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03 dicembre 2021

Treviso

Azienda Zero della Sanità Veneta

Un mistero tutto da scoprire

| Pietro Panzarino - Vicedirettore |

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| Pietro Panzarino - Vicedirettore |

Azienda Zero della Sanità Veneta

TREVISO - Dopo aver intervistato il consigliere regionale leghista Alberto Villanova, sentiamo la tradizionale altra campana ossia Nicolò Rocco, consigliere comunale del Partito Democratico a Treviso, uno degli amministratori che più attivamente si sta interessando al progetto di Legge regionale che istituisce l’Azienda Zero e che ha collaborato con molti sindaci per elaborare le posizioni politiche su questo tema. Oggi dovrebbe riprendere la discussione sulla sanità in Consiglio Regionale.

 

Venerdì scorso a Padova si sono tenuti gli Stati Generali della Sanità, cos’è emerso alla luce anche delle audizioni e delle posizioni del mondo della Sanità?

La sensazione è che per la prima volta in Veneto si sia rotto il legame fra la politica regionale e il mondo della sanità e del sociale.

La forza e l’eccellenza del nostro sistema socio-sanitario nascono da un patto sociale che si è consolidato nel tempo. Oggi quel patto è fortemente a rischio, minacciato dalla fretta di Zaia e soprattutto da un progetto ambiguo.

È significativo che tutti i soggetti che hanno espresso la propria posizione in 5° commissione, sindaci di ogni colore politico, medici, professioni sanitarie, associazioni che tutelano i pazienti, abbiano sonoramente bocciato il progetto di legge.

 

In cosa consistono le criticità? Non sono in qualche modo state superate dall’emendamento che riduce il potere dell’Azienda Zero e reintroduce la figura del Direttore dei Servizi Sociali?

Il limite più grande di questa legge, e il maxiemendamento in tal senso è peggiorativo, è la sua estrema ambiguità.

Il PDL n.23 è un capolavoro di “burocratese” veneziano-centrico, la perfetta incarnazione di tutto ciò contro cui i veneti hanno sempre combattuto.

Si tolgono competenze e dignità ai territori per concentrare tutto in una fantomatica Azienda Zero dalle finalità sulla carta poco chiare.

Nella versione iniziale questo ente giuridico, che rischia di essere l’ennesimo carrozzone che succhia risorse ai servizi, doveva portare alla soppressione dell’Area Sanità e Sociale e accentrare in poche mani tutta la programmazione sociosanitaria regionale.

L’emendamento ripristina l’Area Sanità e Sociale e qui sorge il primo conflitto.

Che rapporto ci sarà fra il Direttore Generale dell’Azienda Zero e quello dell’Area Sanità e Sociale?

In secondo luogo, in maniera troppo frettolosa, nella maggioranza hanno esultato perché nel maxi emendato è scritto che l’Azienda Zero non avrà più funzioni di programmazione ma solo di supporto, perché la programmazione tornerà in capo alla Giunta Regionale.

Probabilmente non hanno letto l’articolo successivo, nel quale viene scritto che la Giunta Regionale avrà facoltà di attribuire all’Azienda Zero competenze sempre maggiori, fino ad arrivare a competenze addirittura superiori rispetto a quelle della proposta iniziale.

In pratica quello che viene tolto nel Progetto di Legge n.23 perché bocciato da tutti in Commissione verrà demandato ai rapporti di forza all’interno della Giunta Regionale.

Perfino i primi due articoli sulla natura dell’Azienda Zero contengono una contraddizione enorme.

Il primo dice che la normativa di riferimento per l’Azienda Zero è lo statuto regionale, il secondo che la normativa di riferimento è quella del Servizio Sanitario Nazionale.

Le leggi nazionali in materia impongono di limitare la proliferazione di enti che non erogano prestazioni e servizi. Mi sembra di poter dire senza sbagliare che l’Azienda Zero non fornirà nessuna cura e non garantirà alcun livello essenziale di assistenza alla cittadinanza.

 

Tutti i rilievi enunciati sono di natura giuridica. Quanto interessa tutto questo al cittadino?

Mi rendo conto della complessità della materia, ma chiunque può comprendere che una legge contorta e contraddittoria rischia di avere effetti negativi.

Fra le competenze dell’Azienda Zero, quella che più di tutti balza all’occhio è la Gestione Sanitaria Accentrata, in parole povere tutto il bilancio sanitario regionale.

A parte il fatto che questo passaggio è di dubbia costituzionalità perché toglie al Consiglio Regionale, organo espressione dei cittadini, una funzione attribuita dal Titolo V, se leghiamo questa scelta alla riduzione delle Ulss inizia ad emergere l’ipotesi che tutta l’operazione serva a fare in modo che le Ulss virtuose paghino i debiti di quelle che presentano un disavanzo.

 

Quindi secondo te l’accorpamento delle Ulss ha come unico obiettivo quello di appianare i debiti delle Ulss non virtuose? In ogni caso anche il Partito Democratico si è sempre espresso a favore della riduzione delle Ulss…

Il centrosinistra chiede da tempo una riduzione delle Ulss, ma farla in contraddizione al piano sociosanitario, in assenza di uno studio di fattibilità economica e facendo coincidere i confini delle nuove Ulss con quelli di un organo che sta scomparendo come le province equivale a tirare un dado e prendere per buono il risultato. Esistono anche in Veneto grandi differenze fra i territori sia in termini economici che di servizi. Il cavallo di battaglia del Presidente Zaia sui costi standard andrebbe applicato in primo luogo nella nostra regione.

Ci sono Ulss che si sono indebitate con progetti di finanza sciagurati che hanno tassi di usura. Perché non accendiamo i riflettori su questo?

In questi anni sono state chiuse e depauperate strutture eccellenti solo per giustificare la costruzione di altre strutture faraoniche, buchi neri da un punto di vista finanziario e punti interrogativi in termini di utilità.

Sul numero di Ulss poi possiamo discutere, nessuna ricerca indica una grandezza ottimale, proprio perché la dimensione deve essere valutata in rapporto alle esigenze del territorio.

Su questo credo che i più titolati ad avere un’idea siano i sindaci. Nel documento di Anci Veneto ad esempio si propongono due Ulss per la provincia di Treviso. Una per la destra Piave una per la sinistra. Mi sembra una posizione intelligente.

Ma non voglio soffermarmi sul numero di Ulss, voglio solo sottolineare che esistono situazioni di partenza diverse, caratteristiche e bisogni diversi della popolazione.

Una proposta di legge seria dovrebbe partire da questi dati per arrivare al numero finale, non partire dal numero finale secondo la tanto avversata tradizione dei tagli lineari; i bisogni della popolazione non si modificano per legge.

 

Un altro aspetto critico del PDL n.23 era la soppressione della figura del direttore dei Servizi Sociali. Perché questa proposta ha destato tanta indignazione? La sua reintroduzione è un segnale positivo?

Non sarei tanto sicuro che il direttore dei servizi sociali sia stato reintrodotto, anzi… Quando dico che il PDL n.23 è un capolavoro di ambiguità mi riferisco anche a questo.

Da una parte, rispetto al testo iniziale, viene cancellato l’articolo che parla esplicitamente della soppressione del direttore dei servizi sociali. Però nel nuovo emendamento viene inserito un articolo che abroga l’articolo 16 della Legge Regionale n.56/94, ovvero l’articolo che istituisce in Veneto la figura del direttore dei servizi sociali.

Se dovessimo stare a quanto scritto nell’emendamento, con un bel colpo di “burocratese”, la maggioranza o qualcuno per lei è passata con la ruspa sopra l’integrazione socio-sanitaria del Veneto.

Il direttore dei servizi sociali è la figura che riassume questa integrazione. Stiamo parlando di un dirigente che lavora assieme ai sindaci per elaborare le politiche per sostenere gli anziani, per assistere i disabili, per combattere il disagio minorile o le dipendenze.

Da un giorno all’altro il rapporto fra i comuni e le Ulss per affrontare questi temi rischia di venire meno o nella meno grave delle ipotesi di essere meno diretto ed efficace.

Il Veneto è stata la prima Regione a credere in un concetto di salute basato sulla prevenzione, sul benessere sociale, sulla prossimità dei servizi. Purtroppo ho la sensazione che con il PDL n.23 si torni verso un concetto di Sanità vecchio, precedente all’introduzione del Servizio Socio Sanitario Nazionale con la legge 833/1978.

Un delitto se pensiamo che quella riforma è stata fatta da un ministro veneto, la castellana Tina Anselmi. Basterebbe questo per fermarsi a riflettere.

 

Però riconoscerai anche tu che è necessario sostenere dei cambiamenti.

Assolutamente, ma le parole d’ordine attorno a cui costruire un miglioramento nella Sanità si chiamano prevenzione, territorio, appropriatezza e umanizzazione delle cure. Concetti ampiamente descritti nel Piano Socio-Sanitario Regionale 2012-2016, ma qualcuno ha contezza degli obiettivi raggiunti? La riduzione dei posti letto ospedalieri doveva essere accompagnata dalla nascita degli ospedali di comunità, ma ne sono nati pochissimi e spesso non in grado di replicare il servizio che è venuto a mancare. Quanti veneti hanno avuto la fortuna di potersi recare in una Medicina di Gruppo Integrata? Mi risulta ne siano partite poche decine e in alcuni casi si siano anche già sciolte. Apriamo una riflessione sulle vaccinazioni e sui piani vaccinali? Inoltre, alcuni importanti risultati raggiunti in termini di prevenzione e qualità delle cure, sono stati possibili grazie alla collaborazione fra istituzioni e terzo settore, mondo dell’associazionismo e del volontariato. Indebolire questi rapporti può essere pericoloso. Una riforma degna di questo nome, che interessa in maniera significativa la dimensione e il funzionamento delle Ulss, non può fare a meno di interrogarsi sulla qualità dei servizi erogati. Fra l’altro quasi il 15% dei servizi viene garantiti dal privato convenzionato.

 

Sarà l’Azienda Zero a governare questo ambito?

Nel PDL n.23 non se ne parla, ma è un altro aspetto che andrebbe approfondito.

 

Insomma, per concludere, esprimi un giudizio totalmente negativo? Pensi che sia giusto fare le barricate contro questo progetto di legge?

Penso che la maggioranza in Regione stia sprecando una grande occasione, derivante dal risultato netto delle elezioni, concentrandosi sugli obiettivi sbagliati.

Premetto che ritengo sempre la Sanità Veneta una delle migliori in Italia grazie alla solidità dell’integrazione socio-sanitaria e alla professionalità dei medici e del personale sanitario.

La Sanità ha bisogno costantemente di cambiamenti. Cambiano gli stili di vita, i fattori di rischio, i farmaci e le terapie, le patologie.

Quello che mi chiedo è se questo Progetto di Legge vada nel senso di un rafforzamento dell’integrazione socio-sanitaria e di una valorizzazione delle professionalità o se vada in direzione contraria.

In molti faticano a capire la fretta della maggioranza e l’ambiguità del testo.

Alcuni punti vanno chiariti e prima ancora dobbiamo capire quale modello sanitario abbiamo in testa per i prossimi anni.

Chi crede che il futuro della sanità veneta debba essere orientato alla prevenzione e al potenziamento dei servizi territoriali non accetterà che il dibattito su questo tema si esaurisca con un maxiemendamento.

 


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