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02 dicembre 2021

Treviso

Bidelli con il trucco nella Marca licenziati e interdetti dai pubblici uffici

La soddisfazione dei sindacati della scuola che però avvertono: "Adesso servono controlli frequenti e rigorosi nelle scuole private"

| Roberto Grigoletto |

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| Roberto Grigoletto |

scuola

TREVISO - Sui falsi titoli di studio e falsi servizi del personale Ata - ribattezzati i 101 di Marca - il plauso dei sindacati della scuola di Treviso è stato unanime e immediato.

Marco Moretti (Fli Cgil): “Concluso finalmente un iter partito nell’anno scolastico 2017-18. Esiste un obbligo da parte delle scuole che è di verificare competenze e autocertificazioni prima di assegnare una supplenza. I “furbetti” ora saranno depennati e forse anche licenziati, comunque non potranno accedere più a ruoli amministrativi perché interdetti dai pubblici uffici. C’è una questione che però deve essere affrontata seriamente, per la buona amministrazione ma anche per le stesse scuole private e gli alunni che le frequentano: l'accertamento di titoli e dichiarazioni devono essere rigorosissimi. Pena la non validità dei diplomi”.

A Salvatore Auci (segretario provinciale dello Snals di Treviso) abbiamo chiesto che cosa - in un sistema con evidenti falle - favorisce il proliferare di titoli falsi e facilmente arrestabili.

"Il personale Ata che chiede l’inserimento nelle graduatorie d’istituto tramite la procedura informatizzata può autocertificare il possesso del titolo di studio, senza bisogno di presentare il certificato cartaceo vero e proprio".

E gli Uffici scolastici non riescono a prevenire (che è sempre meglio di sanare)?

L’amministrazione ha la possibilità, in un momento successivo, di verificare la veridicità di quanto dichiarato dal lavoratore.

Dove si annida il guasto?

Il punto debole della procedura risiede principalmente sul fatto che le segreterie delle scuole ormai non riescono ad espletare neanche le incombenze giornaliere figurarsi quelle relative al controllo della veridicità di quanto dichiarato dal lavoratore, che richiedono interventi presso altre scuole e amministrazioni, con tempi e procedure lunghe e difficili da portare a termine.

Scovare i “furbetti” è davvero così impossibile?

Grazie al duro lavoro delle segreterie, alcune volte, si riesce anche a scoprire qualche “furbetto” oppure qualcuno che si è fatto raggirare da “furbetti che stanno a monte del problema”. Ma chissà quanti casi di falso sono sfuggiti fino ad ora e quanti ancora ne sfuggiranno.

Non è che tra un po’ si scopre che pure alcuni diplomi di scuola superiore non sono mai esistiti?

In questa ricerca della veridicità delle dichiarazioni presentate, le scuole possono scoprire che il diploma è farlocco, ma la persona che lo ha dichiarato potrebbe essere in malafede o più semplicemente essere stato raggirato da qualche istituto farlocco che ha rilasciato un titolo falso

Quale errore è stato compiuto a monte?

Non funziona il meccanismo informatizzato di reclutamento realizzato dal Ministero dell’Istruzione ma soprattutto la macchina dei controlli sulle scuole che offrono formazione. Da decenni assistiamo al proliferare di scuole private, paritarie o non paritarie, che svolgono un servizio pubblico e sono inserite nel sistema nazionale di istruzione. Con l’avvento dei computer e di internet è improcrastinabile censire e controllare sistematicamente le scuole private che offrono formazione in presenza oppure online a vario titolo, dal semplice diploma ai master, questi ultimi molto richiesti a causa dei punteggi aggiuntivi che permettono di ottenere ai fini dell’inserimento nelle graduatorie.

Scuole create per fare soldi e basta…

Esattamente. Tutta questa galassia di scuole fornisce si formazione ma con lo scopo principale di fare business e per tale motivo, considerate le possibilità di devianza, dovrebbe essere super controllata dal Ministero dell’Istruzione, perché intervenire sull’effetto e non sulla causa risulta dispersivo e di scarsa efficacia.

Come si dovrebbe intervenire secondo voi dello Snals?

Mediante controlli sistematici sulle scuole private che operano su tutto il territorio nazionale e incrementando l’organico che opera nelle segreterie delle scuole: questo serve se si vuole superare il problema dei diplomifici e l’utilizzo dei falsi diplomi.

Basta? Non è il caso di aggiornare la norma sull’autocertificazione e di inasprire le sanzioni penali?

Le conseguenze legate di un’autocertificazione falsa, sono molto dure, ma difficilmente si realizzano nella realtà. Infatti, in caso di dichiarazioni false, in teoria, il dichiarante rischia sanzioni penali (anni di reclusione), oltre che di decadere dai benefici ottenuti con l’autocertificazione in cui sono contenute le dichiarazioni non veritiere; nella pratica tutto si esaurisce con il licenziamento del soggetto coinvolto e l’annullamento dei punteggi ottenuti.

Quindi i furbetti di Treviso dovrebbero essere puniti sul serio…

L’effetto, scoperto con l’operazione molto complessa e lunga svolta per diversi mesi dal personale delle scuole di Treviso prima e successivamente dalla Guardia di Finanza, è quello che vede coinvolti “soggetti in malafede”, meritevoli di essere puniti severamente come prevede il codice penale, ma anche “soggetti raggirati da furbetti (gestori di scuole)” che rischiano di pagare colpe legate al mancato controllo del Ministero dell’Istruzione.

 


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