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19 aprile 2024

Esteri

Catalogna, arrivano i primi ordini d'arresto

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Catalogna, arrivano i primi ordini d'arresto

La giudice dell'Audiencia Nacional Carmen Lamela ha ordinato l'arresto dell'ex vice presidente della Generalitat, Oriol Junqueras, e altri sette ex consiglieri della Generalitat, accogliendo la richiesta della procura. Lo riferiscono i media spagnoli. Oltre a Junqueras, l'ordine di arresto riguarda gli ex consiglieri Jordi Turull, Raul Romeva, Josep Rull, Dolors Bassa, Meritxell Borras, Joaquim Forn e Carles Mundó. All'ex consigliere Santiago Vila, che si è dimesso la sera prima della dichiarazione d'indipendenza, viene concessa la libertà su pagamento di una cauzione di 50mila euro.

Nella sua decisione, Lamela ha considerato il rischio di fuga (tenendo contro che altri cinque imputati fra cui Carles Puigdemont sono fuggiti all'estero), nonché di reiterazione del reato o distruzione delle prove. La giudice, si legge nel suo ordine, afferma che l'azione degli ex consiglieri della Generalitat "è stata meditata, perfettamente preparata e organizzata durante oltre due anni di sistematica violazione delle risoluzioni del Tribunale costituzionale". La Procura di Madrid ha chiesto oggi anche di spiccare un mandato di arresto europeo nei confronti di Puigdemont e degli altri consiglieri Antoni Comín, Meritxell Serret, Lluís Puig e Clara Ponsatí, che non si sono presentati all'interrogatorio, restando a Bruxelles dove si trovano da lunedì sera. I reati contestati sono quelli di ribellione, sedizione e malversazione di fondi pubblici in relazione all'organizzazione del referendum in Catalogna il primo ottobre scorso.

Nel documento di richiesta del mandato di arresto europeo, inviato dalla procura spagnola alla magistrata che si occupa dell'indagine, si sottolinea che "ci sono stati ripetuti tentativi di consegnare la citazione nei domicili" delle persona chiamate a comparire "così come ripetute telefonate, tutti ignorati". Inoltre, si osserva che l'ex presidente catalano "ha dichiarato pubblicamente la sua intenzione a non comparire", e che ha chiesto di essere interrogato in videoconferenza, e lo stesso hanno fatto i consiglieri Comín e Serret.

La procura belga ha assicurato che applicherà la legge se arriverà un mandato di arresto europeo per Puigdemont, scrive El Pais, aggiungendo che la diplomazia spagnola assicura di non aver avuto finora nessun problema con le autorità belghe, da cui si aspetta una totale collaborazione. Al momento, il mandato d'arresto contro il deposto presidente della Generalitat rifugiatosi in Belgio è stato chiesto dalla procura spagnola, ma il giudice dell'Audiencia Nacional non ha ancora deciso se accogliere o meno la richiesta.

Se la giudice Carmen Lamela deciderà in favore dell'arresto di Puigdemont e degli altri quattro consiglieri catalani che si trovano in Belgio, l'ordine sarà trasmesso alla polizia che ne informerà i colleghi belgi. Quando l'arresto verrà eseguito in Belgio, sarà un giudice di questo paese a dare o meno il via libera all'estradizione.

COSA RISCHIA PUIGDEMONT - Il presidente della Corte suprema spagnola, Carlos Lesmes, ha confermato che Puigdemont rischia l'arresto nel caso in cui non si presenti in tribunale. "Quando qualcuno non si presenta dopo essere stato citato da un giudice per testimoniare, in Spagna o in qualsiasi altro Paese europeo, di solito si emette un ordine di arresto" ha sottolineato. Il mandato di arresto europeo, previsto da una direttiva europea del 2002, costituisce la prima concretizzazione nel settore del diritto penale del principio di mutuo riconoscimento, semplificando e accelerando l'estradizione di un indagato tra due Paesi membri dell'Unione europea.

Le caratteristiche principali della procedura risiedono nel fatto che le autorità giudiziarie cooperano direttamente senza la necessità di passare per una valutazione da parte dell’esecutivo, tipica dei casi tradizionali di estradizione. In altre parole, le decisioni sono esclusivamente giudiziarie, senza alcuna influenza politica.

Per 32 categorie di reati si deroga al principio della cosiddetta 'doppia incriminazione', ovvero l'atto non deve essere considerato un reato in entrambi i Paesi. L'unico requisito è che sia punito con pene detentive di almeno tre anni nel Paese di esecuzione.

Il mandato semplifica le procedure e la documentazione da presentare mediante la creazione di un unico documento e prevede scadenze brevissime per l'adozione della decisione sulla consegna.

Prevede inoltre il superamento del divieto di estradizione di cittadini contemplato da diverse Costituzioni, per cui se la persona oggetto del mandato d’arresto europeo ai fini dell’azione penale è cittadino o residente dello Stato membro di esecuzione, la consegna non può essere rifiutata, ma può essere subordinata alla condizione che la persona, dopo essere stata ascoltata, sia rinviata nello Stato membro di esecuzione per scontarvi la pena o la misura di sicurezza eventualmente pronunciata nello Stato membro emittente.

 



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