29 novembre 2020

Esteri

Beirut, assalto ai ministeri: scontri e 238 feriti. Ucciso un agente

La popolazione insorge dopo la devastante esplosione di martedì

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Beirut

LIBANO - Scontri e feriti a Beirut. I manifestanti libanesi, scesi in piazza per chiedere giustizia dopo la devastante esplosione di martedì, hanno preso d'assalto il ministero dell'Energia, quello degli Esteri e quello dell'Economia a Beirut, ma sono entrati anche nella sede dell'associazione banche del Libano. Il quotidiano Daily Star ha parlato anche di saccheggi. Le immagini, trasmesse sui social media, hanno mostrato i manifestanti lanciare documenti e foto del presidente Michel Aoun dalle finestre del ministero dell'Economia, che si trova in Piazza dei Martiri in centro a Beirut. Il primo ministro libanese Hassan Diab ha puntato il dito contro la ''corruzione'' identificata come ''causa dell'esplosione'' che martedì ha colpito il porto di Beirut causando la morte di almeno 158 persone. Lo ha dichiarato lo stesso Diab in un discorso alla nazione trasmesso in diretta tv e annunciando l'intenzione di fissare ''un ultimatum di due mesi perché le forze politiche raggiungano un accordo''. Il premier libanese ha quindi annunciato che ''lunedì chiederò al Consiglio dei ministri di convocare elezioni anticipate''.

 

Poco prima i manifestanti erano entrati in quello degli Esteri, dove hanno dato alle fiamme le fotografie del presidente libanese Michel Aoun. Dall'interno del ministero degli Esteri occupato, i manifestanti avevano chiesto che venissero processati i responsabili dell'esplosione di martedì e le dimissioni dell'attuale leadership politica. Con alcuni striscioni, i manifestanti avevano anche chiesto la demilitarizzazione di Beirut. Durante la protesta di oggi alcuni manifestanti hanno 'impiccato' a piazza dei Martiri una sagoma di cartone di Hassan Nasrallah, leader spirituale del movimento sciita Hezbollah. Lo riferisce Times of Israel, aggiungendo che fra le altre sagome impiccate vi era anche quella del presidente libanese Michel Aoun. Diversi manifestanti hanno gridato "Hezbollah è un'organizzazione terroristica", secondo quanto si vede in un video. Nella tarda serata di sabato i manifestanti hanno iniziato a ritirarsi a Beirut di fronte al dispiegamento di soldati nel centro della capitale libanese. I dimostranti hanno abbandonato il ministero dell'Energia dopo negoziati con la polizia.

 

L'emittente Al Jazeera riferisce che l'esercito è intervenuto per cacciare quanti avevano fatto irruzione al ministero degli Esteri. Qui gli occupanti avevano issato una cartello con la scritta "Beirut capitale della rivoluzione" e "Beirut città senz'armi", un riferimento al movimento armato sciita Hezbollah. "Il numero di manifestanti nel centro di Beirut è diminuito significativamente di fronte al forte dispiegamento di forze di sicurezza e dell'esercito", riferisce il portale Naharnet. Sono almeno 238 le persone rimaste ferite negli scontri durante la protesta del 'sabato della rabbia' dopo l'esplosione che ha devastato parte di Beirut. Un poliziotto è morto precipitando dall'alto durante gli scontri con i manifestanti all'interno dell'hotel Le Grey, secondo informazioni ufficiali citate dall'emittente Lbc. "Sosteniamo il diritto alla protesta pacifica" twitta l'ambasciata americana a Beirut, secondo il quale "il popolo libanese ha sofferto fin troppo e merita leader che lo ascolti e risponda alle richieste popolari di trasparenza e individuazione delle responsabilità". "Sosteniamo il suo diritto alla protesta pacifica ed esortiamo tutte le persone coinvolte ad evitare violenze", continua il tweet.

 

L'ULTIMO BILANCIO ESPLOSIONE - Intanto è salito a 158 morti e circa seimila feriti il bilancio dell'esplosione che ha colpito martedì il porto di Beirut. E' quanto si legge nell'ultimo bilancio fornito dal ministero della Sanità, che parla di quattro decessi e mille feriti in più rispetto a quelli stimati ieri. Restano disperse 21 persone, come si legge nella nota del ministero rilanciata dall'emittente televisiva Lbc.

 

L'IPOTESI DELL'INCIDENTE - ''La Francia ritiene che ci siano elementi sufficienti per ritenere che l'esplosione di Beirut sia stata un incidente'' ha reso noto una fonte ufficiale dell'Eliseo, come riporta il Daily Star. ''Ci sono elementi oggettivi a sufficienza per ritenere che l'hangar è esploso per motivi accidentali'', ha dichiarato una fonte ufficiale della presidenza francese. Ieri il presidente libanese Michel Aoun aveva parlato della ''possibilità di una interferenza straniera, come un missile, una bomba o un altro mezzo'' come causa dell'esplosione di Beirut.

 

L'EUROPA - Il presidente del Consiglio Europeo, Charles Michel, è partito per il Libano in una visita destinata a testimoniare 'solidarietà' al popolo libanese. L'ex premier belga, che si è detto "commosso e intristito" per la tragedia, ha in programma incontri nel corso della giornata con il presidente libanese Michel Aoun, con il premier Hassan Diab, e con il presidente del parlamento Nabih Berri. Michel sarà l'unico rappresentante delle istituzioni europee a visitare il Libano: al momento l'Alto Rappresentante per la Politica Estera e di sicurezza comune dell'Ue, Josep Borrell, non ha in programma viaggi nel Paese.

 

COVID - I medici libanesi prevedono un aumento di casi di coronavirus nelle prossime due settimane nel Paese dovuto alle proteste di piazza in corso oggi a Beirut, dove migliaia di persone sono scese in piazza nel cosiddetto 'Sabato della rabbia' per contestare il governo dopo l'esplosione di martedì. ''Sfortunatamente questa situazione è controproducente rispetto alla trasmissione del virus'', ha dichiarato il direttore dell'ospedale Rafik Hariri di Beirut, Firass Abiad, all'emittente al-Arabiya. ''Stiamo assistendo sicuramente a un aumento consistente di casi, non è un momento fortunato'', ha aggiunto. Prima della deflagrazione al porto di Beirut, il Libano stava già assistendo a una seconda ondata di casi di Covid-19. Ieri sono stati 279 i nuovi casi confermati, il numero più alto da febbraio, quando è stato segnalato il primo contagio nel Paese dei Cedri.

 



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