27 luglio 2021

Treviso

BUONA DOMENICA "Vivi e lascia vivere" caro medico no vax

L'altro ieri all'ospedale dell'Angelo di Mestre un centinaio di operatori sanitari ha manifestato contro l'obbligo vaccinale. Opinione legittima ma che non può mettere a rischio la vita degli altri

| Roberto Grigoletto |

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BUONA DOMENICA

TREVISO - L’altro ieri, davanti all’”Angelo” di Mestre, un centinaio tra medici, infermieri, tecnici di laboratorio e addetti alle pulizie, hanno manifestato contro l’obbligo vaccinale. Una giornata di astensione dal lavoro (visti i tempi se ne sentiva proprio il bisogno) proclamata dalla Cub sanità. Analoghe manifestazioni nel resto d’Italia: inaccettabili - prima tra le motivazioni - i provvedimenti di sospensione dal lavoro e il demansionamento a fronte del rifiuto di sottoporsi al vaccino.

Ha scritto “Il Corriere del Veneto”: “Ci sono ancora 6312 sanitari su 60.203 da immunizzare, cioè il 10,5 per cento. Una percentuale alta, se si considera che basta un singolo operatore infetto a contagiare un reparto. I più recalcitranti sono infermieri e operatori sanitari, insieme ad assistenti sanitari e tecnici, che nel complesso rappresentano 47.107 dipendenti del servizio pubblico, l’11,6% dei quali (cioè 5243) non ha assunto l’anti Covid. Stessa scelta per 735 medici ospedalieri su 10.455 (il 7%) e per 334 tra medici di famiglia, pediatri di libera scelta, guardie mediche e specialistica ambulatoriali, il 7,2% di 4641”.

Hanno paura, non si fidano - ha spiegato Andrea Maschera, presidente regionale dell’Ordine delle professioni sanitarie, “vedono il vaccino come una cura sperimentale. Secondo loro il virus è meno pericoloso del vaccino”. Ora le opinioni sono tutte legittime e rispettabili, però suscitano perplessità - per limitarci all’uso dell’eufemismo - i dubbi manifestati da chi professionalmente opera su basi ed evidenze scientifiche e sperimentali. Soprattutto stupiscono le dichiarazioni di medici e infermieri che da un anno mezzo a questa parte si trovano in trincea. Viene da chiedersi: su quale fronte, di preciso, hanno combattuto? Non le hanno forse vedute le vittime sul campo di questa guerra pandemica? Non hanno abitato fianco a fianco, ogni giorno con i molti, e sono stati troppi, malati che hanno affollato in questi lunghi mesi le terapie intensive? Ma prima ancora: è accettabile che un qualsivoglia operatore della sanità scordi natura e finalità della professione che ha abbracciato?

E non basta nemmeno citare il giuramento di Ippocrate: nel caso di specie, non solo non vengono apprestati i rimedi di cura ma quel che si appalesa è il rischio assai concreto di cagionare addirittura la malattia. Se l’opinione non è certamente reato, discorso diverso corre l'obbligo di fare se questo modo di pensare diventa foriero, attraverso il lavoro di chi lo esprime, di grave nocumento. Ragion per cui ciascuno tenga giustamente fede alla propria convinzione e non venga licenziato. Per coerenza si auto-sospenda, ricorra magari alla mobilità: "vivi e lascia vivere", è il caso di dire. La solidarietà verso chi si trova a rischiare la vita per il Covid non è un obbligo. È un imperativo invece impedire di estendere il contagio. Come nelle case di riposo, per limitarci a un esempio soltanto.

Venerdì all’”Angelo” gli scioperanti avrebbero dovuto tutti “auto-sollevarsi” dall’incarico: la responsabilità che sta in capo a loro è enorme e non esercitarla a dovere può anche ingenerare “mostri” di assurdità. Come la petizione che ha incominciato a circolare venerdì, il giorno della manifestazione davanti all’ospedale dell’”Angelo” di Mestre e viralizzata sui social. Chiede di non introdurre il green pass, considerandolo del tutto inutile dato che - "si sa"- che con l'estate ormai alle porte il virus se la darà a gambe levate da solo, intollerante com'è alla calura agostana. L'attendiamo tutti l’estate: perché la campagna vaccinale sarà presumibilmente conclusa con l'agognata immunità di gregge. Con buona pace dei devoti profeti dell'"Angelo", per i quali i vaccini non sono di utilità alcuna.

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