23 gennaio 2020

Castelfranco

Caso quartetto d'archi. "Stiamo valutando di querelare chi ci ha insultato": ha dichiarato il comandante della polizia locale

Il sindaco: “Calpestata con disinvoltura la dignità dei singoli lavoratori”

Ingrid Feltrin Jefwa | commenti |

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Le corde del mondo

CASTELFRANCO – Il comandante della Polizia municipale annuncia che si stanno valutando anche possibili querele nei confronti di chi ha criticato i suoi subalterni che venerdì scorso hanno allontanato il quartetto d’archi “Le corde del mondo” dalla piazza dove avevano improvvisato un concerto non autorizzato. Dure anche le parole del primo cittadino.

“Lo scorso venerdì, durante il mercato settimanale, in Piazza Giorgione, un gruppo di musicisti stava suonando. La Polizia Locale, nell’ambito del servizio di vigilanza, verificava se i musicisti si stessero esibendo nel rispetto del Regolamento vigente. Constatata la mancanza di autorizzazione, venivano informati sulle modalità per regolarizzarsi, gli stessi ne prendevano atto e si allontanavano – si legge in una nota istituzionale di pochi minuti fa -. È stato sconcertante constatare quanto si è, da subito, originato nei social nei confronti della Polizia Locale: commenti offensivi, parole denigratorie e false accuse, che hanno leso l’onore e il prestigio del Corpo, nonché calpestato con disinvoltura la dignità dei singoli lavoratori. Anzitutto nessuno è stato “sgomberato” o “cacciato”, e la Polizia Locale è stata offesa e diffamata per aver compiuto il proprio dovere. Dovere che include anche vigilare sul rispetto delle regole per una civile convivenza”.

Il sindaco, Stefano Marcon ha quindi dichiarato: “Le iniziative musicali sono ben accolte purché nel rispetto delle norme vigenti, che l’Amministrazione si sta comunque impegnando ad aggiornare. Il gruppo musicale in questione troverà sicuramente spazio conciliando la propria attività con le modalità consentite”. Sulla questione interviene il comandante della Polizia Locale, Pina Moffa: “Bisogna precisare che si può esprimere il proprio pensiero anche in modo civile. C’è la convinzione che sui social si possa scrivere qualsiasi cosa senza conseguenze, ma chi scrive, spesso, non se ne rende conto. Si ricorda che i messaggi a contenuto lesivo dell’onore e della reputazione di un soggetto, integrano il delitto di diffamazione previsto dall’articolo 595 del Codice Penale. L’offesa, una volta pubblicata sul social, raggiunge più destinatari e assume pertanto un carattere pubblico. Per i commenti offensivi relativi al fatto in questione, si sta valutando di procedere con querela”.

 



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