28 febbraio 2021

Nord-Est

Assessore veneto canta "Faccetta nera", piovono le richieste di dimissioni

Dopo le critiche del centrosinistra, quelle del Movimento 5Stelle, +Europa e Rete degli Studenti Medi

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elena donazza faccetta nera

VENETO - L’assessore regionale Elena Donazzan è al centro delle polemiche per aver intonato "Faccetta nera" durante il programma radiofonico "La Zanzara". Dal centrosinistra – attraverso le forze politiche di “Articolo Uno” e “Il Veneto che vogliamo” - sono arrivate richieste di dimissioni. Nelle scorse ore si sono aggiunte le richieste di alcuni parlamentari e senatori del Movimento 5 Stelle e della Rete degli Studenti Medi del Veneto.

 

“Deploriamo e condanniamo nettamente i comportamenti e le affermazioni dell’assessora Elena Donazzan, e invitiamo il presidente della Regione Veneto a ben considerare l’opportunità di far rappresentare il Veneto dalla signora, che dovrebbe occuparsi di scuola, formazione e pari opportunità”, affermano in una nota congiunta i pentastellati Orietta Vanin, Francesca Businarolo, Barbara Guidolin, Arianna Spessotto, Gianni Girotto e Raphael Raduzzi.

 

Le critiche sono arrivate anche da Anna Lisa Nalin e Corrado Cortese di +Europa: “Donazzan non dovrebbe stare nelle istituzioni, ma ci sta con cariche importanti da decenni. Magari grazie alla sua effervescente propensione canora potrebbe, ora, prendersi una pausa e, così facendo, far prendere una pausa alla nostra Regione. +Europa Veneto ribadisce che chi rappresenta le istituzioni non può permettersi di giocare né con il proprio ruolo né con messaggi che richiamano e “cantano” il fascismo e un periodo drammatico per la storia del nostro paese”.

 

Il commento di Zaia non si è fatto attendere: "L'assessore si deve quantomeno scusare. Conosco la sua sensibilità". Pur volendo circoscrivere l'episodio ad un contesto di satira, Zaia ha comunque ammesso che Faccetta nera "riprende un periodo buio" e che "è inevitabile che in molte persone sia stata urtata la sensibilità". Donazzan ha infine presentato le proprie scuse, parlando anche di un periodo "da consegnare definitivamente alla storia per ottenere una reale ed effettiva pacificazione nazionale, assicurando dignità di memoria a tutti coloro che hanno sacrificato la propria vita durante la guerra civile tra il 1943 ed il 1945".

 


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