30 ottobre 2020

Lavoro

Cafà (Fonarcom): "con avviso Diginnova 4 mln euro per competenze digitali".

| AdnKronos |

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Cafà (Fonarcom):

Roma, 24 set. (Labitalia) - “Nonostante la creatività che contraddistingue il nostro Paese, permangono limiti all’innovazione. I principali: mancanza di sinergia tra mondo della ricerca, sistema produttivo e istituzioni, insufficienza degli investimenti pubblici e privati e permanenza di un sistema burocratico gravoso. Occorre che si apra un dialogo tra imprese, ricerca e istituzioni che attragga investimenti, anche internazionali. E la formazione continua deve essere il fertilizzante dell’innovazione diffusa, senza cui è impossibile crescere, creare valore e competenze di livello globale. Fonarcom, con il suo avviso Diginnova, ha stanziato 4 milioni di euro per finanziare le competenze digitali. Le aziende possono presentare piani formativi fino ad aprile del 2021”. Lo ha detto Andrea Cafà, presidente di Cifa e di Fonarcom, intervenendo stamani al webinar 'An open Innovation Ecosystem post 4.0 Digital', per rispondere al quesito: può l’Italia aprirsi all’innovazione digitale e diventare una Start-up Nation?

Di sicuro, lo è Israele, il primo Paese al mondo per numero di start-up e brevetti, anche grazie a una legislazione favorevole all’innovazione e a un sistema che, attraverso investimenti statali e capitali privati, sostiene un’interazione strettissima tra università, hub di ricerca e imprese.

Come ha spiegato Ofer Sachs, ceo di Herzog Strategic e già ambasciatore d’Israele in Italia "sono tanti i fattori che hanno spinto Israele verso l’innovazione, a partire da una popolazione molto giovane (il 35% ha meno di 18 anni) e di provenienza internazionale a un’attenzione particolare del governo che ha portato in pochi anni a un’economia di servizi e di tecnologie applicate a tutti i campi. Oggi Israele è casa per 400.000 aziende internazionali che lavorano a stretto contatto con i centri di ricerca e con i giovani, e questo costituisce una spinta fortissima all’innovazione".

Per Nava Swersky Sofer, esperta di innovazione, imprenditrice e ricercatrice, “a consentire in Israele lo sviluppo dell’Open innovation, e quindi dell’economia, è il grande investimento delle aziende private nei centri di ricerca e nelle università. Ciò che invece caratterizza questo sviluppo, è il fatto di adottare come metodo la ‘convergenza’. Essa si pratica a tutti i livelli: tra le persone, tra le menti, tra i settori produttivi, perfino tra arte e scienza. Questa convergenza tra scoperte tecnologiche e linguaggi diversi contamina l’intera vita culturale e produttiva del Paese. L’Italia potrebbe diventare leader in molti settori proprio adottando questa convergenza”.

Per il professor Angelo Maria Petroni, segretario generale di Aspen Institute Italia e ordinario di Logica e Filosofia della scienza alla Sapienza di Roma: “L’Open innovation è una dimensione fondamentale per lo sviluppo economico dell’Italia. Ma essa richiede un alto capitale umano e un alto capitale sociale. Persone più istruite e relazioni più facili tra lavoratori e imprese, e tra imprese e istituzioni. E’ su questo che il nostro Paese ha bisogno di interventi, sia normativi sia organizzativi", ha concluso.

Secondo Pasquale Caffio, managing director di Hrc, "l’eccellenza israeliana ci insegna quanto il networking e la connessione tra gli stakeholder pubblici e privati siano fattori chiave per lo sviluppo dell’innovazione italiana. Da qui emerge il ruolo fondamentale di chi, come Hrc FundTraining, favorisce la diffusione delle competenze tecniche e manageriali attraverso il proprio network e l’utilizzo delle risorse a disposizione delle imprese. Per accelerare la ripresa ed essere competitivi serve adottare modelli innovativi e sostenibili", conclude Caffio.

 



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