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29 settembre 2022

Treviso

BUONA DOMENICA Fondamentalismo, nemico giurato della fede

A San Zenone il parroco voleva intonare il "Te Deum" per la bocciatura in Senato del Ddl Zan. A disagio e dispiaciuto il sindaco Fabio Marin, credente e omosessuale dichiarato.

| Roberto Grigoletto |

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| Roberto Grigoletto |

Peppone e don Camillo a San Zenone degli Ezzelini

TREVISO - Alla fine non si è pregato: nessun Rosario, nessuna Messa mercoledì scorso nel santuario di San Zenone degli Ezzelini. Il “Te deum” che il parroco, don Antonio Ziliotto avrebbe voluto intonare insieme ai suoi fedeli per la bocciatura in Senato del Ddl Zan, è stato annullato. Per causa di forza… superiore. Lo stop è giunto dal Vescovado ed è presumibile sia stato accompagnato da una certa irritazione, leggendo la nota diffusa qualche ora prima della celebrazione dalla Curia e firmata di suo proprio pugno dal vicario generale.

“Certamente non sembra opportuno un utilizzo strumentale della celebrazione eucaristica relativamente a una questione politica” - ha scritto nero su bianco mons. Giuliano Brugnotto. La posizione della Chiesa italiana è stata chiara sin dal principio: sì ai diritti, compreso quello di poter dire la propria opinione. È la diocesi di Treviso non si allontana dal tracciato: “Più che un ringraziamento, dispiace che in questo periodo non si sia attivato sul tema un dialogo aperto in Parlamento, così da produrre una legge capace di rispettare e tutelare tutte le persone. I diritti delle persone, infatti, debbono essere riconosciuti: da un lato c’è sicuramente quello di vivere senza subire violenza e discriminazione, ma dall'altro anche quello della libertà di espressione” - ha dichiarato il braccio destro del vescovo Tomasi. “Resta vero quanto affermato dal presidente dei vescovi italiani, il card. Gualtiero Bassetti: tra l’approvazione di una normativa ambigua e la possibilità di una riflessione diretta a un confronto franco, la Chiesa sarà sempre a fianco del dialogo e della costruzione di un diritto che garantisca ogni cittadino nell’obiettivo del rispetto reciproco”. Però una Chiesa - anche diocesana - che entri a gamba tesa su decisioni che spettano alla politica, questo no, non si può né ammettere né permettere.

Il parroco di San Zenone alla fine si è scusato (“Non volevo ferire nessuno”) e del pentimento gli va dato atto. Anche se - e questo vale per tutti - prima di parlare è sempre opportuno pensare a ciò che di sta per dire, perché uccide più la parola della spada: “Il Signore ha agito e ha sostenuto tutte le persone di buona volontà”.

Se si considera poi che l’apprezzato e benvoluto sindaco di San Zenone, Fabio Marin, è un credente e omosessuale dichiarato… e se due piuù due fa quattro: “pensare male si fa peccato ma si indovina sempre” - sentenziò per la prima volta addirittura un papa, Pio XI (Achille Ratti). Questioni etiche, diritti civili e valori cosiddetti non negoziabili si disputano sempre su un terreno scivoloso, accidentato. Chi si invischia è perduto. La Chiesa italiana ci è passata spesse volte (divorzio, interruzione della gravidanza, fecondazione assistita…) ma fin troppi cattolici non l’hanno seguita.

E se sui principi - sacrosanti - Papa e Vescovi è doveroso e giusto che facciano il proprio lavoro, “non expedit”, non è conveniente (in tutti i sensi) ricorrere alla politica a suffragio del magistero. Si perdono i più (dei fedeli) e si esaltano i tanti, troppi ancora, fondamentalisti. Che non sono solo quelli delle religioni degli altri.

 

Buona domenica

 


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Roberto Grigoletto

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