03 aprile 2020

Vittorio Veneto

Cesana Malanotti, "cattiva eredità" da un milione di euro

Giallo sul voto della presa d'atto in consiglio comunale

| Roberto Silvestrin | commenti |

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Cesana Malanotti,

VITTORIO VENETO - Il vaso di Pandora del Cesana Malanotti è stato finalmente aperto. In un consiglio comunale ad hoc, il presidente del nuovo consiglio d’amministrazione Maurizio Castro ha dato un resoconto dettagliato sulla cattiva gestione dell’istituto degli ultimi anni. “Una situazione molto grave” l’ha definita Castro, solo parzialmente alleggerita dall’analisi svolta dalla società di revisione Ernst&Young, che ha “fotografato” lo stato della struttura di via Carbonera.

 

Un fiume di numeri e dati quello fornito ieri sera, che hanno restituito l’immagine di un’attività completamente da ristrutturare (la relazione di E&Y è stata trasmessa anche alla Procura e altre autorità competenti). In breve, la situazione è questa: “bisogna recuperare un milione di euro, che è la cattiva eredità” del passato, ha detto Castro. Un costo straordinario a cui si sommano altri 2,1 milioni, una cifra da recuperare “in termini di gestione operativa inerziale”.

 

Questo significa che, se non si interviene per esempio sulle performances organizzative e sul rimodellamento dei servizi, l’orizzonte del recupero si amplia a 3,1 milioni di euro. Il piano strategico quinquennale preparato dal nuovo cda dopo il resoconto fornito da E&Y conta di incamerare addirittura 3,8 milioni, segnando uno scarto di 700mila euro: un tesoretto che potrebbe essere utilizzato come eventuale tampone oppure come risorsa da investire nelle attività del Cesana.

 

Il ruolino di marcia presentato da Castro è preciso: la volontà è quella di recuperare 870mila euro all’anno. Si procederà con una riduzione dei costi (con un’incidenza del 33,7%), con la predisposizione di nuovi servizi (con una portata del 28,9%), con la riforma organizzativa (23%) e con una revisione delle tariffe, il cosiddetto “pricing” (14%). L’aumento dei prezzi, ha assicurato lo stesso Castro, si attesterà comunque sullo 0,9%, una cifra comunque inferiore rispetto all’aumento medio annuo registrato dal 2007 al 2015, che è stato di 1,59%.

 

Aumenteranno così solo le rette “da libero mercato”, ovvero quelle delle persone non autosufficienti senza sovvenzioni regionali (si tratta di 9 casi in tutto), e quelle del centro diurno a retta intera. Quest’ultime subiranno un incremento dell’11%. La cura Castro dovrà fare i conti con le anomalie amministrative e gestionali che hanno caratterizzato il Cesana: tasso di assenteismo al 12%, 2700 cambi turno nell’ultimo anno, un aumento dei costi del Cesana Servizi del 10% all’anno.

 

E poi ci sono gli acquisti senza perizia, la vicenda della proprietà acquisita a Jesolo, il regime di esenzione Iva di cui Cesana Servizi ha goduto, sforamenti del tetto di gara. “Illeciti amministrativi a carattere sistemico” li ha definiti il nuovo presidente. Tutto questo ha reso necessari non solo la revisione di E&Y, ma anche una presa di distanza che è risuonata molte volte nella relazione di Castro.

 

E’ infatti “discontinuità” la parola più usata dal nuovo presidente per esprimere il rapporto con la vecchia gestione. Per la prima volta, dopo anni di richieste, il cda si è presentato in consiglio comunale e ha relazionato sulla propria attività. La questione dell’accorpamento delle farmacie, che sembrava il tema scottante, ha invece lasciato spazio ai numeri – portentosi – diffusi da Castro. Sulla vicenda farmacie il presidente ha semplicemente annunciato che il Cesana “si candida ad essere il vettore di questo progetto, per sperimentare un modello diverso di presidio sociale attivo”.

 

Nessuna attrazione commerciale o finanziaria – non c’è l’intenzione di diventare i competitor dei grandi gruppi che gestiscono le farmacie -, ma la volontà di “valorizzare la vocazione sociale” della struttura.

 

Il Cesana vuole diventare un hub di servizi integrati, anche attraverso l’ “alleanza industriale” con altre Ipab: l’obiettivo è essere leader nel processo di aggregazione. C’è stato però anche un “giallo” legato a questioni tecniche: sulle prime infatti i consiglieri avrebbero dovuto votare la presa d’atto della relazione di Castro. Ciò ha insospettito sia la maggioranza che l’opposizione (Bruno Fasan per la Lega e Alessandro De Bastiani per il Pd in primis), che hanno chiesto una rettifica sul procedimento della presa d’atto, che infatti – dopo le correzioni del caso – non è stata votata, come di consueto.

 

“L’hanno fatto passare per un refuso – spiega De Bastiani – ma c’era il parere di conformità del funzionario”. Secondo De Bastiani, il voto sulla presa d’atto poteva essere utilizzato come una specie di avvallo a quanto presentato da Castro, come la vendita - da parte del comune - delle farmacie. “Avrebbe potuto essere confuso con un parere favorevole” continua De Bastiani, e quindi come un nulla osta da parte del consiglio.

 



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Roberto Silvestrin

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