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16 agosto 2022

Treviso

La Chiesa trevigiana apre le porte alle persone omosessuali

Parla don Giorgio Riccoboni, parroco della Cattedrale, che ha scritto ad "Avvenire" dopo la bocciatura del Ddl Zan: "L'omosessualità non è peccato"

| Roberto Grigoletto |

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| Roberto Grigoletto |

Omosessuali cattolici e Ddl Zan

TREVISO - Il giorno dopo la bocciatura (“sonora”) del Ddl Zan, insieme ad altri confratelli preti, religiosi e alcune suore, presa in mano carta e penna aveva scritto una lettera al quotidiano dei Vescovi, “Avvenire”, per chiedere scusa alle persone omosessuali e per dire che nelle posizioni di una certa Chiesa non è possibile riconoscersi ed è venuto il momento di dirlo. Don Giorgio Riccoboni è il parroco del Duomo di Treviso, la Cattedrale del Vescovo.

Arrabbiati,indignati per la bocciatura del Ddl Zan?

L’arresto, che spero sia una pausa che precede un ulteriore fase di dialogo e ascolto reciproco e non una bocciatura, del decreto legge non è stata una vittoria per nessun uomo di buona volontà, nessuno, credo, aveva motivo di fare festa o di gioire. È sconfitta del dialogo, ed il rischio, che è più di questo, è che se da un lato si è gioito per un pericolo occorso e superato dall’altro si continua a mettere in pericolo l’esistenza e la vita umana di tante persone

Bisognava prendere posizione a questo punto, è così?

Io e gli altri firmatari la lettera facciamo parte di un gruppo più ampio di religiosi, religiose, preti che accolgono, ascoltano, condividono e accompagnano il cammino umano e di fede di persone, uomini e donne, omosessuali che malgrado gli ostacoli, le sofferenze, le ferite, i rifiuti, i pregiudizi continuano la loro ricerca di fede. Basta violenza, basta questa guerra ingiusta che umilia la dignità di chi la riceve e deturpa e abbrutisce chi la infligge.

L’iter del Ddl Zan fino al suo epilogo ha coinvolto anche la Chiesa: dalla parte dei più deboli e dei loro diritti ma anche da quella dei princìpi. Sembrano posizioni inconciliabili...

Sono certo che il principio della fede è l’Amore. Noi credenti che abbiamo accolto questo principio, sentiamo il dovere di amare, perché sentirsi amati da Dio è un diritto di tutti. Non ci sono persone deboli, ma debolmente amate. Mi viene in mente una espressione di Paolo: “è quando sono debole che sono forte”. Amare è un rischio che bisogna saper correre.

Ma come si pone davvero la Chiesa nei confronti degli omosessuali?

La Chiesa in questi ultimi decenni ha fatto passi da gigante, già prima di papa Francesco, ma con lui vi è stato un ulteriore impulso nella ricerca antropologica, avvalendosi dei risultati delle scienze, nella riflessione teologica e nell’impegno pastorale. Si sono aperte strade di riflessione e prassi che fanno pensare e sperare ulteriori passi in avanti e traguardi. Come riporta il documento finale del sinodo dei vescovi sui giovani esistono già in molte comunità cristiane cammini di accompagnamento nella fede di persone omosessuali.

E cosa fa?

Aiuta ogni giovane, nessuno escluso, a integrare sempre più la dimensione sessuale nella propria personalità, crescendo nella qualità delle relazioni e camminando verso il dono di sé.Sempre più sono le diocesi che istituiscono al loro interno incaricati per la pastorale rivolta alle persone con orientamento omosessuale e gruppi di ascolto, dialogo e ricerca.

Però non può non riconoscere che nella gerarchia della Chiesa si utilizzano freno a mano e marcia indietro…

È vero che ci sono atteggiamenti e posizioni diverse di resistenza e opposizione, ma altre che percorrono la strada profetica spingendo sull’acceleratore dell’accoglienza accettando il rischio di qualche ammaccatura, chi cerca di fare l’ago della bilancia, ma è sempre stato così. Credo sia sapiente rispettare i tempi della storia della fede e della chiesa, ma certo non dormirci su o peccare di eccessiva prudenza. Tutti auspicano un cammino che si apre sempre più all’accoglienza, all’ascolto, al discernimento e all’integrazione di persone con orientamento omosessuale. Anche nella nostra diocesi questo sta avvenendo.

Quali i percorsi di ascolto, di condivisione promossi in diocesi e nelle parrocchie? Non sono poche le persone omosessuale che si professano cristiane

Itinerari nella nostra diocesi non ce ne sono ancora ma ho avuto più volte l’occasione di parlarne con il nostro vescovo, che ha espresso il vivo desiderio che si possa procedere in tal senso sia riguardo alle persone direttamente interessate, sia alle famiglie e genitori che vivono un’esperienza di fronte alla quale si possono trovare impreparate e alle comunità perché possano essere educate ad accogliere e integrare.

Il vescovo Tomasi ha già qualcosa in mente?

Ha chiesto il tempo necessario per una conoscenza più approfondita della realtà che ha accostato da poco e nelle difficoltà che tutti conosciamo. In altre diocesi, tali esperienze sono sempre più numerose in termini ufficiali e ancor di più per iniziativa di preti, religiosi e religiose sensibili e formati. Io stesso faccio parte di un gruppo a livello nazionale, promosso da padre Pino Piva, gesuita. Ora in molte diocesi si stanno attivando gruppi che si prefiggono di portare la voce dei credenti con orientamento omosessuale.

Quanto tempo si dovrà ancora attendere qui a Treviso?

Personalmente mi auguro che al più presto si dia vita, anche da noi, a gruppi di accoglienza ascolto discernimento e integrazione e non mancherò di mettermi a disposizione. Così per i genitori. Tanta anzi troppa è la sofferenza che ho ascoltato, ma anche tenacia, voglia di lottare e ancor di sperare.

Molti credenti omosessuali ammettono di vivere con disagio alcune posizioni della gerarchia e giungono al punto di abbandonare la fede. La Chiesa non pensa di aver accumulato un ritardo forse incolmabile?

Come ripeto sta cambiando; ma fa più rumore un albero che cade che una foresta che cresce. Purtroppo fanno più notizia episodi ed espressioni di chiusura se non di rifiuto, ad essi spesso la stampa da risalto, a volte interpreta tendenziosamente; non dico si debbano tacere, la verità non va taciuta, ma credo farebbe più bene dar rilievo a quel continuo impegno della chiesa, anche gerarchica, nell’offrire ascolto, accoglienza, rispetto e integrazione delle persone omosessuali, che sono amate dal Signore, e sono portatrici di un dono unico.

Però forse le parole, le rassicurazioni non bastano più

Conosco molti preti, parroci, cappellani che desiderano conoscere e formarsi in questo aspetto della pastorale. Credo lo dovrebbero fare tutti i preti, religiosi e religiose, non è più raro incontrare e ricevere domande di aiuto, non è più solo una questione di confessionale. E conosco molti altri che già offrono questo servizio e nel servizio crescono come altrimenti non gli sarebbe dato. È un dono ascoltare, conoscere e vivere esperienze di fraternità e amicizia con persone che vivono questa sensibilità, affettività e orientamento sessuale.

La questione della omosessualità può essere rivisitata dalla dottrina cattolica?

C’è ancora uno scoglio da superare ma sono fiducioso che si giungerà, non ad un compromesso, ma ad un più profondo discernimento riguardo ad esso. Ora la dottrina ufficiale della chiesa riconosce che l’omosessualità non è un peccato, non è un errore della natura, una malattia o una patologia; ha dato diritto di esistere, di vivere senza nascondersi, vergognarsi, affliggersi, chiedendosi perché a lui o a lei sia capitato una disgrazia così infamante o soffrire coltivando nel segreto la propria identità sessuale nascondendola ai genitori per non arrecare loro dolore e vergogna, giungendo a matrimoni “riparatori”. È stato più il male che ha fatto tutto questo che quello che poteva essere creduto il male delle persone che subivano una tale concezione e cultura a riguardo

Cosa pensa della preghiera di ringraziamento - poi sospesa - del parroco di San Zenone degli Ezzelini per la bocciatura del Ddl Zan?

Credo che il Vescovo e il Vicario generale, mons. Giuliano Brugnotto abbiano dato la risposta più appropriata…

Alle comunità cristiane come consiglia di relazionarsi con le persone omosessuali?

Non dico nulla, nel senso che a volte sono più avanti di noi e comunque se non lo fossero non mi rivolgerei a loro ma ai pastori. La sapienza e la carità pastorale ci chiede di formarci per accogliere tutti i credenti o anche solo chi cerca Dio, aiutarli in una ricerca sincera e vera, aiutandoli a superare gli ostacoli che incontrano, aiutarli ad ascoltare cosa dice loro lo Spirito e che cosa dice attraverso di loro alle chiese. Un valido aiuto sono gruppi di ascolto offerti alle persone omosessuali in ricerca, ancor più belli quei gruppi formati da persone di diversi orientamenti sessuali: etero e omo, ma la speranza è che possano integrarsi e l’omosessualità possa esser ritenuta come una delle diversità.

Ma per andare al concreto e al pratico: cosa le dicono, quando le incontra, le persone omosessuali?

L’altro giorno parlavo con una persona omosessuale, che vive una relazione stabile di coppia, e che esprimeva l’insofferenza di essere considerato una frontiera della pastorale, l’essere ritenuto uno dei confini, di cui parla papa Francesco. Una chiesa in uscita capace di giungere alle periferie alle frontiere ... pensandoci bene quella frontiera l’abbiamo tracciata noi. Forse non è una frontiera tra il bene e il male, molto spesso è ideologica, culturale.

 


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Roberto Grigoletto

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