20 settembre 2021

Cronaca

Aviaria in Veneto, appello di Zanoni: “Evitare la diffusione del contagio”

Nuova allerta sanitaria nella nostra regione: torna l’incubo dell’influenza aviaria

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influenza aviaria

VENETO - “Dobbiamo scongiurare la diffusione di focolai di aviaria, visti i casi registrati anche in Veneto nelle scorse settimane. Invito perciò tutti e in particolare i volontari delle associazioni di tutela degli animali, qualora dovessero rinvenire volatili malati o morti, a maneggiarli con la massima attenzione, avere un’accorata igiene personale e consegnarli alle Asl, già allertate in merito, affinché possano analizzarli e verificare la presenza del virus anche tramite l’Istituto Zooprofilattico”. È l’appello che arriva dal consigliere regionale del Partito Democratico Andrea Zanoni, riprendendo le nuove misure diramate dal ministero della Sanità.

 

“Nei giorni scorsi, il Centro di referenza nazionale per l’influenza aviaria, ha comunicato che alcuni uccelli cacciati nelle lagune veneziane e nel Delta del Po sono risultati positivi a due sottotipi del virus, entrambi ad alta patogenicità HPAI: l’H5N8 e l’H5”. Da ottobre focolai in uccelli selvatici e domestici sono stati invece confermati in Olanda, Germania, Danimarca, Svezia, Belgio, Francia e Croazia, portando a misure di prevenzione sempre più stringenti. “Il Veneto è un’area particolarmente a rischio perché si trova in corrispondenza delle principali rotte migratorie stagionali dell’avifauna selvatica, soprattutto nell’area del Delta e del Garda; infatti la Regione ha vietato l’uso di richiami vivi nella caccia agli acquatici.

 

Lo scorso 26 novembre il ministero della Salute ha emanato un provvedimento in cui oltre ad alcuni divieti e restrizioni, come il ripopolamento di fagiani, starne e quaglie, si chiede elevare il sistema di ‘early warning’, segnalando alle autorità sanitarie competenti qualsiasi evento che possa indurre un sospetto di influenza aviaria e ampliando le attività di sorveglianza: in caso di ritrovamento di uccelli ammalati o morti, appartenenti a qualsiasi specie, anche di allevamento, occorre portarli alle Ulss competenti, perché devono essere effettuati i test per il virus dell’aviaria. Un altro aspetto richiamato dal ministero riguarda le misure di biosicurezza personali, rivolte ai cacciatori: cambio vestiario e calzature oltre all’accurata igiene personale al rientro dall’attività venatoria.

 

Ognuno faccia la propria parte e presti la massima attenzione al proprio comportamento - l’invito del consigliere democratico - Dobbiamo assolutamente evitare il rischio che l’infezione si diffonda, altrimenti potrebbero scattare misure tali da costringere all’abbattimento milioni di animali di allevamento e potrebbero contagiarsi anche dei cittadini venuti a contatto con gli animali infetti”.

 



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