19 ottobre 2021

Treviso

Cancellate e bloccate le pagine social di Fratelli d'Italia in provincia di Treviso

Fdi: "Le piattaforme di Zuckerberg non sono più neutrali"

| Roberto Silvestrin |

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facebook fratelli d'italia bloccato

TREVISO - Di solito succede con gli attacchi hacker, ma questa volta non è così. “Facebook ci ha bloccato 34 pagine e ce ne ha cancellate 14 – rende noto Giovanni Battista Patete, responsabile della comunicazione social di Fratelli d’Italia per la provincia di Treviso -. Pagine nelle quali si parlava esclusivamente del nostro partito, dei nostri amministratori e di Giorgia Meloni”.

 

Secondo quanto riportato da Patete, Facebook e Instagram starebbero “chiudendo tutti gli account del mondo definito di destra. E così è capitato anche alla pagine dei nostri circoli territoriali”. Conseguenze (anche) della polemica che ha coinvolto l’assessore regionale Elena Donazzan, esponente proprio di Fdi? L’esponente della giunta regionale è stata “bloccata” dai social di Mark Zuckerberg dopo aver intonato “Faccetta nera” nel corso di una trasmissione radiofonica. Lei ha quindi scelto di sospendere momentaneamente tutti i suoi profili social, fino al termine delle restrizioni.

 

“È inutile dire che questo è un brutto segnale, e non solo per la “democrazia” - continua Patete -. È un brutto segnale per ogni singolo individuo, considerato che una parte della politica italiana esulta per questa azione di censura, affermando addirittura che è utile e necessaria”. “Le piattaforme di Zuckerberg non sono più neutrali e si pongono come paladine depositarie della cultura, dell’economia e degli ideali della politica, permettendosi di cancellare chi non è allineato con il pensiero globalista”, si legge nella nota diramata oggi proprio da Fratelli d’Italia. Il problema della censura dei contenuti sui social è, comunque, un problema di portata mondiale. Lo testimonia il caso della Polonia, che si appresta a varare un provvedimento che prevede multe salate – fino a quasi 2 milioni di euro – per i social network che censurano contenuti legali.

 

Il problema, secondo Patete, riguarda soprattuto chi si permette di “dissentire dal politicamente corretto”. Il rischio, infatti, è sempre quello di vedere agitato “lo spauracchio del fascismo”.

 


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Roberto Silvestrin

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