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25 aprile 2024

Treviso

Assistenza domiciliare in difficoltà, Cgil: “Mancano medici e infermieri per curare 25mila trevigiani”

Barbiero dello Spi Cgil Treviso lancia un appello alla Regione: "Situazione preoccupante, mancano 9 medici e 14 infermieri"

| Isabella Loschi |

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assistenza domiciliare

TREVISO - “La mancanza di personale, medici e infermieri e l’inattuata programmazione stanno ricadendo sulla qualità e continuità del servizio di assistenza domiciliare con possibili gravi conseguenze sulla salute delle persone e successivamente sul nostro sistema sanitario” . Sono oltre 25mila i trevigiani che vengono seguiti a casa per cure di base o palliative.

A lanciare l’allarme sulla situazione sempre più preoccupante dell’assistenza domiciliare integrata è il sindacato Spi Cgil Treviso. “Nel 2019 si registrava già una carenza di personale dedicato all’assistenza domiciliare integrata, ovvero quel servizio di cure primarie e palliative svolto da medici e infermieri direttamente a domicilio” - spiega il segretario generale Spi Cgil Paolino Barbiero.

"Il dato vede una crescita esponenziale di persone, in particolare over 65enni, che necessitano di cure domiciliari, anche alla luce delle liste d’attesa per entrare in casa di riposo dovute alla scarsità di impegnative. Sono più di 25mila gli assistiti e si riscontra la carenza di 7 medici di cure palliative nel distretto Treviso nord-sud, uno in quello Asolo-Montebelluna, uno in quello di Pieve di Soligo, complessivamente 9 medici mancano all’appello. A questi si aggiunge l’assenza di 14 infermieri. Inoltre, sottolinea Paolino Barbiero – non si sono ancora visti i tanto promessi 18 infermieri di famiglia”. “La condizione della qualità del servizio sta peggiorando a causa dell’emergenza sanitaria – spiega Barbiero –, conseguentemente alla decisione dell’Ulss2 di dirottare il personale medico e infermieristico dedicato all’Adi ai Covid-point e all’Usca (Unità Speciale Cure Assistenziali) per effettuare i tamponi”.

“Un arretramento sul versante della risposta ai bisogni delle fasce più fragili – conclude Barbiero – che se si trascinerà ulteriormente porterà con se gravissime conseguenze per la salute di queste persone, nonché del sistema sanitario tutto. Infatti, se non si interviene subito in termini di personale, organizzazione e programmazione, tutte le persone che oggi soffrono di cronicità inabilitanti ma gestibili tra le mura domestiche si riverseranno ben presto nei reparti dei nostri ospedali”.

Il sindacato rivolge un appello alla Regione affinché “a programmazione definita con le varie delibere non resti “lettera morta” e gli interventi organizzativi con i relativi investimenti finanziati del Governo vengono attuati nei tempi più rapidi possibili”.

 


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