16 maggio 2021

Treviso

BUONA DOMENICA La legge Zan, tra vero e verosimile

Il ddl sospeso nel limbo al Senato. Artisti e politici di opposti schieramenti ne chiedono la calendarizzazione. Ultimo dei mohicani il sen. Pillon. Che ha visto tutto un altro film

| Roberto Grigoletto |

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BUONA DOMENICA La legge Zan, tra vero e verosimile

TREVISO - Se lo ha detto pure lei: “Subito la legge, mai più discriminazioni”, di ostacoli (politici) alla approvazione del Ddl Zan non dovrebbero più sussisterne. Lei è Alessandra Mussolini e non più tardi di un  anno fa cantava su tutto un altro spartito: “Meglio fascisti che gay”. Nei giorni scorsi ha immortalato sul suo profilo fb il palmo della mano con su scritto: “Ddl Zan”. Roba da far passare in secondo piano altri endorsement, giunti uno dopo l’altro dal mondo dello spettacolo. Fedez: “È un disegno di legge che attua nuove misure di prevenzione e contrasto alla discriminazione e alla violenza per motivi fondati sul sesso, l’orientamento sessuale, l’identità di genere e la disabilità. In sostanza dà più diritti ha chi non ne ha. Mio figlio gioca con le bambole e la cosa non desta alcun tipo di turbamento in me. E non desterebbe turbamento neanche se un giorno dovesse avvertire l’esigenza di truccarsi, mettersi il rossetto o una gonna, perché ha il diritto di esprimersi come meglio crede. La cosa che mi destabilizzerebbe è sapere che vive in uno Stato che non tutela il suo sacrosanto diritto di esprimersi in piena libertà, cercando di arginare le dinamiche discriminatorie e violente che molto spesso si verificano in questo Paese”. Mahmood: “Ho sempre pensato che episodi di discriminazione basati sul sesso, sull’identità di genere e sull’orientamento sessuale debbano essere condannati». Elodie, dal canto suo, ha preso di petto il più acerrimo nemico del disegno di legge allo stato nel limbo, il senatore Simone Pillon: “Questa gente non dovrebbe essere in Parlamento, questa gente è omotransfobica". Un'accusa senza peli sulla lingua ma è innegabile che (e non da ieri) il senatore accusi a sua volta una precisa "sintomatologia". Iniziata con la caccia alle streghe - non in senso figurato - nella quale si era buttato "anema e core" appresa la "sconvolgente" notizia che in una scuola elementare dei suoi paesi erano state lette storie sulla magia, con tanto di pozioni magiche e invocazione degli spiriti. Roba che se  per caso  Harry Potter fosse passato per il bresciano, sicuro che sarebbe finito dritto sul rogo senza neanche passare per la casella del via. Da allora il senatore Pillon non si è mai più risparmiato: le associazioni Lgbte i suoi bersagli preferiti. E quando all’orizzonte si è stagliato il Ddl Zan, apriti cielo! Giunto all’uopo “per distruggere la famiglia naturale, attraverso un gigantesco esperimento di ingegneria sociale in quattro fasi». Che sarebbero: 1) il matrimonio gay, “in modo da normalizzare l’unione tra due persone dello stesso sesso»”; 2)l’adozione; 3)l’utero in affitto»; 4) l’indottrinamento gender nelle scuole: “Si insegnerà che ognuno può sentirsi uomo o donna, o altro, in base a come si sveglia la mattina. E che tutto è famiglia: due uomini, tre donne, cinque uomini…”.

Niente, ma proprio nulla di cui  si trovi traccia nel disegno di legge presentato dal deputato padovano Alessandro Zan (intervistato qualche settimana fa da OggiTreviso), approvato dalla Camera e bloccato ora al Senato. Non figura nemmeno la benché minima censura alla libertà di opinione. Si indicano invece“misure di prevenzione e contrasto della discriminazione e della violenza per motivi fondati sul sesso, sul genere, sull’orientamento sessuale, sull’identità di genere e sulla disabilità”. Tutela dei diritti delle persone che subiscono - l’ultimo episodio a Roma - violenza a causa del proprio orientamento sessuale; ma anche protezione nei confronti delle vittime di sessismo, misoginia e le discriminazioni contro le persone disabili.

Se è diritto e funzione propria delle parti avverse in politica contrapporsi per prevalere l’una sull’altra, quelle che invece non dovrebbero mai essere tollerate sono le “verità” introdotte surrettiziamente. L’opinione pubblica ha il diritto di confrontarsi e di decidere sui fatti, non sulle fantasie. Sul vero, non sul verosimile.

BUONA DOMENICA

 


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Roberto Grigoletto

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