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29 novembre 2022

Treviso

Bollette e materie prime alle stelle: 200 imprese artigiane della Marca hanno chiesto la cassa integrazione

Bernardi di Confartigianato: "I numeri sono destinati a crescere".

| Isabella Loschi |

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artigiano

TREVISO - La carenza di materie prime, i prezzi alle stelle, dai materiali ai costi di trasporto e del carburante, i rincari in bolletta. Le piccole aziende artigiane faticano a stare a galla. Nei primi due mesi del 2022, infatti, ben duecento ditte artigiane su 6.800 che danno lavoro a 33 mila dipendenti in provincia di Treviso sono ricorse all’ammortizzatore di settore, cioè l’equivalente della cassa integrazione. E secondo il presidente di Confartigianato Imprese Marca Trevigiana, Oscar Bernardi, i numeri sono destinati a crescere.

Sono circa 200 le ditte che hanno usato nei primi due mesi del 2022 in Provincia di Treviso il nostro ammortizzatore di settore. Il timore - dichiara il numero uno di Confartigianato Imprese Marca Trevigiana, Bernardi-  è che a breve se ne possano  aggiungere altre. In particolare quelle che operando come terzisti nelle filiere della grande industria potrebbero risentire delle fermate produttive di settori come acciaierie, cartiere, pastifici che sono state annunciate in questi giorni come conseguenza diretta della crisi energetica , dell’aumento non controllato del costo del carburante e dei mancati approvvigionamenti di materie prime o semilavorati dovuti al conflitto Ucraino. Le imprese che registrano delle criticità che non rendono più sostenibile il lavorare a pieno regime con tutto il personale in forza possono contattare da subito le sedi di Confartigianato Imprese Marca Trevigiana per ricevere tutta l’assistenza necessaria”.

I 6.800 datori di lavoro dell’artigianato possono contare anche quest’anno sull’ammortizzatore di sistema Fsba, la cassa integrazione per le ditte artigiane non edili, per gestire la sostenibilità del proprio costo del lavoro dei dipendenti. “Con la firma infatti dell’accordo regionale sulle procedure sindacali raggiunta a inizio mese – precisa Bernardi -   le imprese del territorio possono da subito, salvaguardare il reddito dei propri dipendenti che non hanno potuto lavorare  per mancanza di commesse o altre causali, recuperando anche periodi già decorsi a far data inizio gennaio 2022.” Il dipendente sospeso percepisce un sussidio, attualmente per un periodo massimo di 13 settimane, che gli viene bonificato direttamente da Fsba, tramite l’ente bilaterale veneto Ebav, per un importo pari all’80% della retribuzione che gli sarebbe spettata per le ore non lavorate nei limiti del massimale vigente nel 2022:  1.222,51euro mensili o 7,27 euro orari.   “Se si considera che il salario medio del settore artigiano è di 1.700 euro lordi, si raggiunge sempre il massimale mensile o orario previsto, garantendo ai dipendenti artigiani le stesse tutele previste nei settori industria e commercio”.

 


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