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21 aprile 2024

Montebelluna

Bambini del nido trasferiti temporaneamente alle ex scuole di Guarda Bassa

Avviato un nuovo progetto educativo basato sul concetto di “agorà”

| Ingrid Feltrin Jefwa |

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| Ingrid Feltrin Jefwa |

asilo nido

MONTEBELLUNA – L’importante intervento riqualificazione funzionale dell’asilo nido a Montebelluna ha impone il trasferimento temporaneo dei bambini, da settembre, nella sede di Guarda Bassa fin tanto che i lavori saranno ultimati. Perciò il Comune ha incaricato il pedagogista Stefano Coquinati per rifinire il progetto pedagogico del nido tenendo conto del nuovo contesto in cui le attività prenderanno forma. Un’Agorà, proprio come una piazza centrale: sarà questo il fulcro degli spazi e delle attività “comunitarie” dell’asilo nido durante il periodo di “trasferta”. Il progetto che - assieme alla nuova Carta dei servizi – è stato presentato ieri sera, dal dottor Coquinati ai genitori dei bambini che frequenteranno la struttura alla presenza del sindaco, Adalberto Bordin, dell’assessore ai servizi sociali, Maria Bortoletto, dei tecnici, dei progettisti dell’intervento sulla sede di via San Pio X e in quella di Guarda Bassa che in queste settimane è oggetto di adeguamento per ospitare i piccoli ospiti. Adeguamento comporterà una completa redistribuzione degli spazi in base alla funzione pedagogica che essi devono avere in relazione all’esperienza educativa.

“Il servizio è dunque pensato a partire da un grande spazio condiviso che rappresenta il cuore delle attività, ma anche il luogo che rappresenta la vita della comunità educativa – spiegano dal Municipio -. L’Agorà è la piazza centrale della struttura, è lo spazio da dove partono tutte le attività quotidiane: un luogo in cui i bimbi vengono accolti, condividono del tempo e dei piccoli riti quotidiani. Durante il giorno l’Agorà diventa uni spazio per gli atelier e al pomeriggio il luogo del congedo le cui pareti sono decorate con le opere create dei bambini e con immagini che documentano la vita del nido. In questa piazza avvengono gli incontri e la formazione con i genitori e gli educatori”. Dallo spazio comune si accede alle sezioni che rappresentano un luogo più intimo in cui il gruppo condivide la quotidianità e sperimenta l’attività educativa e ludica. Una prima sezione è riservata ai bambini lattanti (dai 3 ai 15 mesi). Le altre tre sezioni sono dedicata ai bambini medi-grandi (dai 16 ai 36 mesi). Tutti gli spazi saranno dotati di angoli “morbidi” in cui i bambini possono riposarsi o dedicarsi ad attività rilassanti come l’ascolto delle storie, il gioco, l’uso di libri ed oggetti da esplorare. Lo spazio esterno è organizzato in angoli per favorire la libera scelta dei bambini e il gioco libero in piccoli gruppi. Le famiglie accedono al servizio da via Cal Trevisana attraverso un parcheggio interno.

“Dal punto di vista organizzativo, la divisione in sezioni segue un criterio organizzativo che tende a garantire il percorso educativo coerente e continuativo - precisa l’assessore ai servizi sociali, Maria Bortoletto -. Infine, dal punto di vista metodologico, si è scelto di valorizzare le caratteristiche del servizio e delle competenze del personale in una logica di “corresponsabilità educativa” attraverso la quale si sta cercando di sviluppare il rapporto con le famiglie, con gli altri servizi e con la comunità”. Conclude il sindaco, Adalberto Bordin: “Mettere in sicurezza strutture pubbliche, ed in particolare edifici che ospitano scuole e servizi per i più piccoli, è indubbio che comporti spesso dei disagi, tanto per gli utenti, in questo caso piccolissimi, quanto per le famiglie e chi lavora in questi luoghi. Gli Uffici tecnici, assieme agli incaricati esterni, hanno lavorato in questi mesi affinché il trasferimento del nido dalla sede originaria via via San Pio X a quella temporanea di via Villette possa, invece rappresentare, un’occasione di crescita e un modo per sperimentare, grazie a spazi diversi, esperienze educative diverse. In questo percorso, fondamentale sarà la sinergia dei genitori e delle famiglie cui chiediamo pazienza e collaborazione, convinti che è un passaggio obbligato ma necessario per garantire la sicurezza dei loro figli”.



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