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29 giugno 2022

Treviso

BUONA DOMENICA Riaprono i battenti le scuole di partito ma il lavoro è... immane

Dice un proverbio cinese "Chi trascura lo studio per sette anni, sarà ignorante per settanta". Qualche politico in Italia deve averlo sentito e prova a correre ai ripari

| Roberto Grigoletto |

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| Roberto Grigoletto |

Deputati e senatori a scuola di politica

TREVISO - Meglio prima che dopo. Però meglio tardi che mai. Tornare sui banchi, studiare a carriera inoltrata male non fa. Anzi fa proprio bene quando sui libri decidono di mettersi politici che non-si-sa-come e non-si-capisce-perché, si sono trovati catapultati alla Camera e al Senato. O alla guida di qualche ministero. Alcuni e talvolta senza arte n’è parte.

Gli ultimi a cimentarsi: i Cinquestelle. Ne ha dato notizia venerdì scorso “Il Corriere della Sera”: “Alle sette di sera inizia un altro step del nuovo corso dell’era Conte, con la prima di dieci lezioni destinate ai dirigenti del M5S. I posti nell’«aula» di Piazza di Pietra, nel cuore di Roma, sono 70. E il format ricorda proprio quello di un’aula universitaria. Da una parte i docenti: il teologo Vito Mancuso e il costituzionalista Gustavo Zagrebelsky. Dall’altra gli allievi. Sarà occasione di confronto con esperti sulle principali sfide del futuro, con un focus su economia, lavoro, diritti, transizione digitale ed ecologica”.

Questa delle scuole politiche non è una invenzione dell'ultim'ora; c'erano scuole-quadri nella Prima Repubblica. Quella più famosa fu allestita dal Partito comunista, alle “Frattocchie”, nei pressi dell’omonima villa, al km 22 dell’Appia antica a Roma. Si narra che per tutta risposta il segretario della Democrazia cristiana, Amintore Fanfani, mise in piedi, in due e due quattro, quella scudocrociata, nel quartiere della “Camilluccia” da cui si mutuò il nome.

Quelli invece che le scuole di partito non le frequentavano, il “curriculum” dovevano procurarselo altrove, serio non tarocco. E poi ad attenderli una gavetta lunga e progettata a collo di bottiglia, tale da selezionare per merito. Non per demerito. Che, come criterio, è venuto subito dopo: nani e ballerine, dalle reti Fininvest alle aule parlamentari, senza colpo ferire.

Fine della qualità: quella della nuova classe dirigente è stata tutta una corsa. Al ribasso. Pazienza non imparare la politica, ma studiare niente di niente, questo è davvero troppo.

Perché hai voglia poi di chiedere ai giovani impegno e additare loro il merito se un ministro dell’Istruzione (Mariastella Gelmini) si inventa tunnel inesistenti: “Alla costruzione del tunnel tra il CERN e i laboratori del Gran Sasso, attraverso il quale si è svolto l’esperimento, l’Italia ha contribuito con uno stanziamento oggi stimabile intorno ai 45 milioni di euro”; se un ministro degli Esteri (Gigino Di Maio) sradica Pinochet dal Cile per metterlo a dimora in Venezuela; se per un presidente della Camera (Roberto Fico): “La missione deve essere sotto l’egìdia dell’Onu”; se un allora ministro dell’Interno (Matteo Salvini), proclamò saccente: “Il migrante è un gerundio. Quando migri, c’è un migrante”; se un aspirante Capo del Governo (Giorgia Meloni) assicura: “Certo sono stata in Inghilterra, sono stata a Dublino…“; se un ex premier (Enrico Letta), in piena pandemia si fa prendere un po’ troppo la mano: “Le frontiere non hanno bloccato il virus. Così come la polluzione e altri fenomeni che cambiano le nostre vite”. E questi sono solo i “number one”. Figuriamoci gli altri, i peones

Ma tant’è... E come garantì Antonio Di Pietro: “Non c’è niente di peggio che il cieco che non vuole vedere”. E allora, per parafrasare l’onorevole grillino, Davide Tripiedi - “Sarò breve e circonciso” - e per dirla come prometteva il maestro Manzi: “Non è mai troppo tardi”, onorevoli e senatori. Per mettersi a studiare, prima di frequentare certi posti. Le basi, almeno le basi. Sono importanti.

Buona domenica

 


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Roberto Grigoletto

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