13 luglio 2020

Treviso

Banca del plasma, prima donazione al Ca' Foncello di paziente guarita dal Covid

Il dirigente generale Benazzi: "Laddove è stata sperimentata, questa metodica ha dato, infatti, risultati che lasciano ben sperare"

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la prima donatrice

TREVISO - Prima donazione di plasma, stamane al Centro Trasfusionale del’Ospedale Ca’ Foncello di Treviso, di una paziente guarita dal Covid-19.

“Ai pazienti guariti che stanno accogliendo l’invito del Presidente Zaia a donare il plasma va il nostro più sentito ringraziamento – ha sottolineato il direttore generale dell’Ulss 2, Francesco Benazzi -. Il loro gesto potrà rivelarsi importantissimo, nel caso di una recrudescenza della pandemia che ci auguriamo non arrivi ma che dobbiamo essere pronti ad affrontare.

Laddove è stata sperimentata, questa metodica ha dato, infatti, risultati che lasciano ben sperare. Per questo rinnoviamo l’invito a tutti i nostri pazienti guariti, che hanno ricevuto la lettera nelle scorse settimane a mettersi in contatto con il Centro Trasfusionale del nosocomio trevigiano per rendersi disponibili per la donazione”.

Il Veneto ha attivato, primo a livello nazionale, la banca del plasma, invitando alla donazione tramite lettera circa 3.000 pazienti guariti dal Covid-19. Le lettere, spedite l’11 maggio, contenevano l’invito a recarsi a donare il sangue per la creazione, nel più breve tempo possibile, della banca del plasma voluta dal Presidente Zaia, dopo che la sperimentazione della terapia con plasma iper-immune su un panel di ricoverati condotta dalla dottoressa Giustina De Silvestro, Direttore dell'Unità operativa immunotrasfusionale dell'Azienda Ospedaliera di Padova, ha evidenziato un netto miglioramento delle condizioni cliniche dei pazienti.

Nella realizzazione della banca del plasma sono stati coinvolti, nel territorio regionale, sette Servizi di Medicina Trasfusionale, tra cui quello del Ca’ Foncello, appositamente dotato di congeolatori dedicati.

“Come è noto non vi sono ad oggi terapie eziologiche di provata efficacia per contrastare l’infezione SARS-Cov-2, agente responsabile della malattia denominata Covid-19 – spiega il primario del Centro Trasfusionale, Arianna Veronesi -. L’immunoterapia passiva, utilizzando il “plasma iperimmune” donato da pazienti guariti, appare una delle terapie più razionali e promettenti.

In letteratura, infatti, il plasma iperimmune è stato usato per il trattamento di infezioni virali epidemiche quali la MERS e la malattia di Ebola.

La terapia con plasma da convalescenti prevede, nello specifico, il prelievo del plasma da persone guarite dal Covid-19 e la sua successiva somministrazione (dopo una serie di test di laboratori volti a garantirne il più elevato livello di sicurezza per il ricevente) a pazienti affetti da COVID-19 come mezzo per trasferire questi anticorpi anti-SARS-Cov-2, sviluppati dai pazienti guariti a quelli con infezione in atto”.
 

 


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