26 settembre 2020

Oderzo Motta

Boom di richieste all'ospedale di Motta per il reparto di riabilitazione respiratoria

Riaperto di recente il reparto che negli ultimi mesi si era occupato solo di casi Covid

| Gianandrea Rorato |

| Gianandrea Rorato |

reparto di riabilitazione respiratoria

MOTTA DI LIVENZA - Dopo i “risultati clamorosi” ottenuti nel recupero delle funzionalità respiratorie nei pazienti post-covid, l'Unità Operativa di riabilitazione respiratoria dell’ORAS di Motta di Livenza è potuto tornare finalmente a occuparsi in questi giorni anche dei soggetti affetti da patologie respiratorie croniche: bronchite cronica, enfisema, asma bronchiale, fibrosi polmonari, malattie neuromuscolari.

«Negli ultimi mesi siamo stati chiamati a riabilitare esclusivamente i pazienti con lesioni gravi da coronavirus – racconta lo pneumologo dott. Giorgio Santelli - erano soggetti allettati da più di due mesi, spesso tracheotomizzati. Pur avendo sconfitto il covid-19, questi pazienti continuavano ad accusare deficit respiratori importanti, e presentavano un quadro anatomico allarmante: alcuni di loro avevano perso anche venti chili di massa magra muscolare, rimanendo senza forze, immobilizzati, isolati, sfiduciati.

Ebbene: dopo un ciclo riabilitativo completo qui in struttura a Motta di Livenza, gli stessi soggetti hanno fatto registrare miglioramenti clamorosi (e misurabili) in termini di tolleranza allo sforzo, capacità motoria, autonomia nella respirazione. La riabilitazione viene giudicata da tutte le linee guida internazionali come la terapia fondamentale per migliorare la qualità della vita di pazienti affetti da patologie respiratorie, non c’è terapia farmacologica che regga il confronto. Ma perché ciò avvenga, occorrono strutture dedicate e adeguate».

Lo scorso autunno, prima della diffusione del contagio da coronavirus - e la conseguente sospensione di tutta l’attività ambulatoriale e dei percorsi DH - ORAS aveva investito circa 200.000 euro per ristrutturare e mettere a disposizione dell'Unità Opertativa di riabilitazione respiratoria strumentazioni tecnologiche di ultima generazione, per raccogliere sempre più pazienti in DH da tutto il Veneto Orientale grazie ai bus-navetta gratuiti, e per riservare un’équipe multidisciplinare al percorso riabilitativo: oltre allo pneumologo, ogni paziente viene infatti seguito anche da fisiatri, fisioterapisti, cardiologi, nutrizionisti e psicologi, affinché gli venga fornita una diagnostica di alto livello, applicata specificatamente alla sua patologia per attivare un percorso riabilitativo personalizzato ed efficace.

«È fondamentale aver riaperto l’attività dei ricoveri ordinari e dei DH – aggiunge la Referente dei ricoveri e dell’attività ambulatoriale dott.ssa Maddalena Chizzolini – i pazienti affetti da patologie respiratorie croniche avevano assoluta urgenza di ripartire con i nostri percorsi riabilitativi: sono soggetti spesso anziani, per i quali qualsiasi attività quotidiana è estremamente faticosa. Per ridurre la fatica cronica, evitano ogni sforzo o movimento, compromettendo ulteriormente il loro quadro clinico autoemarginandosi dalla società. Lo scopo della riabilitazione respiratoria, invece, è proprio quello di riportare i pazienti alla migliore condizione di vita possibile: riducendo i sintomi, ovvero l’affanno e la fatica, il paziente esce di nuovo da casa, inizia a risocializzare, anche con minime attività, traendone benefici enormi».

Attualmente l’ORAS ospita dai 6 agli 8 ricoveri ordinari, e fino a 12 percorsi di Day Hospital (una capienza comunque di due terzi inferiore rispetto al periodo pre-covid, per garantire il distanziamento tra i pazienti). Si tratta dell’unica vera struttura organizzata per la riabilitazione respiratoria nel Veneto Orientale, utilizzata da altre aziende sanitarie del territorio per riabilitare i pazienti anche prima di un intervento chirurgico «Nel caso dei trapiantati polmonari, ad esempio, una riabilitazione pre-operatoria porta il paziente all’intervento nelle migliori condizioni possibili, riducendo così i tempi di degenza. Il vantaggio è doppio: il paziente recupera più velocemente l’autonomia fisica, e costi di ospedalizzazione per l’azienda sanitaria si riducono», conclude il dott. Santelli.

 



Gianandrea Rorato

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