05 aprile 2020

Montebelluna

"Il cementificio di Pederobba ha iniziato a bruciare anche la plastica"

A darne notizia è il Coordinamento tra le associazioni locali Ariachevoglio

| Ingrid Feltrin Jefwa | commenti |

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PEDEROBBA – Il coordinamento di associazioni da anni segue le vicende del cementificio perché preoccupati che le emissioni possano causare danni alla salute dà con amara ironia una notizia importante: “Attenzione! Da novembre 2019 il cementificio di Pederobba ha iniziato a incenerire rifiuti di plastica. Anche la provincia di Treviso ha ora il suo co-inceneritore di rifiuti ed è a Pederobba. Un primato di cui fregiarsi orgogliosamente. Se però in questi giorni a Onigo, Curogna e dintorni sentite puzza di plastica bruciata, probabilmente è colpa della nonna che accende il fuoco con la diavolina”.

Intanto il gruppo d’opposizione in consiglio comunale Pederobba Bene in Comune si è già attivato e spiega che: “Lunedì 16 dicembre alle ore 18 si terrà un Consiglio comunale straordinario, dove Ulss 2 e Arpav presenteranno i risultati dell'indagine epidemiologica e un aggiornamento sul monitoraggio della qualità dell'aria. Questo Consiglio straordinario è stato richiesto dal nostro gruppo consiliare perché riteniamo che, ad oggi, non sia stata data sufficiente chiarezza e informazione alla cittadinanza su questa urgente questione di salute pubblica. Vi ricordiamo che il Consiglio Comunale è aperto a tutti e vista l'importanza del tema vi invitiamo a partecipare!”.

Insomma, a Pederobba la gente continua a interrogarsi su questa presenza e sulle conseguenze che potrebbe avere in ordine alla salute pubblica. Va rammentato che il cementificio di Pederobba è un’industria insalubre di classe 1 autorizzato dal 1996 a incenerire quantità crescenti di pneumatici fuori uso (pfu): dalle 20.000 Ton/anno iniziali, oggi il cementificio è autorizzato per 60.000 Ton/anno. Oltre ai pfu vengono utilizzate quantità analoghe di pet coke.

“A fine 2015 la proprietà chiede di estendere l’autorizzazione all’incenerimento anche ad ulteriori classi e in particolare e platiche da rifiuto. Tale richiesta è sottoposta a procedimento di V.I.A.: si tratta della prima VIA a cui viene sottoposto il cementificio – spiega ACV -. Il Coordinamento tra le associazioni locali Ariachevoglio (Arianova, la minoranza consiliare “Bene in Comune”, il Movimento5Stelle, la LIPU), promuove una serie di iniziative informative e di approfondimento. A fine 2016 promuove una petizione popolare per chiedere che prima di ogni altra autorizzazione a incenerire altri rifiuti, si verifichi quale impatto ha avuto la ventennale attività di incenerimento sulla salute della popolazione, mediante un’approfondita analisi epidemiologica sul campo, realizzata da studiosi titolati e autorevoli e con fondi pubblici, a garanzia di indipendenza e il 27 giugno 2017 sono state consegnate 6665 firme al Presidente della Provincia di Treviso”.

Va detto che a questo punto delle vicenda il Comune di Pederobba assume un atteggiamento favorevole alle istanze popolari e abbraccia in particolare la richiesta di uno studio epidemiologico indipendente di cui, anzi si fa promotore avviando un iter per l’individuazione del metodo e dello studioso da incaricare. Viene individuato il metodo “caso controllo” da affidare all’esperto di fama internazionale Prof. Paolo Crosignani salutato con favore anche dall’Ulss. L’atteggiamento però rapidamente muta come spiega il coordinamento ACV ripercorrendo la cronistoria della vicenda: “Durante l’estate 2017, in soli due mesi, il Comune e l’Ulss cambiano radicalmente opinione. Dapprima sia il metodo che l’incaricato sono la soluzione ideale, poi entrambi diventano del tutto inadeguati. Il coordinamento chiede ora che si facciano entrambi gli studi ma l’Ulss nega la possibilità a Crosigani di ricevere i dati. Invitato al Consiglio Comunale del 29 dicembre 17 (sono disponibili i verbali) per spiegare i termini dello studio che intende effettuare, il dr. Cinquetti dell’Ulss, non spiega il metodo che intende seguire e ribadisce che la sua preoccupazione è che il metodo Crosignani, nell’indagare le patologie nell’area di ricaduta dell’inquinamento del cementificio, possa creare un falso positivo”.

Quindi l’epilogo fino ad oggi con l’avvio dell’incenerimento della plastica nei forni del cementificio: “Il Sindaco non cambia più idea – conclude ACV -: nonostante la sua Amministrazione abbia fatto un percorso (con tanto di impegni di spesa e studi preliminari delle ricadute), ora è favorevolissimo alla prospettiva che sia l’Ulss e solo l’Ulss a seguire lo Studio. Nel frattempo, escono notizie di stampa che paventano rischi occupazionali se la plastica non viene autorizzata. A questo ricatto occupazionale ACV reagisce con sdegno e fermezza”.

 



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Ingrid Feltrin Jefwa

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