23 gennaio 2020

C'è nessuno?

Categoria: Scienze e tecnologie - Tags: vita; universo; alieni

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Marco Zardetto | commenti |

In questi giorni è stato dato risalto ad una scoperta risalente al 10 maggio di quest'anno: a "soli" 39 anni luce da noi si trova un pianeta roccioso simile alla Terra. Come ben spiegato da un articolo apparso sul Corriere della Sera, non sembra adatto alla vita ma la sua "vicinanza" permetterà osservazioni migliori rispetto ad altri pianeti extrasolari dello stesso tipo.


 


Detto questo è innegabile che uno dei quesiti irrisolti che affascinano molti di noi riguardi la possibile esistenza di forme di vita intelligenti su altri pianeti.


Per comprendere in parte la complessità del problema cercherò di illustrare alcuni concetti utili.


Prima di tutto dobbiamo capire cosa si intenda per VITA. Questo concetto è stato senz'altro fra i più dibattuti in ambito filosofico e scientifico fin dall'antichità.


Una definizione oggi ritenuta accettabile è la seguente: un essere vivente è un sistema termodinamico aperto, in grado di mantenersi autonomamente in uno stato energetico di disequilibrio stazionario e in grado di dirigere una serie di reazioni chimiche verso la sintesi di sé stesso.


Un po' difficile... Per dirla in termini più semplici è un pezzo di materia più o meno organizzata che consuma energia ("mangia") e si riproduce (...).


Noi non comprendiamo come sia avvenuto esattamente il passaggio dalla materia non vivente ai primi esseri viventi ma riteniamo di conoscere con buona confidenza le condizioni che sulla Terra permisero questo passaggio.


 


Con queste premesse vengono condotte continue ricerche per trovare pianeti extrasolari che abbiano i requisiti fondamentali per ospitare la vita. Come risulta da alcune pubblicazioni scientifiche, i pianeti abitabili potrebbero essere qualche miliardo nella sola Via Lattea.


Ammesso che da qualche parte nell'Universo possa esserci vita, è evidente che la probabilità che l'evoluzione in questi pianeti porti alla comparsa di esseri intelligenti come noi si riduce di molto.


Allo stato attuale delle nostre conoscenze tecnologiche è poi impensabile che l'Uomo possa tentare la colonizzazione di mondi extrasolari. Vediamo perché. Ipotizzando che il pianeta abitabile si trovi a 50 anni luce da noi, sapendo che un anno luce corrisponde a circa 9.461 miliardi di chilometri, be'... avete capito, no?


 


Cosa ci resta da fare? Possiamo mandare nello spazio (e lo facciamo) segnali elettromagnetici (che hanno la stessa velocità della luce) in ogni direzione, sperando che:


1. giungano su un pianeta abitato da esseri intelligenti;


2. i segnali arrivino in un periodo della storia aliena in cui la tecnologia permette loro di rilevare il nostro segnale e di riconoscerlo come proveniente da esseri intelligenti;


3. gli alieni rispondano con un loro segnale;


4. il segnale alieno giunga a noi in una fase del nostro progresso che ci permetta di riconoscerlo.


 


Concludendo, sembra che sia altamente probabile l'esitenza di vita, anche intelligente, in tutto l'Universo e altamente improbabile che si possa ricevere su Skype la chiamata di un simpatico extraterrestre!




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Marco Zardetto

Insegnante di Fisica da una quindicina d'anni. Di formazione cattolica ma attualmente agnostico, politicamente non ho bandiere, tendenzialmente lib-lib-lib. Né single né sposato. Piuttosto riservato.


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