02 aprile 2020

Cercatori d'oro

Categoria: Scienze e tecnologie - Tags: dieta, stile di vita, nutrigenomica

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Eva Da Ros | commenti |

Le similitudini mi aiutano spesso nel mio lavoro consentendomi di arrivare al bambino, all'adulto, all'anziano con la stessa efficacia. E' un bel regalo scovarle nei libri di aggiornamento o ascoltarne di nuove da qualche relatore.

Mi piace spiegare che “dieta” non è trattenere il respiro e rigare dritto  (senza sgarrare) il più a lungo possibile, ma seguire un percorso di cambiamento. Un po' come un viaggio in autostrada: se attraversate l'Italia da Nord a Sud senza mai fermarvi per fare benzina, sgranchirvi le gambe, riposarvi qualche minuto forse non arriverete a destinazione, e se vi giungerete lo farete sfiniti.
Godersi il viaggio concedendosi delle piccole pause vi porterà a destinazione più sereni, più consapevoli della strada percorsa, con tutta l'energia con cui siete partiti.
Quanto spesso invece le persone dicono “mi metto a dieta” con l'idea della privazione, con un senso quasi di punizione. L'abbandono è dietro l'angolo. Se provate a partire da un'ottica opposta (dare al corpo di più e di meglio)  affronterete un percorso di cambiamento arricchente che porterà spontaneamente a sostituire cibi e comportamenti svantaggiosi con altri più virtuosi.

Pensate mai a quanto cibo attraversa il nostro corpo in una vita? Secondo i calcoli da 30 a 60 tonnellate. Ma l'alimentazione media occidentale, seppur abbondante, è scarsamente nutritiva: un po' come il cercatore d'oro che con il suo setaccio filtra montagne di ghiaia e sabbia alla ricerca di metalli preziosi, così il nostro corpo “setaccia” il cibo che introduciamo in cerca di qualche elemento utile al suo funzionamento. Spesso trova ben poco rispetto al gran lavoro che deve svolgere. Il risultato è visibile ai più: corpi iperalimentati e malfunzionanti (diabete, ipercolesterolemia, malatti degenerative, tumori, infertilità, intolleranze alimentari, ecc...).
Si consumano cibi riempimento per la pancia, laboriosi per l'organismo, ma vuoti nutrizionalmente: cibi industriali, farine bianche, zucchero raffinato sono i maggiori imputati.

Per 10.000 anni l'uomo ha consumato i cereali integrali, poi agli inizi del '900 ha imparato a ripulire le farine dalle “impurità” ottenendo le farine bianche oggi di largo consumo. Pochi sanno che quelle impurità sono fonte di fibre, ferro, zinco, grassi polinsaturi, vitamine del gruppo B e molte altre sostanze. Prima li eliminiamo e poi andiamo alla ricerca di integratori di ferro, di fibre, multivitaminici...

Il punto di partenza per riportare il corpo in equilibrio, e spesso per avviarsi sulla strada della guarigione per molte malattie, sta proprio nel cibo: recuperare un cibo naturale, integrale, poco lavorato e crudo ove possibile aumenterà il guadagno in “pagliuzze d'oro”.



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