21 ottobre 2020

Attacchi di panico: chi ha paura di avere paura?

Categoria: Scienze e tecnologie - Tags: attacchi di panico, psicologia

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Vittoria Canuto | commenti |

Attacchi di panico

 

“La lezione più importante che un uomo possa imparare nella vita non è che nel mondo esiste la paura, ma che dipende da noi trarne profitto e che ci è consentito tramutarla in coraggio.” R. Tagore

Si presenta in studio una giovane donna, magra e di media statura. Appena mi stringe la mano, avverto una certa determinazione di carattere che contrasta col suo sguardo dolce e profondo da cerbiatta. Appena le chiedo quale fosse il problema che la porta da me, la paziente, con gli occhi fissi e sbarrati, proferisce qualche parola ma subito l’ansia dovuta ai ricordi di quello che mi sta per raccontare la blocca, facendola sciogliere in un pianto sommesso. Emanuela soffre di attacchi di panico.

 

Cos’è un attacco di panico?
Se sentite il cuore scalpitare in petto come un cavallo imbizzarrito, se respirate a fatica come se qualcuno vi stesse stringendo le mani al collo, se vi sentite madidi di sudore, ma tremate dal freddo e se avete la sensazione di perdere il controllo della situazione senza che apparentemente ci sia una causa plausibile che v’incuta terrore … ecco, siete preda di un attacco di panico.


Emanuela, che per professione organizza escursioni per una famosa compagnia di navi da crociera, ha il primo attacco di panico durante un viaggio, mentre è in fila per lo sbarco. Sconvolta da quanto le sta succedendo, riesce ad allontanarsi dal gruppo e ad andare a sedersi in disparte, scoppiando in un pianto disperato.

Come può la paura trasformarsi in attacco di panico?
Preda di una paura, Emanuela cerca di tenere sotto controllo le sue emozioni, cercando di riportare in un range di normalità i suoi parametri fisiologici. Come una marionetta rotta con gli occhi rivolti verso l’interno ascolta il proprio battito cardiaco imponendosi di stare calma per farlo rallentare e allo stesso tempo si sforza di fare respiri profondi per evitare di agitarsi ulteriormente. Emanuela non sa che è proprio il tentato controllo razionale delle funzioni spontanee del suo organismo, ad alterarne la naturale espressione. E se il circolo vizioso tra la paura che altera i parametri fisiologici e i parametri fisiologici alterati che aumentano la paura non viene interrotto, si scatena l’attacco di panico.

Da questa prima esperienza emozionale, della quale la paziente dice “mi sembrava di essere posseduta da una forza oscura”, la sua vita non sarà più la stessa. Qualsiasi sia stata la causa a provocare la sua reazione psicofisiologica, infatti, Emanuela vive con la paura costante di avere un altro attacco e inizia a fare quello che spontaneamente viene da fare quando si ha paura di qualcosa o, come in questo caso, quando si ha paura di avere paura.


Quali sono le tentate soluzioni che intrappolano nella paura patologica?
Oltre al già citato tentativo di controllo delle proprie reazioni interne, Emanuela, nel timore di vivere nuovamente una situazione simile, inizia a mettere in atto un copione comportamentale che include l’evitamento delle situazioni associate all’attacco di panico e la costante richiesta d’aiuto da parte di amici o famigliari qualora le situazioni temute fossero inevitabile.


Emanuela inizia a evitare le lunghe file per l’imbarco e lo sbarco, non partecipa alle feste in nave perché gremite di gente e chiede ad un suo caro collega di restarle vicino durante le esercitazioni di salvataggio obbligatorie a cui tutto il personale è costretto a partecipare. Ed è proprio durante queste esercitazioni che si ripresentano gli attacchi di panico, con manifestazioni sempre più forti e sempre più duraturi. Tutto quello che Emanuela ha cercato di fare con l’obiettivo di proteggersi dagli attacchi di panico sembra proprio non funzionare. Evitare le situazioni, infatti, non fa che confermarne la pericolosità aumentando non solo la paura a una successiva esposizione, ma anche il senso di sfiducia nelle proprie capacità. Anche il bisogno di avere accanto qualcuno, se al momento sembra tranquillizzarla, in realtà le impedisce di confrontarsi con i suoi limiti e di conseguenza con la sua capacità di affrontare la paura. E la paura o si supera in prima persona o non si supera mai.

Vittima del panico, Emanuela giunge in terapia dopo un anno d’inutili lotte contro i suoi fantasmi.


Come vengono trattati gli attacchi di panico in terapia breve strategica?
Il caso di Emanuela è esemplificativo di quanto aldilà della causa scatenante, siano proprio i tentativi fatti per risolvere il problema, a mantenerlo e a peggiorarlo nel tempo. Il trattamento di migliaia di pazienti con attacchi di panico da parte del Prof. Giorgio Nardone e dei suoi affiliati presso il Centro di Terapia Strategica di Arezzo, ha permesso di osservare che di fronte a una paura invalidante le persone, adottano le stesse tentate soluzioni disfunzionali: il tentativo di controllo delle proprie reazioni, l’evitamento e la richiesta d’aiuto. I tentativi fatti per limitare la paura però la aumentano e possono esasperarla a tal punto da invalidare totalmente la vita di una persona che finisce per ritrovarsi intrappolandola tra le mura domestiche e a essere condannata a muoversi solo se scortata da qualcuno di fidato. Con la terapia breve strategica, guarire in tempi rapidi è possibile. Attraverso l’uso di comprovata efficacia di un protocollo specifico di trattamento, il terapeuta guida il paziente a interrompere le tentate soluzioni disfunzionali e a fare delle esperienze emozionali che correggono il suo modo di reagire alla realtà cambiandone conseguentemente la sua percezione. Mediante lo svolgimento di specifiche prescrizioni, i pazienti iniziano gradualmente a guardare in facce i fantasmi delle loro paure così che, mentre la paura evitata diventa panico, la paura, affrontata tante volte, si trasforma in coraggio.


Alla seconda seduta Emanuela riferisce di aver ridotto da dieci a due il numero dei suoi attacchi di panico settimanali. Gradualmente ha iniziato a esporsi alle situazioni ritenute pericolose fino ad arrivare, alla decima seduta, a dire di essere tornata felicemente alla vita di sempre, arricchita della fiducia in sé stessa e nelle sue capacità per essere riuscita a superare la paura in prima persona.

Come scrisse Sri Yukteswar “guarda la paura in faccia e questa cesserà di turbarti”.



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