06 marzo 2021

Treviso

Cava Morganella: "La Regione revochi l’autorizzazione a ulteriori scavi sottofalda"

La richiesta delle minoranze al presidente Zaia

| Isabella Loschi |

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cava Morganella

PONZANO - “Non possiamo permettere l’ampliamento sottofalda di cava Morganella fino a 60 metri, in violazione dell’attuale legge e senza sapere, dopo cinque anni, la natura dei materiali presenti sul fondo. La Regione deve revocare l’autorizzazione firmata il 31 dicembre”.

Il caso degli scavi sulla Cava Morganella, a cavallo tra i comune di Ponzano e Paese, torna in consiglio regionale con una mozione sottoscritta dai consiglieri del Pd, a cui si sono aggiunti gli altri esponenti della minoranza, Arturo Lorenzoni (Gruppo Misto), Cristina Guarda (Europa Verde), Elena Ostanel (Veneto che Vogliamo) ed Erika Baldin (Movimento Cinque Stelle).

 “Sull’opposizione a questo progetto - sostiene Andrea Zanoni - non arretreremo di un millimetro. L’ampliamento dello scavo in falda potrebbe mettere a rischio inquinamento l’acqua dei pozzi a valle della cava, come ha denunciato l’Alto Trevigiano Servizi (Ats), che gestisce il servizio idrico integrato di 52 Comuni. In ogni caso è un progetto che viola la legge 13/2018 sulle cave e quella precedente, la 44 del 1982. La nuova normativa stabilisce che per quanto riguarda i procedimenti amministrativi in corso alla data di entrata in vigore della presente legge, ‘continuano ad applicarsi le disposizioni vigenti alla data in cui i procedimenti hanno avuto iniziò. E, sulla base della legge precedente, dai 40 metri attuali la profondità di scavo può arrivare al massimo a 43, non a 60. Lo confermano due pareri, uno della direzione geologia e risorse del 2012, indirizzato all’Unità Via e l’altro del 2018 della Direzione difesa del suolo dell’area tutela e sviluppo del territorio”.

 Per i consiglieri di minoranza, poi, resta ancora da chiarire la natura dei materiali ritrovati sul fondo della cava dopo l’ispezione della Provincia di Treviso: “Nel 2016 - spiega Zanoni - era stato approvato all’unanimità in consiglio regionale un ordine del giorno con cui si chiedeva alla giunta di effettuare, tramite Arpav, una ricognizione per determinarne la natura e l’eventuale pericolosità. Impegno rimasto lettera morta dopo cinque anni”. 

La preoccupazione per questo progetto si è diffusa anche tra i cittadini: “Sono oltre duemila le persone che hanno firmato la petizione con cui si chiede al presidente Zaia di revocare l’atto e al ministero dell’Ambiente, ai sindaci dei comuni interessati, Ponzano Veneto, Treviso e Paese e al presidente di Ats di impugnarlo il decreto davanti al Tar del Veneto”. 

 



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Isabella Loschi

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