16 ottobre 2021

Cronaca

Caccia, le regioni si rifiutano di tutelare le tortore

Secca la reazione delle associazioni: senza il piano di gestione scatterà la moratoria completa e chi consente la caccia alla tortora verrà denunciato

| Ilaria Frare |

| Ilaria Frare |

Tortora, conferenza delle regioni

 


ROMA - “L'ennesima dimostrazione della sudditanza ormai lampante delle amministrazioni regionali italiane rispetto al mondo venatorio e la distanza di quest'ultimo da ogni minima idea di sostenibilità e attenzione verso la tutela della fauna” denunciano le associazioni in prima linea per la protezione degli animali.

Un coro di dissenso unanime quello di Enpa, Lac, Lav, Legambiente, Lipu-BirdLife Italia, WWF Italia che arriva dopo un esito assolutamente insoddisfacente della Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le Regioni e le Province autonome di Trento e Bolzano. Nel corso della riunione si è infatti discussa la proposta del Piano di gestione nazionale della Tortora selvatica elaborata dall’Ispra, che si è risolata con un rifiuto da parte delle regioni coinvolte di tutelare in qualsiasi modo i volatili.

“La decisione assunta dalle Regioni” continuano le associazioni “nulla cambia tuttavia rispetto alla Proposta del Piano come elaborato da Ispra e alla posizione del ministero della Transizione ecologica, che non possono cambiare una posizione già assunta ufficialmente, alla luce di valutazioni scientifiche e oggettive che certificano il grave stato di condizione della specie nonché dei dettati normativi e regolamentari vigenti a livello italiano ed europeo”.

E denunciano che, quanto accaduto in sede di Conferenza la settimana scorsa, ha semplicemente l’effetto di impedire la definizione e dunque l’attuazione a breve del Piano di tutela. Ciò significa che, in assenza del necessario Piano, la caccia alla tortora selvatica è vietata, tanto in preapertura della stagione venatoria quanto in apertura ordinaria.

“Provvederemo al più presto” proseguono Enpa, Lac, Lav, Legambiente, Lipu-BirdLife Italia, WWF Italia “a diffidare le regioni dal procedere con l'inclusione della specie nell’elenco delle specie cacciabili e saremo pronti ad adottare ogni misura, sia sul versante politico/istituzionale, sia su quello legale e giudiziario, al fine di impedire ulteriori azioni in danno del patrimonio faunistico e degli interessi della collettività che non possono essere sacrificati per soddisfare le miopi esigenze di pochi”.

 

 



Ilaria Frare

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