05 aprile 2020

Treviso

CAMPAGNA SHOCK: UN FETO IN UN BICCHIERE DI SPRITZ

Ideata dall’Ulss 9 per convincere le gestanti ad astenersi dal bere alcolici

| Laura Tuveri | commenti | (8) |

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TREVISO – Un feto immerso in un cocktail alcolico, invece di essere nel grembo rassicurante della sua mamma. Un manifesto choc quello che ha prodotto l’Ulss 9 di Treviso per convincere le mamme in dolce attesa a non bere alcolici durante il delicato periodo della gravidanza.

In Italia circa il 60% delle donne che è in attesa di un figlio consuma alcolici, con evidenti rischi per la salute dei nascituri. Proprio per questo l’ Ulss 9 di Treviso ha lanciato una campagna di prevenzione contro l’alcol in gravidanza, presentata alla stampa stamani, di forte impatto culturale e mediatico intitolata “Mamma beve, bimbo beve”.

Il progetto è frutto del sostegno del centro medico “Salute e Cultura” e dell’agenzia di comunicazione “Fabrica”. Questa nuova campagna di prevenzione all’uso dell’alcol fa parte del più ampio progetto denominato “Kambio Marcia - In attesa cambia”, realizzato dal servizio di Alcologia del Dipartimento per le dipendenze, in collaborazione con l’Università degli Studi di Trieste nell’ambito di un dottorato di ricerca.

Quest’ultima campagna prevede la diffusione di un messaggio di comunicazione tramite i canali sociosanitari dell’azienda e i mezzi pubblici (autobus), ma si avvarrà anche della collaborazione della Fipe-Confcommercio e di Ebicom per la pubblicizzazione del messaggio anche con la rete dei ristoratori e dei commercianti. I

l Lions Club Treviso “Eleonora Duse” ha, poi, finanziato la borsa di studio per il dottorato di ricerca e contribuirà all’allestimento di alcuni punti informativi nei presidi ospedalieri di Treviso e Oderzo. A livello scientifico non è ancora stata individuata una quantità di alcol sicura per la gravidanza, ovvero priva di effetti negativi.

Si stima che in Europa circa 1 bambino su 100 (fonte Eurocare, European Alcohol Policy Alliance) possa avere problemi legati al consumo di alcol da parte della madre, e raccomanda, secondo il principio di precauzione, l’astensione totale da parte delle donna. L’insieme dei danni che l’alcol può causare è definito disturbo dello Spettro fetale alcolico (Fasd) che descrive una serie di effetti negativi fisici, psichici e mentali, più o meno gravi.

La forma più severa dello Spettro è la Sindrome Alcol Fetale (Fas), una patologia caratterizzata da malformazioni e ritardo di crescita del bambino, identificata come prima causa di disabilità cognitiva non genetica nel mondo occidentale.

“Questa campagna” – afferma Franco Zoppè, presidente della Fipe-Confcommercio – per la particolarità che la caratterizza, richiede sensibilità, preparazione e partecipazione da parte nostra, che da anni ci formiamo sui temi delle dipendenze e degli abusi, collaborando con i diversi soggetti, diventando ‘attori di una comunità educante’, nella convinzione che educare e non proibire sia ora quanto mai necessario ed importante”.

“Avere un figlio – ha detto il direttore generale dell’Ulss 9 Claudio Dario – rappresenta uno dei momenti più importanti della vita, ed è quindi fondamentale che le future mamme e le loro famiglie sappiano come affrontare questa tappa evitando rischi e comportamenti che possano compromettere la salute della madre e del nascituro.

Per questa ragione abbiamo scommesso su una strategia di prevenzione originale e innovativa non solo dal punto dell’impatto mediatico, ma partendo dall’idea che la tutela della gravidanza non può prescindere dalla sensibilizzazione dei referenti per la salute e delle future generazioni di genitori”. Il progetto “Kambio Marcia – In attesa cambia” per l’azienda sanitaria trevigiana, rappresenta un’esperienza innovativa nell’ambito delle Asl italiane.

L’iniziativa è nata dalla collaborazione e dal coinvolgimento attivo di diversi servizi sociosanitari, in particolare l’Unità di Ginecologia e Ostetricia e il servizio di Epidemiologia e statistica del Dipartimento Piani e Programmi. Lo scorso anno è stata avviata un’attività di ricerca, estesa e completa, che indaga le conoscenze e le abitudini di consumo di alcol in alcune fasce di popolazione.

La ricerca è rivolta ai soggetti del bacino di utenza dell’Ulss trevigiana che sono maggiormente coinvolti nella problematica. Circa 1.600 gli utenti coinvolti (300 operatori sociosanitari, 150 medici di medicina generale e pediatri di libera scelta, 600 studenti di terza media inferiore, 300 giovani allievi delle autoscuole, 250 donne in gravidanza che nel mese di aprile 2010 hanno avuto accesso ai presidi ospedalieri di Treviso e Oderzo) attraverso la compilazione di un questionario i cui risultati saranno elaborati e presentati nel secondo semestre del 2010.

 



Laura Tuveri

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