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06 dicembre 2021

Treviso

Chiara entra in clausura: una nuova novizia nel monastero delle Visitandine di Treviso

Chiara Tizzani, in clausura dopo i suoi primi quarant'anni, ci racconta la storia e le scoperte della vocazione: "Ai giovani che cercano la propria strada dico: fidatevi senza escludere nulla"

| Roberto Grigoletto |

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| Roberto Grigoletto |

Monastero della Visitazione a Treviso

TREVISO - Al monastero delle Visitandine di Treviso è giunta da Genova quattro anni fa, quando di anni ne aveva 42.

Nella festa della santa fondatrice dell’Ordine, giovedì scorso, tra quelle mura, le sue “nozze con Gesù”, come le definiscono le claustrali. La penultima volta di una novella suora nel monastero risale a un paio di anni fa. “Quella prima ancora, campa cavallo” - ci risponde la badessa, madre Maria Gabriella accogliendoci nella foresteria del monastero. Incontriamo suor Chiara. Al secolo Chiara Tizzani.

Come e quando è arrivata la chiamata?

È stato un cammino lungo e faticoso quello che Dio mi ha fatto fare. E che ha fatto con me. Solo ora, guardando indietro, capisco che è stato necessario: per eliminare le mie barriere difensive e accettare il disegno di amore che aveva per me.

Ma “prima” non l'aveva mai sentita la vocazione?

All’età di otto-nove anni mi confidai con una suora superiora della scuola che frequentavo. Ricordo che mi rispose: “Devi ancora mangiarne tanti di panini. Tra qualche anno si vedrà”.

E lei che cosa ha fatto?

Ho mangiato tanti panini (ride). Le credetti, molto ingenuamente. Due anni dopo mi ripresentai alla stessa suora che tornò a ripetermi la stessa cosa

Non ne aveva mangiati abbastanza?

Rimasi piuttosto delusa e mi buttai sullo studio.

Studio amato e disperatissimo?

Non solo. Fino al trent’anni è stata una vita di apparenza e vanità.

E quando sono cambiate le cose?

Con la morte del Papa Giovanni Paolo II; fu allora che riaffiorò il desiderio della vita consacrata. Ma il chiostro era lontano anni luce. Vuole proprio saperlo? Rifiutavo persino l’idea di mettere piede, anche per sbaglio, in un monastero.

Poi però, come dice un adagio veneto, dove non si vuol andare si corre. E lei in clausura ci è entrata. Cosa si prova a varcare quella soglia?

È come entrare nella Terra promessa. È l’esperienza di Abramo, al quale Dio chiese di abbandonare la casa e la famiglia per andare laddove Lui gli avrebbe indicato. Si lascia tutto per scegliere e preferire il Tutto. Che vuol dire cercare in ogni momento Gesù e la sua volontà. E si trova pace, gioia. Un assaggio di Paradiso insomma.

Entrare in clausura anni Venti del secondo millennio: una scelta sicuramente contro corrente ma prima ancora - diciamo così- poco comprensibile, dovendo rinunciare a libertà e socialità.

Non vi è dubbio che sia così. Ma solo se la clausura viene letta impiegando le “categorie del mondo”. Quando invece si intuisce che chi entra in monastero lo fa per rispondere ad una chiamata d’amore che ci supera, allora non è difficile comprendere che si tratta di una scelta libera.

Scelta radicale, sempre più difficile per i giovani del nostro tempo. Quale messaggio invia loro dalla clausura?

A chi sta cercando la strada dico: affidati e abbi pazienza. L’importante è essere disponibili a ogni percorso, senza paura. Dio ti farà capire dove andare. E scoprirai cose meravigliose: provare per credere.

Da Genova a Treviso: perché proprio l’Ordine della Visitazione, suor Chiara?

Perché come detto mi sono affidata. E Lui mi ha fatto ri-scoprire ciò che già abitava in me; vale a dire i carismi dei nostri fondatori Francesco di Sales (nella chiesa del monastero è conservata la reliquia del cuore del santo, n.d.r) e di Giovanna Francesca di Chantal.

Senta ma… Non deve essere facile vivere in una comunità tutto il giorno e con le stesse persone?

Ciascuna è dono per la propria comunità. Mi sento amata, anche quando fatica o provo dolore. Sì, anche quando nascono delle incomprensioni: resto e faccio la Sua volontà. E provo gioia. E sono felice.

Buona vita suor Chiara

State tranquilli, noi da qui preghiamo per tutti e per ciascuno. Non importa se non conosciamo né il nome né il problema. Portiamo tutti nel Suo cuore. Dio sia benedetto

 


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Roberto Grigoletto

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