21 settembre 2020

Treviso

Caserma Serena, Benazzi non ci sta: "La situazione è degenerata a causa della promiscuità"

"O si scusa ufficialmente con l'Ulss 2 Trevigiana per quanto ha detto o lo querelo": la replica di Benazzi alle accuse di inefficienza dell'apparato sanitario

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Caserma Serena, Benazzi non ci sta:

TREVISO -  "O si scusa ufficialmente con l'Ulss 2 Trevigiana per quanto ha detto o lo querelo": il direttore generale Francesco Benazzi replica così alle accuse di inefficienza dell'apparato sanitario regionale in relazione ai 244 contagiati presenti nel Centro di accoglienza ospitato all'interno dell'ex Caserma Serena di Casier avanzate dal gestore della struttura Gian Lorenzo Marinese, presidente della Nova Facility. La società si occupa del Centro da cinque anni e i migranti che vi sono accolti vi risiedono da molti mesi. "Non possiamo assolutamente entrare nella struttura quando vogliamo - replica Benazzi, alludendo alle modalità di effettuazione dei tamponi a ospiti e operatori - ma dobbiamo comunque rispondere al questore; solo il Ministero degli interni ci può autorizzare a entrare in caserma".

 

Il caso all'interno della Serena, ricorda Benazzi, è scoppiato un mese e mezzo fa con un primo contagiato. "Abbiamo isolato un pakistano - ricorda - e fatto il tampone sia a lui che ai suoi contatti più stretti, che sono risultati tutti negativi. Poi abbiamo attuato i 14 giorni di isolamento - aggiunge - come prevedevano le procedure". Benazzi si dice certo "che la seconda ondata di contagi nella struttura, che ha coinvolto migranti e operatori, non è da legare alla prima". Dopo la scoperta poco più di una settimana fa di 133 malati, la situazione "è degenerata - attacca - a causa della promiscuità". "Positivi e non positivi - dice Benazzi - non sarebbero stati posti in aree divise del Centro. Hanno rifiutato di farsi isolare - rileva - come hanno esplicitamente ammesso gli operatori presenti nella struttura". Tutto questo "nonostante l'Ulss avesse dato l'ordine di creare un blocco - rincara il dg - in un'area isolata, con docce e bagni". In più, sempre secondo le parole di Benazzi, non si è riusciti "a far utilizzare ai migranti le mascherine nelle aree esterne comuni e a obbligarli al distanziamento sociale". "E' quindi chiaro che in questa situazione - conclude - si creano i contagi". 

 


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