23 aprile 2021

Castelfranco

Cava Baracche, nuovo progetto di ampliamento. Il Comune si oppone

Il vicensindaco di Vedelago, Marco Perin: “Richiesta inaccettabile per il Comune"

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Cava Baracche, Vedelago

VEDELAGO - Un progetto di ampliamento che parte da lontano e per il quale, da sempre e con ogni mezzo, l’amministrazione guidata da Cristina Andretta si è opposta, consapevole di quanto il territorio vedelaghese – essendo tra i più estesi della provincia e quelli a maggior superficie agricola – abbia già dato in termini di escavazione.

E’ il 1982 quando viene emanata la prima legge che norma l’escavazione – la legge regionale 44 – prevedendo per ciascun Comune la possibilità di scavare al massimo il 3% del territorio agricolo. Seguono due decenni di continue richieste da parte dei cavatori per poter avviare l’attività o ampliare l’attività di cava su Vedelago fino al 2000 quando il Comune, per arginare questo fenomeno, è tra i primi comuni in Veneto a stipulare una Convenzione integrativa con i cavatori. Si tratta di un accordo che stabilisce in primis il residuo disponibile per raggiungere il limite del 3% escavabile, ma, soprattutto, stabilisce le regole ed i luoghi di escavazione e le opere pubbliche che il privato è tenuto a realizzare a scopo di mitigazione ed indennizzo per la collettività.

Non passano molti anni, e nel 2007, viene presentato un nuovo progetto di ampliamento a nord della Postumia Romana, in Cava Baracche, adiacente alla cava Geonova. Quello presentato è un progetto che prevede un ampliamento faraonico di circa 5 milioni di metri cubi per il quale sia il Comune che la Provincia hanno con forza espresso parere contrario data l’incongruenza con la legge regionale 44 che prevedeva al massimo un ampliamento del 30% propedeutico alla ricomposizione ambientale.

Il progetto non è mai stato rigettato dalla Regione ma è rimasto inspiegabilmente a dormire per ben 14 anni in Commissione Via regionale. E arriviamo ai giorni nostri, cioè a venerdì 26 febbraio quando il progetto è stato presentato al pubblico: ora prevede una considerevole riduzione dell’ampliamento per cui si passa da 5 milioni di metri cubi 250 mila metri cubi di estensione.

Interviene il vicensindaco di Vedelago, Marco Perin: “Sebbene il progetto preveda una significativa diminuzione della volumetria da ampliare, quella su Cava Baracche rimane comunque una richiesta inaccettabile per il Comune. L’obiettivo principale della nostra amministrazione è arrivare quanto prima ad una modifica della Convenzione del 2000 attraverso un Piano ambientale che crei un reale presupposto di riqualificazione delle aree situate nell’ambito sud del nostro territorio. Vogliamo dimostrare che un ripristino di queste aree degradate è possibile senza aprire nuovi fronti. Stupisce che un progetto tenuto congelato per 14 anni rispunti ora senza tener conto dell’evoluzione della normativa che ha sostituito la legge 44 con la più attuale leggere regionale 13 del 2018 che non prevedeva una decadenza temporale dell’autorizzazione regionale. L’aver tenuto in piedi un progetto per anni, cambiandolo in corsa, ha tutta l’ria di voler essere un escamotage per portare avanti l’ampliamento senza ostacoli di sorta.

Ma il Comune non abbasserà la guardia, metterà in campo qualsiasi mezzo per evitare l’ampliamento e, soprattutto, farà valere le condizioni della convenzione del 2000 che impone ai cavatori la realizzazione di una viabilità di cintura proprio lungo l’argine oggetto di ampliamento. La nostra posizione è sempre stata chiara e decisa rispetto all’escavazione del nostro territorio. Vedelago è tristemente noto per essere diventato un paese groviera e, sebbene per fortuna sia terminato il periodo del far west, il Comune non abbasserà mai la guardia rispetto ai tentativi di scavare in maniera sconsiderata, e farà di tutto perché vengano messe in atto trovate ingegnose per sfuggire alla normativa attuale”.

FOTO - area interessata al progetto di alpliamento della cava Baracche a Vedelago

 


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