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20 gennaio 2022

Nord-Est

Ciclone giudiziario alla Regione Veneto, arrestato un dirigente e altre due persone

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Ciclone giudiziario alla Regione Veneto, arrestato un dirigente e altre due persone

VENEZIA - Peculato, malversazione a danno dello Stato, abuso d'ufficio, falsità ideologica commessa dal pubblico ufficiale in atti pubblici, falsità ideologica commessa dal privato in atto pubblico. Sono alcuni dei reati contestati a Fabio Fior, 57 anni, dirigente del settore ambiente della Regione Veneto, a all'imprenditore Sebastiano Strano e all'architetto Maria Dei Svaldi, destinatari ognuno di un'ordinanza di custodia cautelare. Il primo ai domiciliari gli altri due agli obblighi di dimora.

 

L'operazione, denominata 'Buondì' e condotta dai finanzieri del Nucleo di Polizia Tributaria di Venezia, ha visto impegnati circa duecento uomini in una cinquantina di perquisizioni che sono state effettuate in Veneto e anche in Emilia Romagna con conseguenti sequestri di conti correnti di diverse società coinvolte nelle indagini. Le indagini, coordinate dai pm, Giorgio Gava di Venezia e Sergio Dini di Padova, traggono origine da un approfondimento informativo a seguito di un controllo incrociato ai fini tributari nel settore dei materiali ferrosi effettuato nel 2011 da militari del nucleo di Polizia tributaria di Venezia negli Uffici della Regione Veneto.

 

Secondo quanto è emerso il dirigente regionale Fabio Fior assommava su di sé molteplici incarichi nella procedura per il rilascio delle autorizzazioni di intervento ambientale concernenti le aree per la concentrazione dei rifiuti: era membro della commissione Via (Valutazione Impatto Ambientale) e della Commissione Tecnica Regionale all'Ambiente. Le indagini dei Finanzieri hanno evidenziato come il dirigente, conoscendo l'iter delle varie pratiche, riusciva a farsi nominare collaudatore delle opere, in alcuni casi dichiarando falsamente di non avere incompatibilità con tale incarico e, in altri casi, omettendo del tutto di richiedere l'autorizzazione all'incarico alla Regione Veneto. Sotto le lenti degli investigatori anche le modalità di nomina delle società che per legge dovevano fungere da terzi controllori indipendenti: le indagini indicano che tali società sarebbero riconducibili al dirigente attraverso una fiduciaria svizzera, gestita da un commercialista a lui vicino, indagato.

 

Sono stati anche monitorati molteplici viaggi dall'Italia alla Svizzera degli indagati che comproverebbero, grazie anche agli accertamenti bancari effettuati dalle Fiamme Gialle, un'ingente fuga di capitali illeciti. Le imprese coinvolte potevano contare su modalità agevolate di assegnazione dei contratti di controllo, grazie appunto all'illecita condotta del dirigente in seno agli organismi competenti della Regione Veneto: in questo modo le imprese hanno acquisito notevoli profitti che difficilmente sarebbero stati conseguibili in una situazione di ''libero mercato''. In una prima fase delle indagini sono anche state contestate amministrativamente le omesse comunicazioni agli organismi competenti degli avvenuti collaudi da parte dei committenti: ciò ha permesso all'Erario di recuperare circa due milioni di euro di sanzioni per mancata comunicazione dei compensi e per conferimenti di collaudi senza autorizzazione; a fronte di tale attività la Regione Veneto ha aperto un procedimento disciplinare nei confronti del dirigente regionale, che è stato sospeso dal proprio ufficio.

 

Collegamenti con l’inchiesta Mose - Anche quest' indagine ha evidenziato il coinvolgimento di soggetti già resisi protagonisti della maxi-operazione inerente la realizzazione del sistema Mose. Le società riconducibili al dirigente regionale hanno ricevuto in affidamento diretto l'esecuzione dei lavori di telerilevamento delle discariche abusive presenti sul territorio regionale e di certificazione ambientale di otto comuni rivieraschi del Garda, lavori finanziati con fondi regionali dell'Assessorato all'Ambiente e assegnati al Magistrato alle Acque di Venezia per l'individuazione del soggetto esecutore.

 

Il Magistrato alle Acque ha affidato l'incarico direttamente al Consorzio Venezia Nuova, aggirando la normativa sugli appalti. Attraverso la complicità di un funzionario responsabile del Servizio Informativo del Consorzio Venezia Nuova, indagato per abuso d'ufficio, i lavori di telerilevamento per complessivi 2,5 milioni di euro sono stati assegnati a una s.r.l. riconducibile al dirigente regionale e ai suoi sodali; la Regione non ha invece esborsato il denaro relativo alla certificazione ambientale dei comuni rivieraschi del Garda perché le società riconducibili al dirigente non hanno fornito sufficiente documentazione giustificativa delle spese sostenute. Il dirigente secondo quanto accertato dagli investigatori delle Fiamme Gialle, avrebbe operato fraudolentemente anche nel progetto di forestazione della discarica di un comune del padovano: prendendo spunto dal Protocollo di Kyoto sulla riduzione delle emissioni di anidride carbonica, ha creato i presupposti per l'istituzione di un fondo pubblico regionale, alimentato da parte della tassa sui rifiuti di alcuni comuni limitrofi alla discarica, che avrebbe dovuto essere gestito direttamente dal Comune del padovano.

 

Il denaro del fondo è stato attribuito attraverso un incarico fatto avere direttamente a una società, creata ad hoc e riconducibile al dirigente, che ha ricevuto complessivamente 5 milioni di euro in virtù di una convenzione con le amministrazioni locali, in particolare con il già citato Comune: le opere di forestazione sono iniziate e subito abbandonate e, a fronte di ciò, la Regione Veneto - cooperando con le Fiamme Gialle di Venezia - ha aperto un contenzioso con la società, tuttora in corso, ottenendo la restituzione di oltre tre milioni di fondi indebitamente percepiti.

 


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