23 novembre 2020

Castelfranco

Castelfranco si è stretta intorno alla famiglia del primario Leopoldo Celegon

Il ricordo affettuoso dei figlio nel giorno del commiato e la stima di tanti

| Leonardo Sernagiotto |

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| Leonardo Sernagiotto |

Leopoldo Celegon

CASTELFRANCO - Castelfranco tributa l’ultimo saluto a Leopoldo Celegon, l’ex-primario di cardiologia dell’ospedale San Giacomo, scomparso a 71 anni dieci giorni fa nelle Dolomiti cortinesi, lasciando sgomenta l’intera comunità castellana.

Questo pomeriggio, oltre trecento persone hanno voluto salutare per l’ultima volta lo stimato medico, molto conosciuto in città anche per le sue numerose attività al di fuori dell’ospedale. Fondatore e anima degli “Amici del cuore”, sul sagrato del Duomo lo attendevano tra gli altri alcuni membri dell’Associazione nazionale carabinieri, della Lilt (Lega Italiana per la Lotta contro i Tumori) e del Lions Club, realtà di cui Celegon era socio. Presenti anche il sindaco, Stefano Marcon, e l’assessore Gianfranco Giovine.

C’erano soprattutto loro, Alessandra e Francesco, i figli di Leopoldo Celegon, che a fianco della madre Laura hanno voluto esprimere tutto il loro dolore per una perdita così improvvisa. «Mi mancherà la tua voce che tuonava da un piano all’altro, i tuoi predicozzi, il tuo arrabbiarti e poi calmarti dopo cinque minuti, la tua voglia di andare sempre a messa anche in vacanza» ha ricordato Alessandra, con la voce rotta dall’emozione, che poi ha voluto esprimere il suo ringraziamento verso le persone coinvolte nella ricerca del padre.

Francesco, invece, ha affidato il suo pensiero ad una lettera, in cui emergeva tutto il rammarico del tempo perduto: «Avrei voluto passare più tempo con te, ma ho dovuto allontanarmi e percorrere la mia strada, sbattendoci anche la testa, per poi tornare. Non ho seguito i progetti che forse avevi in mente per me. Addio papà».

Nella sua omelia, don Dionisio ha ricordato lo spirito profondamente cristiano di Leopoldo, un «medico sano, forte, prudente, che ha amato Castelfranco, spendendo la sua vita per il suo benessere». Il sacerdote ha poi aggiunto: «Leopoldo mi ha confidato che prima di operare, oltre a far ricorso a tutte le sue conoscenze scientifiche, si raccomandava a Dio per non sbagliare il suo intervento».

Infine, i numerosi presenti, molti dei quali ex-pazienti del cardiologo, erano incapaci di accettare una fine così tragica per una persona che tanto bene aveva fatto alla gente: «Era una persona che sapeva curare e calmare: ai suoi pazienti non nascondeva mai niente, ma era sempre in grado di rassicurarli e tranquillizzarli».

 

 


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Leonardo Sernagiotto

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