04 agosto 2021

Treviso

"Il calendario regionale conta poco se a settembre la scuola avrà gli stessi problemi"

Carlo Garzara della Rete degli studenti medi della Marca: "Basta classi pollaio e autobus come carri bestiame"

| Roberto Grigoletto |

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| Roberto Grigoletto |

TREVISO - Sabato scorso si erano incatenati, davanti a Palazzo Ferro Fini, gli studenti della Rete (scuola superiore) e dell’Università (Udu). Hanno voluto richiamare l’attenzione su un mondo, quello della scuola, dimenticato dalla politica e dalle istituzioni, a cominciare dalla Giunta regionale. Preoccupazioni e timori che in vacanza aumentano piuttosto che diminuire. Il rischio è che i problemi siano rimandati tutti a settembre, compromettendo la ripartenza e quindi il nuovo anno scolastico. Il calendario annunciato la settimana scorsa dalla Regione lascia gli studenti veneti abbastanza indifferenti.

“Avere più giorni di vacanza, come entrare prima o dopo, diventa un aspetto secondario. La cosa importante è ricominciare in sicurezza con dei cambiamenti a livello complessivo che avrebbero già dovuto essere presi dalla Regione e in modo compiuto. Non possiamo confidare sul fatto che il vaccino possa essere sicuro al cento per cento” - premette Carlo Garzara, portavoce della Rete degli studenti medi della Marca. “Non vogliamo ricominciare come prima della pandemia perché la situazione scolastica era già di per sè disastrosa. Gli autobus affollati e presi d’assalto come carri bestiame c’erano prima e rischiamo di rivederli tali e quali all’inizio del nuovo anno scolastico; cosa peraltro della quale abbiamo avuto una anteprima in queste ultime settimane”.

E c’è poi l’annosa questione delle classi pollaio. Per la Rete degli studenti è un problema che non si vuole risolvere, “ma in un’aula destinata ad accogliere quindici alunni non se ne possono stipare venticinque. È il motivo del resto per il quale le scuola ha dovuto chiudere quando è scoppiata la pandemia”. Spiega Garzara che le aule affollate hanno sempre creato problemi perché non a tutte le lezioni è possibile prendere parte, qualche gruppo rimane sempre fuori. Per non parlare della difficoltà per un docente di gestire classi anche di trenta persone. “Ora non vorremmo che con la fine del lockdown e il venir meno della necessità di ricorrere alla DaD si interrompesse anche il percorso della digitalizzazione. Anche perché la scuola italiana è arretratissima sotto questo aspetto e bisognerebbe dare una spinta in più per portarla effettivamente a diventare 2.0”. Gli studenti della Rete insistono: la scuola italiana, a cominciare da quella in Veneto, ha bisogno urgente di aggiornarsi per rispondere alle esigenze di tutti, studenti e docenti. E sperano vivamente che adesso non si sospenda tutto perché sono iniziate le vacanze; una volta fissato il calendario del nuovo anno scolastico non ci si può mettere la coscienza a posto, rimandando a settembre i problemi.

“L’assessore Donazzan ad esempio dovrebbe pensare a questioni tipo quella ambientale o l’educazione sessuale, introducendo magari delle giornate ad hoc. Ma sono solo due esempi. Per non parlare degli effetti prodotti dalla pandemia sul piano psicologico, pesantissimi. Immaginare di proporre giornate di approfondimento su socialità ed emozioni è davvero necessario” - conclude Garzara. Con una provocazione nella coda: “Con il nuovo anno, ci attendiamo di capire il destino dell’insegnamento di Educazione civica: la nostra speranza è che venga introdotta una cattedra per questa disciplina perché venga impartita come si deve. Tante le speranze, così come i timori perché purtroppo l’assessore Donazzan e la Giunta regionale non hanno mai seriamente preso in mano i problemi della scuola. Tranne quando sono stati costretti. Dalla pandemia”.

 


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