15 gennaio 2021

Treviso

Chiusi i centri per la terza età, si sperimentano nuove forme di socialità

A Treviso sono otto i Gat. Ivonne Tordini guida quello storico di San Liberale: "Cellulare, messaggi e whatsApp. Coltiviamo le relazioni a distanza"

| Roberto Grigoletto |

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| Roberto Grigoletto |

Chiusi i centri per la terza età, si sperimentano nuove forme di socialità

TREVISO - Ci sono quelli nelle case di riposo, ma anche quelli che stanno a casa loro e che non patiscono meno la socialità ridotta, le relazioni sospese, l’abitudinarietà impossibilitata. A Treviso un paio di migliaia di anziani frequenta le attività dei Gat. Otto i gruppi, ciascuno nel proprio centro che non è l’alternativa all’osteria o al centro parrocchiale ma che l’ultimo Dpcm non permettere di frequentare, indipendentemente da quanto spaziosa sia la sede del ritrovo.

Il gruppo anziani più numeroso (450 iscritti) - e “storico” – è quello che insiste nel quartiere di San Liberale. L’anima è Ivonne Tordini, che il centro anziani lo ereditò più di qualche anno fa dal padre e che ora è proprio a lui intitolato. Un trascorso politico amministrativo nel Comune capoluogo, di cui è stata assessore (sua l’invenzione dei soggiorni estivi per la terza età) e consigliere comunale, ora fa parte del Consiglio di Amministrazione degli istituti riuniti di ricovero della città. L’anno scorso a quest’ora il suo centro era in fermento: le attività erano già tutte a pieno regime e si stava già organizzando uno degli eventi più attesi dell’anno, il pranzo di Natale alla “Antica Postumia dove, nella prima domenica di dicembre, scendevano a frotte da più di qualche corriera noleggiata per l'occasione. Erano in pieno corso di svolgimento la ginnastica posturale e di mantenimento, la danzaterapia, le viste alle mostre, le gite fuori porta e o in centro (ex carceri, San Teonisto), le feste di compleanno ogni ultimo mercoledì del mese, il burraco e il gioco delle carte.

“Mi dispiace aver dovuto mettere nel cassetto un progetto che avevamo pensato e perfezionato in vista di questo nuovo sociale e che avevamo chiamato: ginnastica con i nonni” – confida Ivonne Tordini. Una intuizione che può venire solo a chi ha dimestichezza con i problemi anche organizzativi di molti genitori che, lavorando, devono lasciare i figli ai nonni. Che non per questo dovrebbero essere costretti a cambiare stile di vita. Per ora invece è così: incontrarsi non è permesso ma loro non vogliono proprio perderla l’abitudine alla frequentazione. Infaticabile, la Tordini ha registrato tutti i numeri di cellulare dei suoi iscritti ma ha messo a disposizione anche una segreteria telefonica dove ogni richiesta di aiuto e tutte le necessarie informazioni vengono evase ogni mattina dalla presidente appena mette piede in sede. E il lunedì mattina c’è anche un rappresentante dei pensionati della Cgil per aiutare nel disbrigo delle faccende più “tecniche”.

Ammette Tordini: “A distanza non si può fare chissà che cosa, ma non tutto è impossibile. Prosegue con successo su WhatsApp l’”Art tutorial” con l’invio di foto di disegni e pitture alla docente Laura Bovo, che praticamente in tempo reale risponde con correzioni e suggerimenti”. Anche i compleanni – che a una certa età sono ancora più preziosi – si festeggiano, più o meno in contumacia: “Uno alla volta passano a ritirare il pacco da mezzo kg di caffè in regalo. In realtà hanno voglia di tornare anche solo per pochi minuti al centro. Il dono più bello è riprendere la relazione”.

 


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Roberto Grigoletto

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