02 dicembre 2020

Italia

Caso marò, Monti in Parlamento "Stupefatto dalle dimissioni di Terzi"

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Caso marò, Monti in Parlamento

ROMA - Dopo le dimissioni di Giulio Terzi per la vicenda dei marò, il premier Mario Monti, che ha assunto l'interim come ministro degli Esteri, riferisce al Parlamento sulla decisione di restituire all'India Massimiliano Latorre e Salvatore Girone e sullo 'strappo' di Terzi.

Intervenendo alla Camera, il premier ha affermato che l'India e' "un partner economico e commerciale di primaria importanza", ma non vi sono stati "scambi o accordi riservati" con New Delhi riguardo ai due marò.

Il premier poi ha duramente criticato Terzi e si è detto "stupefatto" dalle modalita' delle dimissioni del ministro. "Stupefatto - ha detto il presidente del Consiglio - per cio' che il ministro ha fatto e per cio' che il ministro non ha fatto, cio' che ha fatto e' aver reso note qui le sue dimissioni senza alcuna informazione preventiva ne' al capo dello stato ne' al presidente del Consiglio". Monti ha aggiunto di essere rimasto stupefatto "soprattutto per cio' che non ha fatto". Spiegando che nel normale "funzionamento di organi decisionali, di organi collegiali" possono esistere "all'inizio divergenze di punti di vista" e che "puo' essere al limite utilizzato lo strumento per indurre altri partecipanti alla decisione o, in questo caso, il presidente del Consiglio a modificare la loro posizione puo' anche essere utilizzato un preannuncio di dimissioni a meno che qualche cosa cambi".

Ma nel caso di Terzi, ha affermato il premier, "niente di questo e' avvenuto. ne' alle riunioni del Cisr, ne' alla riunione che si e' svolta nel mio ufficio a Palazzo Chigi ieri mattina dalle 11 alle 13, alla presenza del ministro della Difesa, del ministro degli Esteri, in collegamento frequente telefonico e via Internet con il ministro della Giustizia e con altri collaboratori". Ricordando che nel corso di queste riunioni si e' discusso dell'intervento che i due ministri avrebbero dovuto fare il pomeriggio in Parlamento.

Con le sue dimissioni, ha detto Monti, Terzi ha perseguito un "obiettivo" esterno alla vicenda dei marò. "Ho ragione di ritenere che l'obiettivo non fosse quello di modificare una decisione alla quale il ministro aveva consapevolmente partecipatato con il suo lavoro - ha detto - ma fosse quello piu' esterno di conseguire altri risultati che magari nel tempo diventeranno piu' evidenti".

La replica di Terzi arriva in serata dalla sua pagina Facebook. L'ex ministro afferma che le sue dimissioni non sono motivate da "finalita' personali". "Ho annunciato pubblicamente le mie dimissioni, atto che ritengo legittimo in democrazia, in occasione della mia audizione alla Camera, non per perseguire chissa' quale finalita' personale, ma perche' trattandosi di una vicenda che mi ha coinvolto a livello istituzionale e personale, ho ritenuto proprio in quel momento, per rispetto delle verita' che stavo riferendo in Parlamento, massima sede delle Istituzioni democratiche, che si rendesse per me impossibile proseguire nel mio impegno di Governo", sostiene Terzi.

Nel suo intervento alla Camera, entrando nel merito della vicenda, il premier ha detto che quella di far rientare i due maro' in India e' stata "una decisione difficile e dololora ma che ci e' apparsa necessaria per garantire l'onorabilita' del Paese e dell'uniforme che i nostri militari indossano con giusto orgoglio". Ricostruendo la vicenda dei due militari italiani, Monti ha spiegato che la verifica della "compatibilita' costituzionale" del tribunale ad hoc davanti al quale sarebbero dovuti comparire i due maro' in India "non era pretestuosa ma doverosa". "La nostra inziativa -ha detto il premier riferendo alla Camera- e' sempre stata volta a garantire il contesto nel quale andavano giudicati i due militari italiani". In particolare, "processo giusto" e "pene compatibili" con il nostro dettato costituzionale.

Al termine del suo intervento il premier ha voluto rendere "omaggio" ai due maro' Salvatore Girone e Massimiliano Latorre e all'"atteggiamento e al grande senso di responsabilita che hanno tenuto" nell'accettare di tornare in India. "Hanno tenuto un comportamento assolutamente esemplare", ha detto Monti.

Durante l'intervento alla Camera di Monti, c'è stata tensione con gli esponenti del Pdl. I deputati erano davvero pochi, ma quelli che c'erano non hanno esitato a prendere di mira il premier. Calma piatta all'inizio dell'intervento di Monti, poi la tensione, gradualmente, sale. Fino al battibecco, nel quale ciascuno ha agito e reagito a modo suo: il presidente del Consiglio in perfetto 'Monty style', molto british; i deputati del Pdl in maniera piu' diretta, con toni accesi e qualche parolina un po' sopra le righe. Tutto e' cominciato quando l'ex ministro della Difesa Ignazio La Russa ha borbottato qualcosa all'indirizzo del premier. Che ha continuato il suo intervento girandosi verso la zona da cui proveniva il brusio. Dopo poco, secondo borbottio. Monti si gira una seconda volta. A quel punto interviene la presidente Boldrini: "lasciamo continuare il presidente".

La Russa si alza, va a chiacchierare con alcuni colleghi seduti un po' piu' in la', poi torna al suo posto e si mette a sfogliare rumorosamente un giornale. Monti avverte, per la terza volta, un brusio. Si volta verso Boldrini e chiede se puo' continuare. La Russa alza lo sguardo dal giornale e il tono della voce: "non si puo' nemmeno leggere il giornale? Ma che dica quello che vuole...". Secondo intervento della presidente: "lasciamo continuare, per favore...".

Il bello, pero', deve ancora venire. Accade quando Monti azzarda una riflessione sul perche' del suo ingresso in politica, aggiungendo che il suo esecutivo "non vede l'ora di essere sollevato". "Anche noi", si sente distintamente provenire dai banchi del Pdl, insieme ad un applauso ironico. Che viene sovrastato dal tono di voce di Maurizio Lupi: "si e' candidato lei, nessuno l'ha invitata", aggiungendo, per far capire bene lo stato d'animo di quel momento: "anche i moderati si incazzano".

Prima del suo intervento in Parlamento, il premier si è recato alla Farnesina per l'insediamento. Subito dopo, il presidente del Consiglio ha informato il Cdm sulla vicenda, soffermandosi in particolare sulle decisioni assunte dal Comitato interministeriale per la sicurezza della Repubblica che si è riunito il 20 e 21 marzo. Il Cdm ha quindi nominato Marta Dassù e Staffan De Mistura, attuali sottosegretari, vice ministri degli Esteri.

(Adnkronos/Ign)

 



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