22 settembre 2021

Lavoro

CHI SBAGLIA PAGA?

L’INPS sta inviando la Certificazione Unica rettificata a migliaia di contribuenti

| Claudio Bottos |

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| Claudio Bottos |

inps

L’INPS sta inviando a migliaia di pensionati e ai percettori di indennità pagate dall'Istituto, circa 620 mila secondo i dati forniti dallo stesso istituto, la certificazione unica rettificata, per presentare, sempre a detta dell’istituto, la dichiarazione dei redditi corretta.



Questo fatto merita attenzione per tre motivi. Il primo riguarda l’attività e l’immagine dell’istituto. Il secondo riguarda i costi per questa attività suppletiva, di correzione delle dichiarazioni presentate, visto che la quasi totalità di questo tipo di contribuenti si rivolge a professionisti (consulenti del lavoro, commercialisti e tributaristi) o ai CAF (centri di assistenza fiscale). Il terzo riguarda i tempi dei professionisti, visto il già pesante carico di lavoro aggiuntivo, che si sono trovati e continuano a fare, per la gestione di cassa integrazione, ristori e altre normative nazionali e regionali e circolari dei vari entri previdenziali e fiscali, causato dal Covid-19.



 



 



Veniamo al fatto perché, nella lettera inviata dall’INPS c’è scritto testualmente: le inviamo la Certificazione Unica 2020 rettificata relativa alle prestazioni erogate dall’Istituto, che annulla e sostituisce quella precedente. La informiamo che tale rettifica si è resa necessaria per integrare, sostituire o correggere i dati della precedente Certificazione Unica, nella quale le somme certificate non corrispondono a quelle effettivamente erogate o trattenute dall’INPS nel 2019. Ci scusiamo per l’eventuale disagio arrecato, ma ciò le permetterà di presentare la dichiarazione dei redditi sulla base di una Certificazione Unica corretta. Qualora intenda avvalersi della dichiarazione precompilata fornita dall’Agenzia delle Entrate, dovrà, ove necessario, modificarne il contenuto sulla base della Certificazione Unica rettificata. Una comunicazione più semplice e sincera sarebbe stata meglio per il contribuente. Bastava scrivere, abbiamo sbagliato la certificazione Unica 2020 che le abbiamo fornito e questa corretta, che le inviamo sostituisce la precedente, e dovrà, se necessario, presentare la sua dichiarazione dei redditi corretta. Sappiamo che è sempre difficile ammettere gli errori, ma bisogna farlo con onesta e correttezza, ed è per questo che i professionisti sono obbligati ad avere una copertura assicurativa a tutela dei clienti per eventuali errori. Chissà se anche l’INPS ha una polizza assicurativa a copertura degli errori che commette nei confronti del contribuente?



 



 



Ma andiamo al secondo punto perché, rifare la dichiarazione comporta del tempo. Immagino il contribuente che ha ricevuto la lettera, che per forza si deve rivolgere al professionista che gliela ha compilata, il quale deve dedicare del tempo per spiegare al cliente di cosa si tratta, poi deve rifare la nuova dichiarazione, poi dovrà comunicare al cliente se, tale rettifica comporta un eventuale esborso aggiuntivo di imposte, poi dovrà inoltrarla all’Agenzia delle Entrate. Questo è un lavoro che deve essere remunerato perché si tratta di tempo e risorse del professionista e/o dei suoi collaboratori di studio, e qui nasce la domanda “chi paga?”.  Da tenere presente che, come ha scritto ItaliaOggi il giorno 11.12.2020, essendo scaduti i termini ordinari per presentare la dichiarazione dei redditi (si poteva presentare il modello Redditi fino al 10.12.2020), adesso resta la possibilità della «dichiarazione tardiva» o di quella «omessa», a seconda che la presentazione avvenga, rispettivamente, entro 90 giorni dalla scadenza ordinaria (oppure non oltre il 10 marzo 2021). Nel primo caso, si tratta del ravvedimento operoso, che prevede il pagamento della sanzione ridotta pari a 25 euro (in assenza di debito d'imposta). Se oltre alla tardività c'è anche un carente o tardivo versamento delle tasse, va versata anche la sanzione per omesso versamento. A quanto pare, sbaglia l’INPS, ma dovrà pagare il contribuente.



 



 



Ma non finisce qui perché, il professionista che dovrà presentare la dichiarazione corretta, dovrà dedicare ulteriore tempo per un errore generato dall’INPS e, come detto all’inizio, in questo momento il tempo è davvero tiranno, soprattutto per i Consulenti del Lavoro, che si trovano con una enorme quantità di adempimenti contributivi e fiscali, che sono in aggiunta alla normale gestione dell’attivitàcovid-free”. Da queste situazioni si comprendono le richieste che vengono inoltrate per chiedere l’allungamento dei tempi per l’inoltro degli adempimenti e una specie di “periodo franco” libero quindi da eventuali sanzioni per errori che possono scaturire proprio dalla enorme quantità di norme e circolari da rispettare e i tempi di analisi ed elaborazione causate dall’emergenza Covid-19.



 



 



La sentenza della Corte di Cassazione n. 23050/2017 sugli errori INPS che dà ragione a un lavoratore, se l’INPS fornisce a un assicurato un’informazione inesatta, come ente previdenziale con personalità giuridica di diritto privato, ha l’obbligo di risarcire il danno che ne deriva. Vero è che questa sentenza riguarda i dati comunicati al lavoratore in merito alla maturazione del diritto alla pensione di vecchiaia ma, una class-action contro l’INPS per il risarcimento dei danni subiti dai contribuenti per questo errore chissà come verrebbe giudicato dalla Suprema Corte.    



 



 



di Claudio Bottos



(Consulente del lavoro e di direzione strategica aziendale)



 



 


 



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