01 ottobre 2020

Italia

Battisti, il Brasile dice sì ad espulsione

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Battisti, il Brasile dice sì ad espulsione

Cesare Battisti sarà espulso dal Brasile. Secondo quanto scrive il quotidiano "O globo", un giudice di Brasilia ha accolto una richiesta della Procura federale per considerare nullo l'atto del governo per la concessione del soggiorno all'ex terrorista. Il magistrato ha deciso che si può iniziare la procedura di espulsione verso la Francia o il Messico, i Paesi attraverso i quali Battisti passò dopo la fuga dall'Italia e prima di arrivare in Brasile.

 

Ex terrorista dei Proletari armati per il comunismo (Pac), Battisti fu condannato per gli omicidi di Pierluigi Torregiani, Antonio Santoro, Lino Sabbadin e Andrea Campagna, ma nel 1981 riuscì a evadere e a fuggire in Francia. Si trasferì quindi in Messico per tornare poi di nuovo Oltralpe. La magistratura italiana avanzò due richieste di estradizione, la seconda delle quali fu accolta dalla magistratura transalpina. Tuttavia, Battisti, era il 2004, scappò in Brasile. Qui nel 2007 fu arrestato a Copacabana, ma due anni dopo, siamo al 2009, gli fu riconosciuto lo status di rifugiato politico. Decisione di fronte alla quale il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, scrisse al suo omologo, Luis Inàcio Lula da Silva, manifestando "stupore e profondo rammarico dinanzi alla decisione del ministro della Giustizia Tarso Genro di concedere lo status di rifugiato politico al terrorista Cesare Battisti".

 

Ma quello fu solo il primo di una serie di interventi da parte dell'allora Capo dello Stato italiano. Quando Lula, alla fine del 2010, si oppose all'estradizione di Battisti in Italia, Napolitano manifestò "profonda delusione, amarezza e contrarietà".A giugno del 2011, poi, Napolitano deplorò la decisione del Tribunale supremo del Brasile che confermò la precedente scelta di Lula.

 

Oggi un nuovo capitolo della vicenda. Il giudice federale Adverci Rates Mendes de Abreu ha affermato che trattandosi di "uno straniero senza documenti in Brasile, condannato in patria per un crimine", Battisti non ha il diritto "di rimanere qui o di ottenere un permesso di residenza" e quindi deve essere espulso. Per il giudice è infatti da considerarsi nullo l'atto con cui il Brasile gli ha concesso nel gennaio 2009 lo status di rifugiato. "Ci è stata comunicata la decisione" ha dichiarato al sito Estadao l'avvocato di Battisti, Igor Sant'Anna Tamasauskas, precisando però di non conoscere i tempi della sua attuazione. Il legale ha sottolineato come con questa sentenza si cerchi di "modificare una decisione del Tribunale Supremo federale e del Presidente della Repubblica".

 

Ma il giudice federale, che di fatto ha negato il rinnovo del permesso di soggiorno a Battisti, ha risposto preventivamente alle obiezioni del legale, sottolineando come "gli istituti di espulsione e di estradizione non devono essere confusi" e che la sua decisione di espellere Battisti "non implica un affronto alla decisione del Presidente di non concedere l'estradizione". Anche perché l'espulsione non deve avvenire necessariamente verso il Paese di cittadinanza, l'Italia, ma verso la Francia o il Messico, i Paesi attraverso i quali Battisti passò dopo la fuga.

 

Immediate le reazioni in Italia. "Non vorrei però -afferma da Forza Italia Maurizio Gasparri, vicepresidente del Senato- che tornando in Italia Battisti trovasse un posto da sottosegretario alla Giustizia ad aspettarlo. L'Italia è un Paese strano e con questa sinistra tutto è possibile". "Aspettiamo di vedere se questo atto di giustizia, che aspettiamo da tempo, si concretizza: potrei finalmente tornare in vacanza in Brasile dopo tanti anni: fino ad oggi -sottolinea l'ex ministro della Difesa Ignazio La Russa- non avrei mai potuto mettere piede in un Paese che ospitava un terrorista come Battisti". Notizia che da gioia, commentano invece i sindacati di Polizia.

 


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