattate nel corso del sopralluogo. Se la presenza di resti umani ha trovato conferma lo stesso è stato per la mancanza di una piattaforma in cemento dove procedere all’apertura delle bare dopo le esumazioni.

Interpellato il primo cittadino di Castelfranco Veneto, Stefano Marcon, da prima ha spiegato di non avere informazione su questa cosa. Quindi è stata sua premura documentarsi e contattarci per dire che: “Si tratta di ossa che affiorano a causa delle piogge”. Perciò ci ha indirizzati al responsabile del servizio, Massimo Melato, per i dettagli tecnici.

Il responsabile ci ha spiegato che: “Quello di Castelfranco è un camposanto molto vecchio dove ci sono sepolture stratificate nei secoli e quando si scava con l’escavatore si portano alla luce le ossa dei defunti. Non è escluso quindi che si verifichino circostanze simili, anzi è molto frequente ma si tratta di ossa molto, molto vecchie”.

Massimo Melato interviene poi sulla questione della mancata realizzazione di un basamento in cemento dove effettuare l’apertura dei cofani mortuari dopo le esumazioni: “Abbiamo già eseguito il progetto e stiamo per realizzarlo: non è un lavoro semplice va fatta una colata in calcestruzzo su una struttura metallica e quindi costruito anche un parapetto. Doveva già essere ultimato ma con il Covid tutto è slittato e sarà pronto per settembre”.

Il responsabile, dimostratosi molto disponibile, ci spiega poi che l’uso di macchinari pesanti come escavatori è necessario: “Perché il terreno va mosso e ossigenato – quanto all’apertura delle bare su un terreno, precisa – voglio pensare che la gente non creda che il legno dei cofani sia inquinante. Certo viene smaltito da una ditta specializzata ma dopo tutto resta sottoterra per 30anni senza inquinare”.

Melato spiega anche che: “Le bare non sono ermetiche e il percolato è inevitabile, solo in tempi recenti si è impiegato lo zinco. Quanto alle ossa che emergono, di solito le raccogliamo e abbiamo già provveduto”. In realtà abbiamo fatto presente che il nostro reporter si è recato in cimitero nella tarda mattinata di oggi e errano ancora lì in una quantità tale che si fatica a pensare ad una svista ma il responsabile ribadisce di aver provveduto.

Vista la solerzia e la disponibilità non si può che ipotizzare una svista, certo di una certa gravità ma pure sempre un errore in buona fede. Quello che invece lascia un po’ pensierosi e che se fatti simili sono così consueti perché si verificano solo a Castelfranco? Non risulta infatti che in altri cimiteri del Trevigiano i cittadini abbiano lamentato la presenza di resti umani sparsi sul terreno, in bellavista.

 


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Ingrid Feltrin Jefwa
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